Out of my mind (just for a few)

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Miei cari,

ero appena tornata e già parto per un po’, vado a cercare di ricaricarmi un minimo in vista delle nuove sfide che spero mi attenderanno per settembre.

E’ strano, a volte speri di trovare una stabilità per anni e poi, quando sei quasi in procinto di riuscirci, capisci che forse tutta questa storia dello essere stabili è sopravvalutata o comunque, non è detto che si addica a tutte le stagioni della nostra vita.

Detto questo, vi bacio, vi saluto e auguro a chi è in vacanza di rilassarsi ma soprattutto, a chi è ancora qui per lavorare, di cercare di ritagliarvi qualche momento tutto per voi!

Ci vediamo presto!

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Dopo tempo, torno a scrivere

… e lo faccio perché sono un po’ giù, anche se, come dico sempre io (e dicono sempre i Ministri), poi passerà. E perché il mio scrittore preferito mi ha spronata a farlo e chi sono io per oppormi a questo?

Ecco la primissima parte, che dedico ai miei amici Pier , Peppe, Giorgia e naturalmente, a Massimiliano.

Aspetta, com’era l’accordo?” bisbigliò tra se’ Serena, tirando su col naso, anche se non era il massimo dell’eleganza, se ne rendeva conto. Era seduta sul pavimento, gambe incrociate e con la sua vecchia chitarra acustica imbracciata a mo’ di chanteuse o almeno, quella era l’impressione che desiderava dare, nonostante si trovasse da sola in casa, o quasi. “La, si minore e Re se non mi sbaglio” strimpellò qualche corda, lentamente, con lo strumento udibilmente non accordato. “Che vita di merda, che lavoro di merda, che ufficio di merda” pensò poi, citando l’Ispettore Coliandro (nella versione televisiva, rigorosamente) socchiudendo gli occhi scuri. Aveva le palpebre gonfie, come quando si è pianto a lungo. Le guance un po’ scavate, erano sporche di mascara e matita nera, colato via assieme alle lacrime e che le conferiva un aspetto da ragazzina dark dei primi anni duemila, nonostante avesse già trent’anni. In realtà, anche se aveva l’aria stanca e i capelli un po’ arruffati e crespi, di un biondo dorato, che sulla sommità del capo prendevano una strana forma, quasi come una specie di aureola.

Si può essere più stupidi?” non riusciva a non pensare a quanto successo 24 ore prima. E a quello che diceva Oscar Wilde sulle lezioni che ti da la vita, che le impariamo solo quando non ci servono più. Sospirò, pensando che sarebbe dovuta andare dal parrucchiere o almeno sciacquarsi il viso, perché non si può essere depressi e brutti allo stesso tempo, è veramente la morte civile. Strimpellò svogliatamente ancora un paio di note; altro che trent’anni, certe cose sono praticamente sempre uguali a tutte le età e siccome lei suonava la chitarra da quando aveva 15 anni e a volte sentiva di avere le medesime paturnie, in quel preciso momento sembrava essere tornata la teenager di più di un lustro prima, quella che andava al Liceo Genovesi e che non amava per niente il greco antico. Mentre si dedicava a queste elucubrazioni mentali, fu distratta dal trillare del suo cellulare. Spostò con delicatezza la chitarra, che poggiò sul parquet e si alzò in piedi con uno slancio rapido. Recuperò il cellulare, anzi lo smartphone, da una mensola e dette un’occhiata: era una nota audio del suo amico Pier, che la fece istintivamente sorridere. Se nella famosa vita di cui sopra, gli amici veri si contano sulle dita di una mano, sicuramente lui era uno di questi. Premette play sulla nota vocale che lui le aveva appena inviato. “Ma questo è impazzito?!” la voce della registrazione era leggermente gracchiante, forse Pier era per strada “Non ho capito… uno si frequenta, poi dall’oggi al domani sparisce per ventiquattro ore con la scusa di… mettere ordine tra i suoi pensieri? Ma che è, il cassetto delle mutande?!” . La voce di Pier era stranamente concitata, eppure era una persona sempre tranquilla e razionale, anzi, Serena amava definirlo la sua “ancora” nel mondo reale. Anche se le dava un fastidio tremendo quando un collega di Cattaneo&Zanetto la prendeva in giro, dicendole che viveva in un un mondo tutto suo, sapeva che sotto-sotto, aveva ragione. Semplicemente perché forse, tutti viviamo in un mondo tutto nostro, in qualcosa che ci costruiamo per difenderci dalle aggressioni estere, in una specie di rifugio a tutto il male con cui veniamo in contatto ogni giorno.

Sospirò, poggiando di nuovo il telefono sul tavolo: avrebbe risposto dopo. Nel muoversi, vide il suo riflesso nella specchiera che campeggiava nel suo salotto, una di quelle moderne, presa di IKEA, che le serviva tendenzialmente per vedere come si era conciata prima di uscire di casa oppure per scattarsi qualche selfie, sempre per il discorso dei teenager di cui sopra.

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Vorrei lasciare fluire il tempo (e andare al mare)

Mi è bastato guardarmi da fuori per capire che la timidezza non porta nulla, quasi come non fosse una qualità come pensavo. Alla fine non c’è nulla da nascondere agli altri, nulla di alieno,  per cui essere giudicati.   — dal blog http://pier-ef-fect.blogspot.com

Zen stones row from large to small  in water with blue sky and peaceful landscape background.

Ho letto questa frase sul blog di Pier, che come tutti sapete è tra i miei amici più cari, dentro e fuori dal web. A lui racconto tutto, mi capisce e allo stesso tempo mi fa ragionare, sarà che è uno scorpione come mia figlia e gli scorpioni sono intelligenti, hanno una marcia in più. Questa frase mi ha fatto riflettere moltissimo.

Sono molto timida anche se non lo do a vedere e tanto, forse troppo insicura. A causa di questo, penso troppo alle mie azioni, ai miei gesti, a come devo mostrarmi agli altri e creo di me un’immagine filtrata, forse migliore, chi lo sa ma certo poco simile alla vera me. Ammetto di perdermi a volte nel creare strategie comportamentali, soprattutto nel passato, per darmi un tono, per sembrare più intelligente e migliore.

Ma migliore di chi, poi? 

Non è meglio forse parlare apertamente? Non fare troppe strategie ma vivere le cose come vengono, nel bene o nel male? Non tutto si può pianificare, non si può decidere a tavolino come comportarsi o almeno, non è sempre questa la modalità giusta di comportarsi. A volte bisogna soltanto seguire il flusso, la corrente, come dicono nelle canzoni e vedere che cosa succederà, senza aspettarsi troppo o troppo poco e come dice sempre un altro mio caro amico, senza paranoia o farsi film (magari horror).

E’ un periodo per me di transizione e per questo motivo, spesso mi sento giù. So che non serve a molto, perché deprimersi è deleterio però a volte non riesco a farci molto, non riesco a combatterlo. Così l’altro giorno un mio collega, che è più giovane ma comunque più saggio di me e che mi vuole bene, mi ha poggiato le spalle e guardandomi mi ha detto che sono una persona intelligente oltre che bella, ho un  buon lavoro che faccio bene e  una bella figlia, posso quindi permettermi di dare alla mia vita la direzione che voglio e di chiedere quello che desidero senza timore.

Ed è questo un consiglio che voglio dare a tutti: non vi preoccupate troppo, se volete fare una cosa, semplicemente fatela. Senza timore che le cose non vadano bene, perché come dicono i Ministri, “tanto vale provarci comunque”.

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Verso il premio Strega: “Il gioco” di Carlo D’Amicis

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Miei cari,

forse non  tutti lo sanno – e quindi ve lo dico – ma la lettura è una mia grande passione. Dovrei dire era perché da quando ho la bimba e lavoro full time, purtroppo riesco a leggere molto meno di quello che dovrei e ovviamente la cosa mi rende molto triste ma anche molto abile a ritagliarmi momenti nella giornata in cui posso leggere qualche pagina in tranquillità. Certo, il mio lavoro talvolta mi aiuta perché ogni giorno devo leggere diverse cose e riesco quindi a infilare qui e la  le mie letture di piacere o almeno ci provo.

Al momento sto leggendo, dietro consiglio del mio amico e collega Alessandro, il nuovo libro dello scrittore Carlo D’Amicis “Il Gioco”, candidato al Premio Strega 2018.

Qui , in un articolo di Claudio Magris  potete trovare un po’ di informazioni circa l’autore ed il libro ed anche un piccolo estratto, se vi fa piacere.

Il libro è incentrato sulle vicende di tre persone che si snodano essenzialmente attorno alla ricerca del piacere e al dolore che spesso da questa deriva. Si tratta di un romanzo erotico tendenzialmente, che ha come tema il sesso e soprattutto la pratica della triolagnia, meglio nota anche come cuckhold, il che mi rendo conto possa apparentemente spaventare o far pensare “ma che ti stai leggendo, Roryna cara”, però vi assicuro che è narrato con uno stile elegante e mai volgare, neppure quando descrive scene appunto di sesso, molto curato e colto senza però sfociare nel lezioso, insomma è una lettura davvero piacevole come non ne “incontravo” da tantissimo tempo.

E’ piuttosto voluminoso anche se si fa leggere speditamente, però secondo me questa caratteristica lo rende perfetto per l’estate, da leggere non tanto sotto l’ombrellone dove c’è troppo caos ma al riparo, in un piccolo baretto poco frequentato nella controra oppure a casa propria, distesi su una amaca su cui lasciarsi cullare.

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Assenze forzate (dal destino)

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Filicudi – foto puramente di repertorio (sigh)

Uno dei miei maestri di comunicazione mi diceva sempre “non dobbiamo farci governare dal tempo ma governare noi stessi il tempo”. Tutto bello, bellissimo, peccato che non mi abbia mai spiegato come si fa e soprattutto, che certi ritmi siano talmente incalzanti da non consentirci di gestire davvero la nostra vita. Così purtroppo mi tocca trascurare il blog ed è un peccato perché mi manca scriverci così come mi manca tutto ciò che è connesso a questo mio piccolo mondo, come seguire e commentare soprattutto gli altri blog che leggo da tanto tempo.

Ad ogni modo luglio è iniziato e la voglia di vacanze in me è sempre più prepotente. Mi piacerebbe così tanto staccare, anche solo per poco, avere un po’ di tempo tutto per me e spero proprio di riuscire a governare il tempo in modo tale da concedermi un pochino di tregua. Per il reso il lavoro si fa più stressante non perché sia aumentato in mole ma perché secondo me col caldo e i tanti mesi che si accumulano e lo stress mentale che ne consegue, chiunque arriva a luglio con l’esaurimento nervoso. Ma anche questo fa parte del gioco, quindi grandi respiri e si tira avanti, perché ce la dobbiamo fare anche questa volta.

E voi? Che cosa mi raccontate?

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Cose shockanti che accadono nel nostro quotidiano

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Miei cari,

vi siete mai resi conto di quante cose allucinanti accadono nelle nostre misere esistenze ogni giorno? Roba da romanzo, da film horror anzi, nei peggiori casi, roba che nemmeno nei film horror succede mai!

Questo profondo pensiero mi è scaturito quando l’altra sera prendevo da bere col mio amico Andrea e parlavamo di una conoscenza comune, da lui definita come “la tipica ragazza lavorante in un salone da parrucchiere di terz’ordine, di quelle che mai faresti venire a casa per farti fare lo shampoo e la piega” (OVVIAMENTE nessun intento classista, era una battuta ed ora capirete perché).

Questa conoscenza, questa ragazza, era fidanzata con un nostro amico comune, persona molto carina, di cultura, insomma piacevole a differenza della signorina in questione che era la quintessenza della tamarraggine, ad un livello così infimo da non saper neppure coniugare un solo congiuntivo. Ma la verità è un’altra.

Quanta gente conoscete, ambosessi chiaramente, carina e piacevole che però è impegnata-sposata-ha una tresca con persone tremende (e non parlo solo di cessi a pedali ma appunto anche di gente profondamente stracciona di pensiero)?

Ahimé ne conosco a bizzeffe e mi chiedo come mai accada. Certo, potrete dirmi che magari a questi/e la gente perdutamente rozza piace, che ci si trova bene… ma come è possibile, dico io, se poi dopo un po’ di tempo o si lasciano oppure diventano insofferenti, iniziando magari anche a sparlarne, senza però magari avere il coraggio di lasciarle?

E a proposito di questi, vogliamo parlare di quelli/e che coltivano il tradimento come uno sport? 

Mi spiegate che motivo c’è di stare con qualcuno se poi lo si tradisce sistematicamente? Dietro ad un tradimento ci sono molti motivi e lo sappiamo, però se questo si ripropone sistematicamente e magari anche con diverse persone, perché non fermarsi un attimo a chiedersi se si è contenti di ciò che si ha o se non sarebbe meglio desiderare dalla propria vita qualcosa di meglio?

…. Altro da aggiungere? Ditemi la vostra!

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Salviette autoabbronzanti Garnier: funzionano davvero?

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Miei cari,

diciamolo: in estate avere un colorito che non sia quello di un cadavere a passeggio è molto piacevole. Dal momento che non è sempre facile abbronzarsi al sole, specie se come me si ha lo stesso colorito di Casper e serve un mese al mare solo per diventare beige, ben vengano gli autoabbronzanti.

Sarò onesta: fin’ora ho provato solo alcune creme autoabbronzanti, che francamente su di me non avevano sortito questo grande effetto. Purtroppo non posso fare neppure le lampade, dato che ho migliaia di nei a rischio, quindi ciccia.

La mia ultima spiaggia sono quindi gli autoabbronzanti veri e propri e così, quando mi sono imbattuta in queste favolose salviette Garnier, non ho potuto fare a meno di comprarle, alla modica cifra di 1, 20 euro a bustina.

Come funzionano? Sono delle semplici salviette, del tutto simili a quelle per struccarsi, che vanno passate su viso e collo con regolarità per alcuni giorni, finché non si ottiene il colorito desiderato. Dopo l’applicazione, stando a ciò che dice la confezione, il colore compare dopo qualche ora. Nel frattempo, bisogna subito lavare bene le mani e naturalmente, lasciare che il prodotto si assorba bene prima di rivestirsi. Il prodotto non dovrebbe macchiare, nè conferire un colorito troppo aranciato.

La mia opinione: Le salviette sono effettivamente facili da usare, non sono eccessivamente imbibite quindi il corpo si asciuga in pochi minuti e sono anche piuttosto pratiche, anche se siete in  viaggio, L’odore non è piacevolissimo, un po’ come quello di tanti autoabbronzanti. Ho fatto due applicazioni e purtroppo non ho notato alcun risultato, forse giusto un leggero ingiallimento sulle braccia ma niente di più (ho deciso di metterle soltanto sul corpo). Ora è vero che io sono veramente pallida e non mi aspettavo miracoli ma neppure che dopo due applicazioni non si vedesse granché se non con un ENORME sforzo di immaginazione.

In conclusione: Poiché ho un altro paio di salviette credo ripeterò le applicazioni ma sinceramente, ora come ora il prodotto non mi ha convinto e non credo lo riproverò. Lo consiglierei forse solo a chi a già un colorito olivastro o comunque lievemente abbronzato, soprattutto per capire se fa la differenza con una carnagione chiara come la mia.

E voi? Avete mai provato questo prodotto? Quale autoabbronzante mi consigliereste?

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