Basta poco per fare molto

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Miei cari,

per una volta abbandonerò la mia vis disimpegnata in favore di qualcosa che mi sta molto a cuore e che per questo motivo, ci tengo a condividere su questo piccolo spazio con voi che mi seguite e anche con chiunque si trovi a passare di qui. Mi riferisco a tutti coloro che hanno malattie terminali e naturalmente, alle loro famiglie, a chi sta loro vicino e li assiste. Mi sento in grande difficoltà dinnanzi a tutto questo: è difficile affrontare questioni del genere, si rischia di cadere nel banale e nell’irrispettoso, perché effettivamente puoi comprendere una situazione esclusivamente se la stai vivendo.

Spesso tutto quello che si può fare dall’esterno è empatizzare con gli ammalati, capendo solo molto marginalmente quanto si possano sentire soli e quanto sia complicato il venire a patti, il provare ad accettare il male di cui si soffre. Questo senza contare anche il dolore dei congiunti del malato, che devono fare i conti col rispettivo malessere e al contempo, fare forza e sostenere il loro caro, nei casi più complicati avvalendosi magari di una struttura che sappia supportarlo e aiutarlo a gestire con efficacia la malattia, nel tentativo di migliorarne la qualità di vita.

A dare una mano a tutti coloro che versano in questo frangente dal 1987 esiste l’Associazione Antea, una Onlus nata a Roma per volere di Giuseppe Casale proprio per garantire assistenza domiciliare gratuita 24 ore su 24 ai pazienti con gravi problemi di salute. Inoltre, dal 2000, Antea Onlus ha anche istituito l’hospice Antea, dedicato ai malati con problematiche abitative e sociali che non rendono possibile l’assistenza a domicilio, che attualmente conta 24 camere singole dotate di ogni comfort. Immersa nel verde del parco di Santa Maria della Pietà in Roma, l’hospice è una struttura di 3000 mq comprendente una sala per la riabilitazione, il day Hospice, una ludoteca e l’area di Antea Formad, il centro di Formazione e Ricerca in Medicina Palliativa e Terapia del Dolore.

Il tipo di assistenza fornito da Antea si basa appunto sulle Cure Palliative, che non comprendono esclusivamente l’assistenza di una preparata equipe medica ma anche e soprattutto supporto psicologico, sociale, la gestione del dolore ma anche spirituale e legale sia al paziente che alla sua famiglia. I principi del lavoro di Antea sono semplici ma incisivi: secondo l’Associazione no profit, l’accesso alle palliative care è un diritto umano inviolabile che deve essere sempre garantito per la persona, a prescindere dalla propria condizione economico-sociale; la dignità dell’individuo non deve essere cancellata da sofferenza e abbandono; i pazienti con malattie in fase avanzata sono persone in grado di condividere un messaggio unico nel suo genere. Grazie al fundrising promosso da Antea Associazione Onlus e alla raccolta fondi della Regione Lazio e dell’ASL RME, tutti i servizi offerti dall’U.O.C.P. sono completamente gratuiti. Il paziente che si affida all’UCP Antea (Unità Cure Palliative) si avvale di un programma di assistenza creato ad hoc, nel rispetto delle sue esigenze, della sua volontà e dignità, restando appunto nella propria casa o trasferendosi nell’hospice del Centro Antea. L’Associazione è insomma un baluardo della buona pratica clinica per tutta la sanità italiana.

Ma le attività di Antea non si fermano soltanto all’assistenza delle sue unità di cure palliative; collegate all’Associazione ci sono infatti numerose iniziative e progetti di diverso genere. Al livello di formazione, Antea è motore di Antea Formad, il  già citato Centro di Formazione in Medicina Palliativa e Terapia del Dolore, specializzato nella progettazione didattica e nell’organizzazione di corsi di formazione, convegni, seminari e Master Universitari per i professionisti del settore socio-sanitario. Risale al 2008 invece la nascita del Comitato di Bioetica Antea, il cui obiettivo è tutelare e promuovere i valori della persona. Inoltre, Antea profonde anche grande impegno nel campo della ricerca medica, nell’intento di creare una rete nazionale di esperti in Cure Palliative per migliorare sempre di più la qualità della vita e naturalmente l’assistenza ai malati; grande importanza è anche data alla ricerca dell’accrescimento delle evidenze scientifiche relative a prevenzione e gestione dei sintomi collegati alle malattie in stadio avanzato.

I servizi offerti da Antea sono totalmente gratuiti ma per chi lo desidera è possibile effettuare una piccola donazione del 5×1000 tramite il codice fiscale di ANTEA: 97055570580.
Buzzoole

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Buona Pasquetta (e Pasqua)!

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Buona Pasqua a tutti voi! Che questo sia un momento di resurrezione vera per tutti, ve lo auguro di cuore!
Grazie a chi mi segue sempre con affetto e tanta pazienza!

Auguri!

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Cucina con Rory: Pancake light

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La versione sfigata dei pancake che fanno le persone amanti del fitness!

Miei cari amanti del rock’n’roll e anche della dieta (!!!),

anche se la foto non è bellissima perché io sono impedita fortemente nel girare frittate e affini, volevo condividere con voi la mia ricetta dei pancakes light perché vi assicuro che sono veramente buoni e (abbastanza) sani, perfetti anche se siete amanti del fitness e cercate una colazione/marenna leggera.

L’impasto è abbastanza base, potete arricchirlo come volete, mettendo all’interno altra frutta come banane o frutti di bosco o mettendoli invece al di sopra, magari con un po’ di sciroppo d’acero o una salsa al caramello, mi raccomando sempre senza grassi eh che sennò si muore.

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All’interno sono leggermente cremosi perché ho usato una sorta di formaggio spalmabile tipo philadelphia al posto del classico yogurt!

Ingredienti (per un grosso pancake come quello nella foto):

100 gr. circa di farina d’avena macronizzata alla banana (ma anche quella d’avena normale va benissimo, dovrete solo avere l’accortezza d’aggiungere qualche cucchiaio di zucchero, meglio se di canna)

90 gr. di albumi

2/3 cucchiai circa di latte

125 gr. di yogurt magro/formaggio spalmabile light

3 cucchiaini di lievito per dolci tipo Paneangeli

frutta a scelta: 1 banana/2-3 fragole/etc

Preparazione:

  1. Mettete una hit anni Novanta che è sempre necessaria. In una ciotola non grandissima ma ampia, versate la farina e amalgamante piano gli albumi con l’aiuto di una forchetta o una frusta a mano. Aggiungete a poco a poco lo yogurt ed infine, il latte. Regolatevi in base alla morbidezza dell’impasto: deve essere liscio e omogeneo, di una consistenza tra il cremoso e il liquido ma non eccessivamente molle.  Aggiungete infine il lievito per dolci e mescolate bene.
  2. In una padella abbastanza ampia e perfettamente antiaderente (mi raccomando, o salta tutto) versate qualche goccia d’olio e con l’aiuto di un fazzoletto, spargetela per bene per tutta la superficie della padella, bordi compresi. Mettetela a scaldare sul fuoco vivo per qualche minuto, quindi versatevi l’impasto all’interno e subito dopo, se volete, mettete sull’impasto la frutta in modo che vi scivolerà lentamente dentro. Coperchiate e lasciate cuocere per circa tre-cinque minuti.
  3. Trascorso questo tempo, verificate delicatamente la cottura staccando piano il pancakkone (!!!) ai lati. Rigiratelo piano, con l’aiuto del coperchio e ultimate la cottura per altri tre-cinque minuti fino a cottura ultimata.
  4. Farcite a piacere e magnate tutto!
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Sondaggione: come abbinereste questo vestito?

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Miei cari,

oggi post molto girlie (ma vaaaa) per parlarvi dell’ultimo acquisto da cui mi sono fatta tentare, ovvero questo vestito di HM che è protagonista dello spot col quale il colosso svedese ci sta uccidendo le sinapsi in ogni dove, tanto da convincere anche una specie di darkettona attempata come me ad acquistare un abito bianco e fiorato (!) BIANCO E FIORATO!

Ad ogni modo, il discorso è che, pur avendo preso una taglia lilliputiana, mi è comunque largo di seno e sopratutto, è molto scollato di schiena e dato che non se ne parla di girare senza reggiseno onde evitare di essere fermata da qualche ex adepto della squadra del buon costume, non so bene come abbinarlo e così ho pensato sia di torturare il povero Pier mandandogli mille foto riguardo ipotetici abbinamenti e poi di fare un sondaggio qui sul blog per chiedervi come lo abbinereste!

La t-shirt bianca: come da sito, l’idea più semplice è quella di metterci sotto una classica t-shirt bianca, in modo anche da sdrammatizzare un po’ l’effetto romantico dell’abito.

Il reggiseno in pizzo: l’idea opposta è invece quella di mettere della biancheria a vista, in modo tale da togliere totalmente il problema del reggiseno che si deve nascondere. Per questo mi è venuto in mente il nuovo reggiseno Miami di Tezenis (non è un markettone, giuro) che è stato creato proprio per questo scopo:

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La bralette: Un po’ come sopra ma lievemente più coprente sulla schiena ed in generale, all’uopo potrei abbinarvi una bralette, di quelle che vanno tanto di moda attualmente. Non essendo una patita della biancheria intima non avevo mai pensato di acquistarne una, quindi non saprei nemmeno benissimo dove procurarmela ma siccome è un capo molto trendy, non penso incontrerei troppe difficoltà:

bralette

Bonus track

Detto questo, avrei pensato di indossare sopra un chiodo grigio effetto camoscio (ovviamente sinteticissimo) tipo questo qui di Zara per intenderci mentre per le scarpe, non volendo mettere dei sandali col tacco perché fa ancora freddo e poi vorrei sfruttarlo anche per occasioni quotidiane dove i tacchi li vedo al massimo addosso alle altre, avevo pensato di optare per uno stivaletto basso alla caviglia come questo.

 

Che ne pensate? Come mi consigliate di abbinarlo? Pensate che io sia totalmente senza speranza?

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Quote of the day #23

yogitea

Miei cari,

la frase “motivazionale” della settimana viene direttamente dai fantastici talloncini dei filtrini dei the e delle tisane Yogitea che io adoro, perché sono così new Age nel loro seguire la filosofia Ayurvedica (spero d’averlo scritto bene) da avere il potere di farmi subito sentire in pace col mondo.

Sento questa frase molto vicina al mio modo d’essere, perché spesso per ansia o paura tendo ad essere rinunciataria, come spesso mi dicono da quando ero piccola, invece bisogna avere il coraggio di buttarsi nelle cose e anche qualora andassero male, provare a trarne una lezione quanto più positiva possibile, perché a ben vedere, può esserci qualcosa di buono in ogni esperienza che viviamo, anche nei momenti più negativi. Che poi, se ci pensate, l’amarezza per non avercela fatta prima o poi passa mentre quella per non averci mai provato non passa mai, perché diventa un dubbio capace di tormentarci anche in eterno. Perciò armiamoci di coraggio e diamoci un tentativo, prima o poi qualcosa di buono dovrà succedere.

Non abbiate paura di fallire, abbiate paura di non provare!

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Perché gli Slim Sexy Fit jeans di Calzedonia non mi sono piaciuti

Miei cari,

oggi post per donne eternamente sull’orlo di una crisi di nervi e a dieta per parlarvi degli Slim Sexy fit Jeans di Calzedonia. Sono usciti un po’ di mesi fa e benché io li abbia acquistati quasi subito, ho deciso di parlarvene solo dopo averli testati per bene in modo da non contarvi fandonie e quindi eccoci qui.

Dal sito ufficiale e dall’etichetta degli stessi, apprendiamo che si tratta di:

Jeans con chiusura zip e bottone e tasche posteriori vere. Fit eccezionale grazie alla tecnologia denim super stretch ISKO REFORM™. Capo con straordinaria morbidezza garantita dal concept brevettato ISKO POP™. Vestibilità skinny che abbraccia le curve con il massimo comfort, dato anche dalla naturalezza del cotone a diretto contatto con la pelle. Aderenza perfetta alla silhouette, per apparire magicamente una taglia in meno.

In parole povere, dei jeans-leggins molto morbidi dall’effetto modellante, in grado di togliervi magicamente (!) una taglia. Chi è più sveglio della sottoscritta avrà capito facilmente che tutto ciò è un miraggio possibile solo mediante miracolo e non certo con un paio di pantaloni ma sapete che io mi faccio babbiare dalle pubblicità ed in effetti è questo il motivo per cui siamo qui.

Voglio essere concisa: questi jeans non dimagriscono nulla, sono un po’ duretti e di conseguenza, ben poco comodi. Messi a paragone con degli altri jeans di Calzedonia che ho (e che adoro), ovvero quelli push up, vi renderete conto che l’effetto non è poi così diverso, però quelli push-up sono veramente comodi e morbidi, non delle cotolette come questi sexy slim.

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Alla vostra sinistra: Jeans Sexy Slim, che un altro po’ mi fanno sembrare più grassa. Alla vostra destra: jeans push up e piedino intruso.

Ora, è vero che le foto non sono il massimo perché la luce non è granché e sono scattate dall’alto, quindi le mie gambe sembrano tozze come non mai, però vi assicuro che l’effetto di questi jeans è tutt’altro che gradevole, mi pare anzi di avere dei gambozzi mai visti.

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Pure il lato B non ci guadagna molto!

La cosa più terribile è che soprattutto in vita, dove le cuciture sono chiaramente di più e più spesse, sono davvero insopportabili. Poiché sono veramente stretti, come tutte le cose contenitive, se sono un po’ gonfia mi premono in modo insopportabile sulla cicatrice del cesareo, quindi non riesco assolutamente ad indossarli nei periodi preciclo e affini. D’accordo, la cicatrice di Harry Potter è un problema di poche, però mi sentivo in dovere di dirvelo (!). Insomma, chiattume per chiattume, almeno preferisco star comoda e non strizzata in qualcosa che non mi porta assolutamente alcun vantaggio. Non vi dico, poi, quando dovete rimanere sedute per più di quindici minuti…. il freddo addosso.

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Più li vedo, meno mi piacciono.

In conclusione, poiché costano anche circa 50 euro (49, 90) vi consiglio di pensarci molto bene prima di investire in questi jeans e se volete la mia, preferite il modello push up perché invece sono davvero tra i migliori jeans che abbia mai provato.

E voi? Avete provato questi jeans? Vi tentano/tentavano?

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Cucina con Rory: Polpette al sugo light

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Chi ha detto che le purpette non possono essere light?

Miei cari,

in questo pazzo mondo, si sa la vita è dura, però per fortuna c’è sempre un margine di leggerezza a cui piegare le nostre ricette (!) e con questa mentalità mi appresto quindi a proporvi un nuovo piatto per la gloriosa rubrica Cucina con Rory alla quale non mettevo mano da troppo tempo.

Ma bando alle ciance!

Per queste polpette light, perché non di sola dieta estrema vive l’uomo, vi servirà un po’ di pazienza ma alla fine il risultato sarà ottimo! La leggerezza è data dal fatto che nell’impasto delle polpette c’è poco pane e soltanto un uovo, mentre il sugo è fatto assolutamente senza olio, perché il soffritto, se così vogliamo chiamarlo, di cipolla è fatto solo con poca acqua.

Ingredienti (per circa 12 polpette di media grandezza)

  • 500 gr di macinato di bovino
  • 300 gr di pane raffermo
  • 1 uovo
  • prezzemolo, origano, sale, pepe, aglio, peperoncino (se vi piace) qb
  • 600 ml di passata di pomodoro
  • un quarto di cipolla
  1. Mettete su una hit di vostro gradimento, perché ci sarà da ballare (!) Mettete a mollo il pane per circa una ventina di minuti, quindi strizzatelo bene e infine tritatelo per bene con l’aiuto del mixer. Unitelo quindi al macinato, aggiungendo l’uovo, il prezzemolo, sale, pepe e l’aglio (se vi piace) ed amalgamate il tutto per bene, fino ad ottenere un composto morbido ed omogeneo.
  2. Dopo che l’impasto avrà riposato qualche minuto, formate delle polpettine di media grandezza (ne verranno circa 12-14). Sistematele in una teglia e fatele cuocere in forno già caldo (180 gradi) per circa dieci minuti oppure al microonde combinato, con la cottura croccante, sempre per circa dieci minuti.
  3. Tagliate la cipolla a fettine sottili, ponetela in un tegame basso ed ampio e lasciatela appassire in poca acqua. Aggiungete quindi la passata di pomodoro, l’origano, il sale ed il peperoncino (se vi piace), mescolate bene e fate cuocere a fiamma bassa per qualche minuto.
  4. Trascorso il tempo previsto, tirate fuori le polpette dal forno-microonde e inseritele delicatamente nella salsa, girate piano per evitare che si rompano, socchiudete la pentola con un coperchio e lasciate cuocere per un’altra ventina di minuti, mezz’ora al massimo, a fuoco medio-basso, finché la salsa vi sembrerà sufficientemente ritirata.

Buon appetito!

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