I social e i fatti tuoi, che interessano fino a un certo punto

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Miei cari,

ieri, mentre vagavo sul social network blu in un momento di stipsi profonda, come spesso accade (perdonatemi il francesismo ma sappiamo tutti che è vero, specie chi come me ha oggettive difficoltà in questo senso), mi sono imbattuta nel post di una specie di collega che mi ha lasciato un po’ perplessa.

Il collega, brav’uomo, come me si occupa di comunicazione, anche ad un buon livello – non come me – e per questa motivazione, utilizza i suoi canali social anche come strumento lavorativo, come spesso fa chi con questo settore prova a pagare le bollette e l’affitto di casa. Ebbene, tra un post dell’evento tal dei tali, del libro di Vattelapesca e quant’altro, questo ci ha infilato in modo pedestre anche un post riguardo alla fine della sua relazione amorosa, in cui decantava le gioie dell’essere single e del poter fare tutto ciò che si desidera senza dover rendere conto a nessuno.

Ora, la mia domanda è stata: ma a me che – come tanti – lo leggo per motivi prettamente lavorativi…che interessa di cosa fa nel privato? Se è single, fidanzato, ha la comare?

E’ qualcosa che dico anche a me stessa: sui social molti mi seguono per il mio lavoro, quindi magari vogliono essere aggiornati su una situazione/evento/qualcosa di cui mi sto occupando in un determinato frangente, quindi con gran probabilità sono scarsamente interessati ai lati più intimi e personali della mia vita.

Credo che in molti non abbiano pienamente compreso il potenziale dei social network e soprattutto, quello che conviene condividere o meno, in particolar modo se si tratta di chi li utilizza anche come una sorta di portfolio virtuale o comunque anche a scopo lavorativo. In soldoni: se uno vi segue perché postate musica trash d’antan e gli piace un determinato contenuto, non è detto che sia anche interessato alle vostre peripezie sentimentali o a cosa avete mangiato a pranzo, a meno che non siate anche food blogger.

Questo senza pensare che fotografie postate, magari poi cancellate, elucubrazioni varie o giuramenti d’amore eterno, spesso sono buone a scatenare solo voyeurismo da mero inciucio. Senza contare che poi, quando queste love stories o i periodi depressivi finiscono perché si sono scoperte le gioie del Lambrusco, tutto questo può rimanere a imperitura memoria e mercé di chiunque, scatenando forse solo ilarità se non mestizia.

Sull’amore, io vorrei aggiungere anche una cosa: forse io frequento e conosco solo brutta gente ma se potessi avere 1 euro per ogni volta che ho letto post d’ammore imperituro, foto poetiche corredate da citazioni di Kant e Alda Merini ad opera di gente fidanzata-sposata – in procinto di nozze che poi, appena voltato l’angolo, si buttava a provarci anche con i bidoni dell’umido, al momento sarei ricchissima. Questo perché lo sapete, l’amore non si dimostra in rete ma nella vita vera e su questo non ci piove.

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5 modi per affrontare bene il lunedì

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Miei cari,

è lunedì e lo sappiamo, siamo tutti avviliti. Ma non temete, ho stilato questa piccola classifica con cui io affronto – o almeno ci provo – con positività tutte le mie settimane, anche se piove o sono depressa. Devo dire che il più delle volte funziona, per cui eccomi qui a condividerla con voi.

1 – Iniziare con gusto. Iniziate la giornata con una cosa che vi piace, concedetevi una piccola briochina a colazione ad esempio oppure i vostri biscotti preferiti. Anche se siete a dieta, cercate comunque di mangiare una cosa che vi fa gola, vi aiuterà a iniziare col passo giusto la giornata.

2 – Un po’ di musica. Mi piace sempre prepararmi (lavarmi, truccarmi, vestirmi) ascoltando un po’ di musica o la radio e il lunedì metto sempre su una playlist con le mie canzoni preferite o uno dei dischi che amo di più e la giornata poi quasi sempre mi sorride.

3 – Motivazione. Cercate una motivazione, anche piccola, per svoltare in chiave positiva la giornata. Potete cercare una motivazione nello stabilire un traguardo anche piccolo giorno per giorno (ma anche semplicemente l’arrivare incolumi a fine giornata per bere una birra), poco importa, quel che conta è lo spirito con cui si affronta la giornata e soprattutto, il cercare di non farsi abbattere.

4 – Un po’ di tempo (per se stessi). All’interno della giornata, ricavate sempre un po’ di tempo per voi, che sia per andare un’oretta in palestra oppure per fare una breve passeggiata o leggere qualche pagina di un libro. Aiuta a ricaricarsi e riduce lo stress.

5 – Una buona azione. Ne andrebbe fatta una al giorno ma comunque è una buona abitudine iniziare la settimana con una buona azione: farà girare il vostro karma e vi farà sentire migliore, senza contare che spesso fare un bel gesto è gratis!

 

 

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Chi ha paura della felicità?

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Qualche giorno fa mia sorella, chiacchierando credo con mio cugino, ha detto una frase che mi è rimasta impressa e che proverò a riportarvi:

“A volte, anche se siamo felici, è come se inconsciamente facessimo qualcosa per distruggere tutto, non perché non vogliamo esserlo ma perché crediamo di non meritare questa felicità”

Ebbene, mi ha colpito perché pensandoci, credo abbia veramente ragione. Non so dove l’abbia letta e ovviamente, non credo che valga per tutti – fortunatamente – ma per noi un po’ maniaco-depressi, quelli per cui lo spleen è uno stile di vita… beh, per noi probabilmente vale, perché siamo i migliori sabotatori di noi stessi. O forse perché ci piace troppo lamentarci?

Fateci caso: quando le cose sembrano andarci abbastanza bene, quindi abbiamo trovato un lavoro, magari una persona che ci vuole bene oppure un minimo di stabilità, talvolta facciamo di tutto per distruggere quello che abbiamo creato e ritrovarci come al solito nei guai o comunque, in una situazione scomoda. Ovviamente non lo facciamo in modo veramente conscio, o meglio, ce ne rendiamo conto fino ad un certo punto, eppure succede.

Ma perché non ci meritiamo di essere felici? Pensiamo davvero questo? Perché non possiamo essere come tutti e goderci semplicemente l’attimo, sperando ovviamente che duri, senza fare dietrologie e pensare che proprio no, non siamo fatti per essere felici? Che poi, non è vero. Tutti abbiamo diritto alla felicità, certo, a meno che non siate pluriomicidi, disgraziati senza rimedio ma questi sono casi estremi. Tendenzialmente, tutti i nostri cuoricini dovrebbero avere il proprio posto al sole.

Allora, una volta tanto, prima di rovinare tutto, di autosabotarci, rimaniamo qualche minuto a riflettere, a pensare. Quella scenata è necessaria? Pensare che tutto tanto andrà male comunque a chi è utile? Cambierà veramente il corso degli eventi o attirerà solo eventuali altre sfighe?

No, vero?

Io, voi, noi tutti possiamo e dobbiamo essere felici. Ricordiamolo sempre.

 

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Ricomincio da ottobre

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… ma non esageriamo!

Finalmente sono TORNATA!

Erano giorni che volevo scrivere un post ma poi mi sono detta, siccome mi piacciono gli inizi, di principiare a ottobre, così da dare una sferzata di energia a questo inizio del mese, visto e considerato che ce ne è sempre bisogno.

Come sono andate le vostre vacanze?

E la ripresa?

Vi dico subito che l’autunno, che apprezzo solo per i colori e le zucche, oltre che ovviamente per Halloween, mi ha portato diverse novità, sia in campo lavorativo che personale. Ci sono novità in ballo al livello lavorativo, di cui poi vi parlerò approfonditamente, per ora posso dirvi solo che sto cercando di cambiare lavoro o meglio, settore nel ramo della comunicazione… e speriamo bene, ovviamente.

La mia piccola bimba si appresta a compiere tre anni (a Novembre, come lo zio Pier) ed ha iniziato ad andare a scuola materna ed è molto felice, perché non le sembra vero di poter giocare con tanti suoi simili, essendo abituata praticamente a stare con gli adulti.

Insomma, queste sono le motivazioni principali per cui sono stata lontana dal blog ma questo posto mi mancava e quindi sapevo che sarebbe stata solo questione di tempo e poi, come dico sempre io, il tempo si trova… (quasi) per tutto.

E voi? Aggiornatemi!

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Out of my mind (just for a few)

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Miei cari,

ero appena tornata e già parto per un po’, vado a cercare di ricaricarmi un minimo in vista delle nuove sfide che spero mi attenderanno per settembre.

E’ strano, a volte speri di trovare una stabilità per anni e poi, quando sei quasi in procinto di riuscirci, capisci che forse tutta questa storia dello essere stabili è sopravvalutata o comunque, non è detto che si addica a tutte le stagioni della nostra vita.

Detto questo, vi bacio, vi saluto e auguro a chi è in vacanza di rilassarsi ma soprattutto, a chi è ancora qui per lavorare, di cercare di ritagliarvi qualche momento tutto per voi!

Ci vediamo presto!

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Dopo tempo, torno a scrivere

… e lo faccio perché sono un po’ giù, anche se, come dico sempre io (e dicono sempre i Ministri), poi passerà. E perché il mio scrittore preferito mi ha spronata a farlo e chi sono io per oppormi a questo?

Ecco la primissima parte, che dedico ai miei amici Pier , Peppe, Giorgia e naturalmente, a Massimiliano.

Aspetta, com’era l’accordo?” bisbigliò tra se’ Serena, tirando su col naso, anche se non era il massimo dell’eleganza, se ne rendeva conto. Era seduta sul pavimento, gambe incrociate e con la sua vecchia chitarra acustica imbracciata a mo’ di chanteuse o almeno, quella era l’impressione che desiderava dare, nonostante si trovasse da sola in casa, o quasi. “La, si minore e Re se non mi sbaglio” strimpellò qualche corda, lentamente, con lo strumento udibilmente non accordato. “Che vita di merda, che lavoro di merda, che ufficio di merda” pensò poi, citando l’Ispettore Coliandro (nella versione televisiva, rigorosamente) socchiudendo gli occhi scuri. Aveva le palpebre gonfie, come quando si è pianto a lungo. Le guance un po’ scavate, erano sporche di mascara e matita nera, colato via assieme alle lacrime e che le conferiva un aspetto da ragazzina dark dei primi anni duemila, nonostante avesse già trent’anni. In realtà, anche se aveva l’aria stanca e i capelli un po’ arruffati e crespi, di un biondo dorato, che sulla sommità del capo prendevano una strana forma, quasi come una specie di aureola.

Si può essere più stupidi?” non riusciva a non pensare a quanto successo 24 ore prima. E a quello che diceva Oscar Wilde sulle lezioni che ti da la vita, che le impariamo solo quando non ci servono più. Sospirò, pensando che sarebbe dovuta andare dal parrucchiere o almeno sciacquarsi il viso, perché non si può essere depressi e brutti allo stesso tempo, è veramente la morte civile. Strimpellò svogliatamente ancora un paio di note; altro che trent’anni, certe cose sono praticamente sempre uguali a tutte le età e siccome lei suonava la chitarra da quando aveva 15 anni e a volte sentiva di avere le medesime paturnie, in quel preciso momento sembrava essere tornata la teenager di più di un lustro prima, quella che andava al Liceo Genovesi e che non amava per niente il greco antico. Mentre si dedicava a queste elucubrazioni mentali, fu distratta dal trillare del suo cellulare. Spostò con delicatezza la chitarra, che poggiò sul parquet e si alzò in piedi con uno slancio rapido. Recuperò il cellulare, anzi lo smartphone, da una mensola e dette un’occhiata: era una nota audio del suo amico Pier, che la fece istintivamente sorridere. Se nella famosa vita di cui sopra, gli amici veri si contano sulle dita di una mano, sicuramente lui era uno di questi. Premette play sulla nota vocale che lui le aveva appena inviato. “Ma questo è impazzito?!” la voce della registrazione era leggermente gracchiante, forse Pier era per strada “Non ho capito… uno si frequenta, poi dall’oggi al domani sparisce per ventiquattro ore con la scusa di… mettere ordine tra i suoi pensieri? Ma che è, il cassetto delle mutande?!” . La voce di Pier era stranamente concitata, eppure era una persona sempre tranquilla e razionale, anzi, Serena amava definirlo la sua “ancora” nel mondo reale. Anche se le dava un fastidio tremendo quando un collega di Cattaneo&Zanetto la prendeva in giro, dicendole che viveva in un un mondo tutto suo, sapeva che sotto-sotto, aveva ragione. Semplicemente perché forse, tutti viviamo in un mondo tutto nostro, in qualcosa che ci costruiamo per difenderci dalle aggressioni estere, in una specie di rifugio a tutto il male con cui veniamo in contatto ogni giorno.

Sospirò, poggiando di nuovo il telefono sul tavolo: avrebbe risposto dopo. Nel muoversi, vide il suo riflesso nella specchiera che campeggiava nel suo salotto, una di quelle moderne, presa di IKEA, che le serviva tendenzialmente per vedere come si era conciata prima di uscire di casa oppure per scattarsi qualche selfie, sempre per il discorso dei teenager di cui sopra.

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Vorrei lasciare fluire il tempo (e andare al mare)

Mi è bastato guardarmi da fuori per capire che la timidezza non porta nulla, quasi come non fosse una qualità come pensavo. Alla fine non c’è nulla da nascondere agli altri, nulla di alieno,  per cui essere giudicati.   — dal blog http://pier-ef-fect.blogspot.com

Zen stones row from large to small  in water with blue sky and peaceful landscape background.

Ho letto questa frase sul blog di Pier, che come tutti sapete è tra i miei amici più cari, dentro e fuori dal web. A lui racconto tutto, mi capisce e allo stesso tempo mi fa ragionare, sarà che è uno scorpione come mia figlia e gli scorpioni sono intelligenti, hanno una marcia in più. Questa frase mi ha fatto riflettere moltissimo.

Sono molto timida anche se non lo do a vedere e tanto, forse troppo insicura. A causa di questo, penso troppo alle mie azioni, ai miei gesti, a come devo mostrarmi agli altri e creo di me un’immagine filtrata, forse migliore, chi lo sa ma certo poco simile alla vera me. Ammetto di perdermi a volte nel creare strategie comportamentali, soprattutto nel passato, per darmi un tono, per sembrare più intelligente e migliore.

Ma migliore di chi, poi? 

Non è meglio forse parlare apertamente? Non fare troppe strategie ma vivere le cose come vengono, nel bene o nel male? Non tutto si può pianificare, non si può decidere a tavolino come comportarsi o almeno, non è sempre questa la modalità giusta di comportarsi. A volte bisogna soltanto seguire il flusso, la corrente, come dicono nelle canzoni e vedere che cosa succederà, senza aspettarsi troppo o troppo poco e come dice sempre un altro mio caro amico, senza paranoia o farsi film (magari horror).

E’ un periodo per me di transizione e per questo motivo, spesso mi sento giù. So che non serve a molto, perché deprimersi è deleterio però a volte non riesco a farci molto, non riesco a combatterlo. Così l’altro giorno un mio collega, che è più giovane ma comunque più saggio di me e che mi vuole bene, mi ha poggiato le spalle e guardandomi mi ha detto che sono una persona intelligente oltre che bella, ho un  buon lavoro che faccio bene e  una bella figlia, posso quindi permettermi di dare alla mia vita la direzione che voglio e di chiedere quello che desidero senza timore.

Ed è questo un consiglio che voglio dare a tutti: non vi preoccupate troppo, se volete fare una cosa, semplicemente fatela. Senza timore che le cose non vadano bene, perché come dicono i Ministri, “tanto vale provarci comunque”.

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