Cose shockanti che accadono nel nostro quotidiano

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Miei cari,

vi siete mai resi conto di quante cose allucinanti accadono nelle nostre misere esistenze ogni giorno? Roba da romanzo, da film horror anzi, nei peggiori casi, roba che nemmeno nei film horror succede mai!

Questo profondo pensiero mi è scaturito quando l’altra sera prendevo da bere col mio amico Andrea e parlavamo di una conoscenza comune, da lui definita come “la tipica ragazza lavorante in un salone da parrucchiere di terz’ordine, di quelle che mai faresti venire a casa per farti fare lo shampoo e la piega” (OVVIAMENTE nessun intento classista, era una battuta ed ora capirete perché).

Questa conoscenza, questa ragazza, era fidanzata con un nostro amico comune, persona molto carina, di cultura, insomma piacevole a differenza della signorina in questione che era la quintessenza della tamarraggine, ad un livello così infimo da non saper neppure coniugare un solo congiuntivo. Ma la verità è un’altra.

Quanta gente conoscete, ambosessi chiaramente, carina e piacevole che però è impegnata-sposata-ha una tresca con persone tremende (e non parlo solo di cessi a pedali ma appunto anche di gente profondamente stracciona di pensiero)?

Ahimé ne conosco a bizzeffe e mi chiedo come mai accada. Certo, potrete dirmi che magari a questi/e la gente perdutamente rozza piace, che ci si trova bene… ma come è possibile, dico io, se poi dopo un po’ di tempo o si lasciano oppure diventano insofferenti, iniziando magari anche a sparlarne, senza però magari avere il coraggio di lasciarle?

E a proposito di questi, vogliamo parlare di quelli/e che coltivano il tradimento come uno sport? 

Mi spiegate che motivo c’è di stare con qualcuno se poi lo si tradisce sistematicamente? Dietro ad un tradimento ci sono molti motivi e lo sappiamo, però se questo si ripropone sistematicamente e magari anche con diverse persone, perché non fermarsi un attimo a chiedersi se si è contenti di ciò che si ha o se non sarebbe meglio desiderare dalla propria vita qualcosa di meglio?

…. Altro da aggiungere? Ditemi la vostra!

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Salviette autoabbronzanti Garnier: funzionano davvero?

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Miei cari,

diciamolo: in estate avere un colorito che non sia quello di un cadavere a passeggio è molto piacevole. Dal momento che non è sempre facile abbronzarsi al sole, specie se come me si ha lo stesso colorito di Casper e serve un mese al mare solo per diventare beige, ben vengano gli autoabbronzanti.

Sarò onesta: fin’ora ho provato solo alcune creme autoabbronzanti, che francamente su di me non avevano sortito questo grande effetto. Purtroppo non posso fare neppure le lampade, dato che ho migliaia di nei a rischio, quindi ciccia.

La mia ultima spiaggia sono quindi gli autoabbronzanti veri e propri e così, quando mi sono imbattuta in queste favolose salviette Garnier, non ho potuto fare a meno di comprarle, alla modica cifra di 1, 20 euro a bustina.

Come funzionano? Sono delle semplici salviette, del tutto simili a quelle per struccarsi, che vanno passate su viso e collo con regolarità per alcuni giorni, finché non si ottiene il colorito desiderato. Dopo l’applicazione, stando a ciò che dice la confezione, il colore compare dopo qualche ora. Nel frattempo, bisogna subito lavare bene le mani e naturalmente, lasciare che il prodotto si assorba bene prima di rivestirsi. Il prodotto non dovrebbe macchiare, nè conferire un colorito troppo aranciato.

La mia opinione: Le salviette sono effettivamente facili da usare, non sono eccessivamente imbibite quindi il corpo si asciuga in pochi minuti e sono anche piuttosto pratiche, anche se siete in  viaggio, L’odore non è piacevolissimo, un po’ come quello di tanti autoabbronzanti. Ho fatto due applicazioni e purtroppo non ho notato alcun risultato, forse giusto un leggero ingiallimento sulle braccia ma niente di più (ho deciso di metterle soltanto sul corpo). Ora è vero che io sono veramente pallida e non mi aspettavo miracoli ma neppure che dopo due applicazioni non si vedesse granché se non con un ENORME sforzo di immaginazione.

In conclusione: Poiché ho un altro paio di salviette credo ripeterò le applicazioni ma sinceramente, ora come ora il prodotto non mi ha convinto e non credo lo riproverò. Lo consiglierei forse solo a chi a già un colorito olivastro o comunque lievemente abbronzato, soprattutto per capire se fa la differenza con una carnagione chiara come la mia.

E voi? Avete mai provato questo prodotto? Quale autoabbronzante mi consigliereste?

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Endless Summer

Ditemi quello che volete, che fa caldo, che ci sono blatte e zanzare… però a me l’estate continua a piacere, anche se quando studiavo e non avevo una figlia (sic) potevo decisamente cazzeggiare di più.

Ma come ben sappiamo, c’è un tempo per ogni stagione della nostra vita ed è anche giusto così.


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Questo giugno mi ha portato dei capelli biondissimi che sto adorando, anche se non so quanto dureranno prima di diventare paglierino, però per il momento ce li possiamo tenere.

Al lavoro la situazione è sempre la stessa,  mi sento ugualmente insoddisfatta e soffro non poco, vorrei potervi dire di più ma purtroppo chi ha un blog da tempo sa bene che non si può sempre parlare a cuor leggero di questioni private e che anzi, tocca spesso mordersi la lingua.

Mi piacerebbe fare un piccolo viaggio, anche solo prendermi una settimana tutta per me, mi andrebbe bene pure un giro a Panecuocolo, come si suol dire e spero vivamente che questo progetto si possa concretizzare, magari più in la.

Ho comprato diversi libri nuovi e non vedo l’ora di leggerli tutti, in realtà a me piace leggere in relax e silenzio, condizione oramai impossibile nella mia vita, però non ci arrendiamo.

Mi sembra che tutto NON vada per il verso giusto però voglio sperare o illudermi che prima o poi qualcosa – almeno una – si sbloccherà.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sul perché ho deciso di diventare giornalista (e altri racconti)

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Ogni tanto mi chiedono e mi chiedo pure da sola perché ho deciso di diventare una giornalista. Mi capita quando devo fare un’intervista e mi immedesimo troppo nelle storie personali degli altri oppure quando trovo ingiusto un certo accanimento mediatico nei confronti dei dettagli più morbosi che emergono da ogni storia, soprattutto quelle di cronaca nera.

Tutto è iniziato quando avevo 11 anni. Ci trasferimmo nella casa nuova, mia madre, mia sorella ed io. I nostri vicini di casa erano due giornalisti, lei lavorava a Mediaset, lui era caporedattore di un quotidiano locale e poi sarebbe diventato inviato di Sky. Erano giovani e simpatici, molto dinamici e già questo mi piaceva. Li vedevo uscire di notte o rincasare alle 7 del mattino, perché era successo un fatto di cronaca, prevalentemente nera, come un omicidio oppure perché avevano preso qualche superlatitante. Quando tornavano presto a volte mi portavano un cornetto o una pizzetta e facevamo colazione insieme, mentre mi raccontavano delle loro ultime avventure. Perché io ero piccola e per me quelle erano avventure, non avevo idea chiaramente che si trattasse della vita reale o meglio, i loro racconti erano così avvincenti da sembrare ben altro, anche se erano storie di persone comuni (più o meno).

Ero piccola, la mia scuola faceva abbastanza pena e ricordo che venivo anche mediamente bullizzata, come alle scuole medie è successo a tanti. Mia madre era molto severa e non mi faceva uscire granché, se non per un cinema qualche sabato e niente di più, di rado mi portava lei stessa in giro e comunque non le faceva piacere che io stessi in giro per conto mio perché egoisticamente si preoccupava, come se tenendo in casa un figlio si potesse preservarlo in automatico dal mondo. Così io capii che dovevo diventare una giornalista, per raccontare quello che mi circondava, le storie della gente ma soprattutto perché volevo poter uscire quando volevo, tornare di notte, non starmene sempre chiusa in casa. Volevo vedere il mondo, anche se era fatto di una violenza che non riuscivo neppure a concepire.

Non mi sono mai pentita di aver scelto questa strada, sebbene purtroppo non mi senta veramente portata per questo lavoro, anche se non so bene che altro potrei fare nella vita. Quello che so per certo e che dico a voi, sapendo che qualcuno che raccoglie le mie parole ci sarà di certo è che i figli non vanno mai chiusi in casa ma sempre stimolati, a loro va dedicata sempre tanta attenzione, anche se siamo stanchi e distrutti e bisogna insegnare loro e anche a noi stessi, che i sogni vanno sempre inseguiti perché se si è costanti, prima o poi, in un modo o nell’altro, potremo coronarli.

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Le recensioni: Purophi, il contorno occhi che non convinse

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Miei cari,

oggi post recensione girlie ma non troppo (TUTTI DOVREBBERO USARE UN BUON CONTORNO OCCHI) per parlarvi del Luminous Eeye Lip di Purophy. Premetto che avevo già regalato questo prodotto al mio caro Pier e che, scioccamente, nonostante lui lo avesse già recensito, mi sono fatta abbabbiare dalla gentile estetista durante la giornata Purophy in una delle mie bioprofumerie di fiducia e così l’ho comprato a circa 45 euro, che poi è veramente un prezzo pazzo in linea generale.

Di cosa si tratta? E’ un siero leggero per contorno occhi e labbra che dovrebbe distendere i tratti, idratare la pelle ed illuminarla, donando appunto uno sguardo fresco. L’applicatore a pompetta, molto comodo, consente di prelevarne una giusta quantità che poi si applica nelle due zone sopraccitate.

La mia opinione. Non so se è perché ultimamente ho notato che con la vecchiaia la mia pelle è diventata più secca (anche se i brufoli mi fanno sempre compagnia) ma questo contorno occhi mi sembrava non essere mai abbastanza. Lo applicavo e la mia pelle lo risucchiava immediatamente, come se non fosse abbastanza idratante, col risultato che dovevo utilizzarne un quintale. Ma anche se ne utilizzavo molto, la mia pelle sembrava si leggermente più di stesa ma niente di particolare o meglio, niente che altri contorni occhi da 10 euro non facciano tranquillamente. Insomma, per me si è rivelato essere un flop, soprattutto sotto il profilo funzionale.

Mi dispiace perché sto provando e ho provato altri prodotti di Purophi che non sono male, sebbene, almeno per ora, la mia idea su questo marchio è che sia troppo caro rispetto a ciò che poi si rivela, insomma un po’ rivenditore di pepe in Sardegna, come si sul dire. Non mi prendete per poraccia, voglio pure spendere 50 euro se un prodotto li vale ma quando non li vale… ciao proprio. E in questo caso, il contorno occhi Purophi non mi riavrà mai.

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Tanto sapete che alla fine torno sempre

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Anche se sono discontinua, sapete che poi torno sempre qui, che è un po’ il mio porto sicuro, il mio rifugio, anche se non mi è più possibile sfogarmi come un tempo perché sono diventata una giornalista famosa perché mi leggono oramai troppe persone che fanno parte della mia vita reale, sopratutto quella lavorativa, che è sempre più traballante.

Non penso sia giusto dover lavorare per vivere, dovremmo veramente avere tutti il reddito di cittadinanza. Non mi fraintendete, io amo molto il mio lavoro però ultimamente attraverso continue fasi di stanca in cui  mi chiedo se ho fatto bene, se faccio bene, se farò bene. So che è assurdo perché io ho sempre studiato e mi sono formata per essere una giornalista… eppure i dubbi, come diceva qualcuno più intelligente di me, sono il seme della conoscenza e in qualche modo quindi, ci aiutano anche a conoscerci meglio evidentemente.

Parlando di cose più allegre, giusto per non deprimerci troppo, avere visto che carine le t-shirt della linea Barbie che ha fatto Bershka? La trovo carinissima e siccome volevo una t shirt ma allo stesso tempo NON volevo risultare ridicola, ho preso quella con la foto delle Barbie. Sicuramente sarò ugualmente ridicola però non eccessivamente, dato che la scritta a caratteri cubitali BARBIE sarebbe forse risultata un po’ troppo per una persona della mia età.

Per il resto, mentre combatto col problema delle unghie che si sfogliano (AVETE QUALCHE RIMEDIO??? ditemi di si, vi prego) sto scegliendo una scuola per la piccola bambina. A me piacerebbe una scuola internazionale, dove però si imparasse decentemente anche l’italiano, perché purtroppo sento spesso di scuole bilingue dove l’italiano è molto trascurato e dunque gli studenti hanno poi delle difficoltà. A Napoli la scelta non è grandissima, purtroppo nessuna scuola di questo tipo è pubblica, quindi toccherà fare qualche sacrificio, magari nell’ottica che, parlando bene inglese, magari DB possa un giorno imbattersi nel piccolo George e diventare regina di Inghilterra, così io e Pier coroneremmo il nostro sogno di essere ospiti d’onore a un Royal Wedding.

E voi? Che news Avete per me?!

 

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Playlist – top 5 della mezza primavera

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Miei cari,

come di consueto, siccome questo è sempre un blog rock’n’roll malgrado tutto, ecco le migliori 5 canzoni selezionate fresche fresche per accompagnare la vostra mezza primavera, tra pezzi nuovi e vecchi, in un consueto mix che spero non sia troppo trash e vi faccia compagnia!

1 – Anitta – Indecente. So che è ultrapop ma questa canzone mi fa venire voglia di ballare appena sento l’intro iniziale. Porque yo soy mala de verdad.

2 – Blur – Country House. Per me da sempre questa canzone rappresenta la primavera, sarà perché le stampe a fiorellini che tiriamo fuori dalla naftalina mi fanno sempre venire in mentre le casette di campagna e quindi questa canzone d’annata dei Blur (che poi io ero team Oasis ma va bene).

3 – Immanuel Casto – Touche. Perché in primavera si risvegliano i sensi ed è sempre la stagione dell’amore… e poi poteva mancare alla mia playlist un pezzo di Immanuel Casto?

4 – The Fashion – Like Knives. Una delle canzoni che preferisco per la quantità di energia che mi trasmette da sempre, perché è un po’ datata. La metto spesso quando sono un po’ giù, come mi capita in effetti spesso in primavera e mi fa subito stare meglio.

5 – Blood Red Shoes .- God Complex. Anche se è uscita solo una manciata di giorni fa, questa canzone ha subito conquistato il mio cuore, sarà perché è un po’ cupa e mi rispecchia molto allo stato attuale

But you chucked me in the back
All tied up in a sack
But the solitude suits me

 

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