La vita, gli assorbenti ed io

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Miei cari,

poiché su questo blog si parla di tutto ma veramente di tutto, compreso le cose di cui nessuno parla, oggi torno a parlarvi di assorbenti perché ammettiamolo, questo tipo di post è molto più utile di tanti altri!

Ad ogni modo, tornerò sull’argomento Lines perché ho avuto modo di provare tutti i nuovi prodotti della gamma e così volevo condividere con voi la mia esperienza. Probabilmente li avrete già notati nei negozi, sono quelli che recano il logo del loro 25esimo anniversario, perché proprio per questa occasione l’azienda ha deciso di rinnovare i propri assorbenti per renderli sempre più performanti.

In sostanza, Lines ha cercato di mantenere le storiche caratteristiche dei Seta Ultra conferendo loro però diversi tocchi innovativi, riuscendo effettivamente a migliorarli di parecchio. Tra le novità segnalate bisogna citare innanzitutto il nuovo design, con una forma anatomica molto comfortevole, dotato di barriere protettive pensate proprio per dare alle donne più tranquillità durante il movimento. Anche le famose ali a farfalla sono diventate più grandi e protettive, con una maggiore aderenza agli slip. Il filtrante è rimasto quello a ricamo che però, grazie ai nuovi fori a imbuto, fa sì che il flusso penetri velocemente in modo da restituire una sensazione di asciutto e pulizia.

Sapete che con queste cose tendenzialmente sono scettica, però qui ho potuto constatare le reali migliorie del prodotto e quindi col cuore faccio i complimenti a Lines, che ha reinventato la sua linea incrementandone le qualità senza però per questo alzare smodatamente i prezzi.

Acquisto assorbenti Lines da sempre, quindi per me fare un paragone è stato molto semplice e ho cercato di testare un po’ tutti i formati di assorbenti in diversi momenti cruciali, come andare a fare sport o decidere di indossare dei pantaloni bianchi, cosa che col ciclo spesso è proibitiva. Ebbene, come non mi accadeva se non con gli assorbentazzi della nonna, quelli spessi 5cm, sono riuscita per la prima volta a non sporcarmi (mai, nemmeno il secondo giorno,durante la notte), stando comunque comoda, perché lo spessore dei Lines è rimasto invariato, dunque non crea il fastidioso “effetto pannolone” e non si nota neppure sotto i leggings. La sensazione di asciutto era effettivamente maggiore rispetto al solito ed ho notato anche un certo effetto traspirante, infatti non ho avuto alcun problema, mentre in passato mi è successo di provare fastidio, proprio come se la pelle non riuscisse a respirare. Insomma, provateli perché ne vale la pena, non ve ne pentirete.

Tra l’altro, con questa edizione per l’anniversario, Lines con la campagna Lines Loves Me ha aiutato il progetto Pink is Good della Fondazione Veronesi, volto alla prevenzione del tumore al seno, oltre a promuovere in generale il benessere delle donne. Fino al 18 dicembre, infatti, acquistando un prodotto a marchio Lines (e conservando lo scontrino fiscale), col codice che si trova all’interno si può partecipare ad un concorso con ricchi premi, tra cui un corso di yoga, uno chef a domicilio ma anche un checkup senologico (per tutte le informazioni, date un’occhio al sito ufficiale www.lines.it).  Non male, eh?

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Economia, figli e genitori

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Miei cari,

oggi post un po’ veloce per parlarvi di un argomento su cui mi piacerebbe intavolare con voi una discussione, visto che di solito mi *piace sempre quello che viene fuori dopo che ho trattato un argomento qui sul blog.

Stavo chiacchierando con un amico di vecchia data (non facciamo nomi, solo cognomi! In realtà lui è stato avvisato di questo post quindi tutto ok) il quale, dopo un lungo periodo fuori, è stato trasferito nuovamente a Napoli, la sua (nostra) città. Lui è felice di essere tornato non solo perché si riavvicina a famiglia ed amici ma anche perché così può dare un aiuto economico alla madre che si trova in un momento di difficoltà. A sentire questo, un’altra amica che era con noi al bar ha subito detto che era ingiusto aiutare economicamente i propri genitori e che quando si continua a vivere in casa anche se si ha un ingresso/stipendio fisso, è bene serbarlo per se e non per le spese domestiche.

Ebbene, da qui il quesito: Secondo voi, se si ha un lavoro e si vive con i genitori, è giusto contribuire alle spese domestiche o è più giusto che siano sempre i nostri genitori ad occuparsi delle nostre esigenze?

Vi dico la mia: Penso che se la nostra famiglia è in difficoltà, è più che giusto dare una mano, tenendo sempre conto delle proprie possibilità. Se invece c’è una situazione di normalità, ritengo che comunque dare un aiuto anche se piccolo (pagare una bolletta ogni tanto, fare la spesa, oltre naturalmente a provvedere a noi stessi per quelli che sono i nostri acquisti personali.

E’ vero che spesso si lavora, anche in modo fisso ma non si hanno a disposizione budbget molto alti, perciò risulta difficile magari poter pagare un affitto et similia, però potendo non penso sia sbagliato dare un aiuto in casa. Pensate che anni fa, anche quando i nostri genitori erano giovani, soprattutto qui al Sud, quando si iniziava a lavorare i soldi si portavano in casa, spesso si davano alla mamma, proprio per aiutarla nella gestione domestica.

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Mamma che lavora

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Però ce la posso fare… vero?!

Post dedicato a tute le mamme che lavorano e non hanno molto aiuto a casa, la mia compresa. Oggi  mentre tornavo a casa e pensavo a mia figlia, ho pensato a quante volte l’ho aspettata con ansia, perché volevo che stesse con me e che mi portasse un pensierino, non capendo minimamente quanto potesse essere stanca o provata. Ci ho messo qualche anno ma poi l’ho capito.

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La festa di Santa Maria Francesca a Napoli

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Passeggiando per via Toledo, cuore pulsante dello struscio del centro di Napoli, non ci si fa quasi caso, sarà perché è un comune cartello marrone un po’ ammaccato, di quelli per le indicazioni turistiche, come ce ne sono tanti. Eppure, se lo si nota ma soprattutto, se si segue la via che indica, si può scoprire uno degli aspetti più particolari e carichi di spiritualità della città, di quelli che si trovano soltanto nel capoluogo partenopeo. Il santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe è uno dei luoghi di culto tra i più caratteristici della città, cui è legata una devozione che affonda le proprie radici nel Settecento. La religiosa è oggetto di culto da parte delle donne sterili o in gravidanza, che da sempre si rivolgono a lei per ottenere la grazia di avere un figlio.

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LA STORIA DELLA SANTA  Maria Francesca, al secolo Anna Maria Rosa Gallo, nacque all’inizio del Settecento a Napoli, proprio nei Quartieri Spagnoli. Sin da piccola manifestò una fortissima fede, grazie anche agli insegnamenti della madre, donna molto religiosa. La sua grande devozione le consentiva di sopportare con pazienza i maltrattamenti del padre, uomo molto violento e delle sorelle. Anna Maria aveva scelto di offrire le sue sofferenze a Dio per la salvezza delle anime. Ben presto la sua bontà e mitezza d’animo divennero molto note tra gli abitanti dei Quartieri, che la soprannominarono “La Santarella”. Sembra addirittura che già dall’infanzia, ben due frati alcantarini, successivamente canonizzati, ne predissero la santità. Nonostante avesse espresso la volontà di farsi suora già a sedici anni, non fu facile per Anna Maria vincere la resistenza del padre, che aveva progettato per lei il matrimonio. Infine però la giovane riuscì nel suo intento e prese i voti col nome di Maria Francesca delle Cinque Piaghe, in onore alla sua devozione alla Passione di Cristo, alla Madonna e a San Francesco. Maria Francesca ricevette le stimmate e si diceva che ogni Quaresima avvertisse i dolori della Passione; inoltre, pare avesse anche riconosciute doti profetiche, tanto che molti sacerdoti e persone di fede erano soliti consigliarsi con lei. Morì nel 1791, venne canonizzata nel 1867 da Papa Pio IX ed è la prima Vergine Santa di Napoli.

PATRONA DI NAPOLI  La chiesa è situata in un vicoletto dei celebri Quartieri Spagnoli, uno di quelli stretti e un po’ bui, dove a tratti sembra quasi di essere inghiottiti nel ventre di Napoli. Riconoscerla non è difficile ma non è merito di un’insegna più visibile ma della folla di donne di ogni età, spesso accompagnate da bambini, che si accalca dinnanzi ad essa. Nello stesso edificio dov’è situata la chiesa, c’è anche quella che fu la casa della Santa, oggi trasformata in santuario, che è visitabile soltanto il 6 di ogni mese, a memoria del giorno in cui Maria Francesca morì. In questo giorno ci sono talmente tante persone che si fa quasi fatica ad entrare in chiesa e ad accedere all’angusta scala che conduce al suo appartamento-santuario. Il culto per la “Santarella” a Napoli è fortissimo: molti non lo sanno ma è con San Gennaro tra i patroni della città e in particolare, proprio dei Quartieri.

LA DEVOZIONE – Capire e soprattutto spiegare questa devozione non è facile, come forse non lo è mai in questi casi. Probabilmente, è tutto da ricondursi al fatto che Maria Francesca avesse un diretto contatto con Dio, il che la rende la perfetta intermediaria per una grazia così importante come quella d’aver un figlio. In cima alla scalinata, davanti alla porta della casa, c‘è una madre che allatta la sua bambina, che si chiama Maria Francesca, naturalmente in onore della Santa. Una scena che racchiude tutto il sentimento, l’enorme fede che le persone ripongono in lei, un’immagine che vale più di mille parole. Entrando nel santuario se ne ha un’ulteriore riprova: ci si trova davanti a una parete letteralmente tappezzata di fiocchi rosa e azzurri, ex voto che vengono non solo da Napoli ma da tutto il mondo, perché il potere della Santarella non conosce confini geografici.

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IL RITO DELLA SEDIA – Uno dei motivi per cui si visita questo santuario è per sedersi sulla sedia di Maria Francesca, dove si diceva si sedesse per riposare un po’ quando avvertiva i dolori della Passione di Cristo. Chi desidera avere un figlio o pregare affinché la propria gravidanza vada bene,si accomoda sulla sedia recitando una preghiera, mentre una suora passa la reliquia della Santa sul ventre di chi chiede. Ma come sempre accade in queste cose, questo piccolo rito da solo non basta perché bisogna avere fede, senza esitare neanche un momento. “Anche se il figlio non arriva, non bisogna disperare” si sente la voce del prete, che dal piano inferiore, in chiesa, sta recitando l’omelia “il Signore agisce in tantissimi modi. Se il figlio non arriva ma si ha sempre vicino un compagno che ci ama, si è ricevuta una grazia altrettanto grande, quella dell’amore”.

Articolo originariamente apparso sulla rivista online you-ng.it

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Ottobre, Autunno e tanti saluti

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E finalmente, ecco il mio primo post di ottobre!

Allora, sarò sincera: nonostante io ami i colori autunnali, personalmente di questa stagione amo solo Hallowe’en perché il resto è veramente noia. Qui al Sud inizia a fare veramente freddo solo verso dicembre-gennaio, quindi prima non è che ci si infagotta più di tanto in morbidi pullover alla Instagram e Pinterest e figuriamoci mettersi i berretti in lana, tra l’altro io ho la cute grassa e la tendenza a sudare in testa – che cosa brutta, lo so- perciò questi berrettini me li metto solo a gennaio e febbraio e poi devo accantonarli per non sembrare pettinata con la famosa leccata di mucca.

E poi, vogliamo parlare della caduta dei capelli?! Mi manda terribilmente in paranoia, come forse chi mi legge da tempo ricorderà, perché mi prende proprio male, mi sento come se stessi diventando calva e mi faccio un quantitativo di paranoie incredibili, roba che nella mia mente bacata è superata esclusivamente dal terrore per le blatte. E poi le giornate si accorciano, il tempo diventa piovoso e io che sono tendenzialmente metereopatica mi deprimo ancora di più. E vogliamo ricordarci anche che dal fruttivendolo si trovano solo cavoli e derivati come verdure di stagione?!

Insomma, per me si salva solo Hallowe’en e i relativi preparativi, perché a casa mia è una festa molto sentita, al pari di Natale e Pasqua praticamente, infatti non vedo l’ora di realizzare qualcosa di particolare anche quest’anno ma naturalmente, vi terrò aggiornati coi miei tutorial trashioni. Vi anticipo già da che cosa vorrei mascherarmi quest’anno:

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E voi? vi piace l’autunno?

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Cucina con Rory: lenticchie tandoori

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Miei cari,

oggi iniziamo la settimana con gusto – o almeno ci proviamo – perché finalmente torno con la rubrica Cucina con Rory e vi propongo uno dei miei cavalli di battaglia, ovvero la ricetta delle lenticchie tandoori! Se anche voi odiate le lenticchie, questa è la ricetta che fa per voi!

Si, perché dovete sapere che io detesto le lenticchie ma mi forzo a mangiarle soprattutto in periodo come l’autunno e la primavera perché, essendo ricche di ferro, danno una mano ai miei poveri capelli a rinforzarsi un minimo. Motivo per cui, mi sono inventata questa semplicissima pseudo zuppa di lenticchie con spezie tandoori, facile da preparare, buonissima e anche vegana, il che non fa mai male.

Ingredienti (per circa 4 persone)

400 gr di lenticchie

3 cucchiai di spezie tandoori Masala (qui se non le avete mai viste in negozio)

1 cucchiaio di curcuma

1 cucchiaino di pepe di cayenna (facoltativo e sostituibile con peperoncino o pepe come preferite)

sale, olio qb

foglie di basilico per guarnire (facoltative)

Preparazione

  1. In una pentola dal bordo medio, mettete le lenticchie in abbondante acqua e mettetele sul fuoco non alto. Dall’ebollizione, ci metteranno circa 25 minuti a cuocere, tempo in cui potete fare ciò che più vi aggrada visto che fanno tutto da sole, considerando che ci vuole giusto una rimestata una volta ogni tanto.
  2. Quando staranno bollendo, aggiungete un po’ di sale a piacere e il cucchiaio di curcuma e mischiate bene. Quando invece saranno pronte, subito dopo aver spento il fuoco aggiungete le spezie tandoori e anche stavolta, mischiate bene.
  3. Al momento di servire, aggiungete un filo di olio a crudo se volete e qualche fogliolina di basilico se vi piace. Facile, semplice, healthy e light!

Buon appetito!

ps: le lenticchie così preparate sono molto buone anche fredde e si conservano in frigo per due giorni.

 

 

 

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La sottoscritta, i pagamenti e MySi

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Avete presente quelli che nei negozi pagano avvicinando soltanto lo smartphone? Si? Ecco, anche io. E li invidio tantissimo. O meglio, li invidiavo. Credevo che i pagamenti tramite cellulare fossero complicati, che avrei dovuto fare chissà che collegamenti con le mie carte, che avrei dovuto ricordarmi sempre il pin, io che non mi ricordo nemmeno la mia data di nascita (!)… e invece, mi sbagliavo.

Da quando sono venuta a conoscenza della app MySi di CartaSi ho scoperto che grazie a lei, anche gli impediti come me potranno usufruire dello smartphone per fare pagamenti, in maniera immediata, facilissima ma soprattutto sicura. Questa si che è una bella innovazione!

Ma procediamo con ordine. Che cos’è MySi? Si tratta appunto di una applicazione per effettuare pagamenti fisici e online, disponibile sia su Google Play che su AppStore e utilizzabile da tutti gli utenti, anche se non si è già cliente CartaSi. Basta associare la propria carta (o carte, per i rich kids) alla app e il gioco è fatto.

Come funziona MySi?

Una volta collegata la propria carta, nella home di MySi si potranno visualizzare il riepilogo dei movimenti, il saldo con anche gli ultimi 12 estratti conto, oltre a poter personalizzare facilmente i servizi relativi alla propria carta.

MySi si compone di MySiPay, un vero e proprio wallet virtuale tramite cui – appunto – fare acquisti nei negozi o in rete. MySiPay prevede ben tre possibilità di pagamento magicamente avvicinando lo smartphone al POS, senza dover ravanare nella borsa alla ricerca del portafogli e di conseguenza, della carta.

E’ sicuro?

Sicurissimo! Innanzi tutto, si può impostare il login con l’impronta digitale, inoltre, quando c’è una transazione con un importo superiore da quello impostato dall’utente, arriva immediatamente un SMS di notifica. Facile, trasparente e sicuro.

Ma siccome l’unico modo per testare veramente le potenzialità di qualcosa è toccare con mano, vi invito a scaricare la app e a provare le sue funzioni e soprattutto la sua utilità, vi assicuro che non vene pentirete!

Per Apple: https://itunes.apple.com/it/app/mysi-di-cartasi/id518695175?mt=8

Per Android: https://play.google.com/store/apps/details?id=it.icbpi.mobile&hl=it

Buzzoole

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