Endless Summer

Ditemi quello che volete, che fa caldo, che ci sono blatte e zanzare… però a me l’estate continua a piacere, anche se quando studiavo e non avevo una figlia (sic) potevo decisamente cazzeggiare di più.

Ma come ben sappiamo, c’è un tempo per ogni stagione della nostra vita ed è anche giusto così.


bionda

Questo giugno mi ha portato dei capelli biondissimi che sto adorando, anche se non so quanto dureranno prima di diventare paglierino, però per il momento ce li possiamo tenere.

Al lavoro la situazione è sempre la stessa,  mi sento ugualmente insoddisfatta e soffro non poco, vorrei potervi dire di più ma purtroppo chi ha un blog da tempo sa bene che non si può sempre parlare a cuor leggero di questioni private e che anzi, tocca spesso mordersi la lingua.

Mi piacerebbe fare un piccolo viaggio, anche solo prendermi una settimana tutta per me, mi andrebbe bene pure un giro a Panecuocolo, come si suol dire e spero vivamente che questo progetto si possa concretizzare, magari più in la.

Ho comprato diversi libri nuovi e non vedo l’ora di leggerli tutti, in realtà a me piace leggere in relax e silenzio, condizione oramai impossibile nella mia vita, però non ci arrendiamo.

Mi sembra che tutto NON vada per il verso giusto però voglio sperare o illudermi che prima o poi qualcosa – almeno una – si sbloccherà.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sul perché ho deciso di diventare giornalista (e altri racconti)

intervista

Ogni tanto mi chiedono e mi chiedo pure da sola perché ho deciso di diventare una giornalista. Mi capita quando devo fare un’intervista e mi immedesimo troppo nelle storie personali degli altri oppure quando trovo ingiusto un certo accanimento mediatico nei confronti dei dettagli più morbosi che emergono da ogni storia, soprattutto quelle di cronaca nera.

Tutto è iniziato quando avevo 11 anni. Ci trasferimmo nella casa nuova, mia madre, mia sorella ed io. I nostri vicini di casa erano due giornalisti, lei lavorava a Mediaset, lui era caporedattore di un quotidiano locale e poi sarebbe diventato inviato di Sky. Erano giovani e simpatici, molto dinamici e già questo mi piaceva. Li vedevo uscire di notte o rincasare alle 7 del mattino, perché era successo un fatto di cronaca, prevalentemente nera, come un omicidio oppure perché avevano preso qualche superlatitante. Quando tornavano presto a volte mi portavano un cornetto o una pizzetta e facevamo colazione insieme, mentre mi raccontavano delle loro ultime avventure. Perché io ero piccola e per me quelle erano avventure, non avevo idea chiaramente che si trattasse della vita reale o meglio, i loro racconti erano così avvincenti da sembrare ben altro, anche se erano storie di persone comuni (più o meno).

Ero piccola, la mia scuola faceva abbastanza pena e ricordo che venivo anche mediamente bullizzata, come alle scuole medie è successo a tanti. Mia madre era molto severa e non mi faceva uscire granché, se non per un cinema qualche sabato e niente di più, di rado mi portava lei stessa in giro e comunque non le faceva piacere che io stessi in giro per conto mio perché egoisticamente si preoccupava, come se tenendo in casa un figlio si potesse preservarlo in automatico dal mondo. Così io capii che dovevo diventare una giornalista, per raccontare quello che mi circondava, le storie della gente ma soprattutto perché volevo poter uscire quando volevo, tornare di notte, non starmene sempre chiusa in casa. Volevo vedere il mondo, anche se era fatto di una violenza che non riuscivo neppure a concepire.

Non mi sono mai pentita di aver scelto questa strada, sebbene purtroppo non mi senta veramente portata per questo lavoro, anche se non so bene che altro potrei fare nella vita. Quello che so per certo e che dico a voi, sapendo che qualcuno che raccoglie le mie parole ci sarà di certo è che i figli non vanno mai chiusi in casa ma sempre stimolati, a loro va dedicata sempre tanta attenzione, anche se siamo stanchi e distrutti e bisogna insegnare loro e anche a noi stessi, che i sogni vanno sempre inseguiti perché se si è costanti, prima o poi, in un modo o nell’altro, potremo coronarli.

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Le recensioni: Purophi, il contorno occhi che non convinse

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Miei cari,

oggi post recensione girlie ma non troppo (TUTTI DOVREBBERO USARE UN BUON CONTORNO OCCHI) per parlarvi del Luminous Eeye Lip di Purophy. Premetto che avevo già regalato questo prodotto al mio caro Pier e che, scioccamente, nonostante lui lo avesse già recensito, mi sono fatta abbabbiare dalla gentile estetista durante la giornata Purophy in una delle mie bioprofumerie di fiducia e così l’ho comprato a circa 45 euro, che poi è veramente un prezzo pazzo in linea generale.

Di cosa si tratta? E’ un siero leggero per contorno occhi e labbra che dovrebbe distendere i tratti, idratare la pelle ed illuminarla, donando appunto uno sguardo fresco. L’applicatore a pompetta, molto comodo, consente di prelevarne una giusta quantità che poi si applica nelle due zone sopraccitate.

La mia opinione. Non so se è perché ultimamente ho notato che con la vecchiaia la mia pelle è diventata più secca (anche se i brufoli mi fanno sempre compagnia) ma questo contorno occhi mi sembrava non essere mai abbastanza. Lo applicavo e la mia pelle lo risucchiava immediatamente, come se non fosse abbastanza idratante, col risultato che dovevo utilizzarne un quintale. Ma anche se ne utilizzavo molto, la mia pelle sembrava si leggermente più di stesa ma niente di particolare o meglio, niente che altri contorni occhi da 10 euro non facciano tranquillamente. Insomma, per me si è rivelato essere un flop, soprattutto sotto il profilo funzionale.

Mi dispiace perché sto provando e ho provato altri prodotti di Purophi che non sono male, sebbene, almeno per ora, la mia idea su questo marchio è che sia troppo caro rispetto a ciò che poi si rivela, insomma un po’ rivenditore di pepe in Sardegna, come si sul dire. Non mi prendete per poraccia, voglio pure spendere 50 euro se un prodotto li vale ma quando non li vale… ciao proprio. E in questo caso, il contorno occhi Purophi non mi riavrà mai.

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Tanto sapete che alla fine torno sempre

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Anche se sono discontinua, sapete che poi torno sempre qui, che è un po’ il mio porto sicuro, il mio rifugio, anche se non mi è più possibile sfogarmi come un tempo perché sono diventata una giornalista famosa perché mi leggono oramai troppe persone che fanno parte della mia vita reale, sopratutto quella lavorativa, che è sempre più traballante.

Non penso sia giusto dover lavorare per vivere, dovremmo veramente avere tutti il reddito di cittadinanza. Non mi fraintendete, io amo molto il mio lavoro però ultimamente attraverso continue fasi di stanca in cui  mi chiedo se ho fatto bene, se faccio bene, se farò bene. So che è assurdo perché io ho sempre studiato e mi sono formata per essere una giornalista… eppure i dubbi, come diceva qualcuno più intelligente di me, sono il seme della conoscenza e in qualche modo quindi, ci aiutano anche a conoscerci meglio evidentemente.

Parlando di cose più allegre, giusto per non deprimerci troppo, avere visto che carine le t-shirt della linea Barbie che ha fatto Bershka? La trovo carinissima e siccome volevo una t shirt ma allo stesso tempo NON volevo risultare ridicola, ho preso quella con la foto delle Barbie. Sicuramente sarò ugualmente ridicola però non eccessivamente, dato che la scritta a caratteri cubitali BARBIE sarebbe forse risultata un po’ troppo per una persona della mia età.

Per il resto, mentre combatto col problema delle unghie che si sfogliano (AVETE QUALCHE RIMEDIO??? ditemi di si, vi prego) sto scegliendo una scuola per la piccola bambina. A me piacerebbe una scuola internazionale, dove però si imparasse decentemente anche l’italiano, perché purtroppo sento spesso di scuole bilingue dove l’italiano è molto trascurato e dunque gli studenti hanno poi delle difficoltà. A Napoli la scelta non è grandissima, purtroppo nessuna scuola di questo tipo è pubblica, quindi toccherà fare qualche sacrificio, magari nell’ottica che, parlando bene inglese, magari DB possa un giorno imbattersi nel piccolo George e diventare regina di Inghilterra, così io e Pier coroneremmo il nostro sogno di essere ospiti d’onore a un Royal Wedding.

E voi? Che news Avete per me?!

 

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Playlist – top 5 della mezza primavera

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Miei cari,

come di consueto, siccome questo è sempre un blog rock’n’roll malgrado tutto, ecco le migliori 5 canzoni selezionate fresche fresche per accompagnare la vostra mezza primavera, tra pezzi nuovi e vecchi, in un consueto mix che spero non sia troppo trash e vi faccia compagnia!

1 – Anitta – Indecente. So che è ultrapop ma questa canzone mi fa venire voglia di ballare appena sento l’intro iniziale. Porque yo soy mala de verdad.

2 – Blur – Country House. Per me da sempre questa canzone rappresenta la primavera, sarà perché le stampe a fiorellini che tiriamo fuori dalla naftalina mi fanno sempre venire in mentre le casette di campagna e quindi questa canzone d’annata dei Blur (che poi io ero team Oasis ma va bene).

3 – Immanuel Casto – Touche. Perché in primavera si risvegliano i sensi ed è sempre la stagione dell’amore… e poi poteva mancare alla mia playlist un pezzo di Immanuel Casto?

4 – The Fashion – Like Knives. Una delle canzoni che preferisco per la quantità di energia che mi trasmette da sempre, perché è un po’ datata. La metto spesso quando sono un po’ giù, come mi capita in effetti spesso in primavera e mi fa subito stare meglio.

5 – Blood Red Shoes .- God Complex. Anche se è uscita solo una manciata di giorni fa, questa canzone ha subito conquistato il mio cuore, sarà perché è un po’ cupa e mi rispecchia molto allo stato attuale

But you chucked me in the back
All tied up in a sack
But the solitude suits me

 

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Il complesso del 2 maggio

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Miei cari,

come è andato questo lungo ponte del primo Maggio? A patto che ne abbiate fatto uno, è chiaro, perché se siete sfigati come me e avete fatto 2 giorni di festa vi stringo la mano e vi do una grande pacca sulla spalla.

Questo maggio spero francamente sia foriero di tanto sole, di caldo e magari di un po’ di stress in meno, perché davvero a volte torno a casa che mi sento nemmeno a pezzi, proprio a cubetti piccoli, motivo per cui mi piacerebbe distrarmi un po’, perdermi anche, perché no, allontanarmi comunque dal mio quotidiano o comunque, dalla parte più stressante di esso.

Vi chiedete mai in che direzione sta andando la vostra vita, se è quella giusta, se è quello che volevate /volete veramente fare? Me lo chiedo spessissimo ultimamente e la risposta è sempre no, purtroppo sia al livello personale che quello lavorativo. Sarà depressione primaverile (tipo depressione post parto) o forse influisce il fatto che da quando sono madre non posso più neppure andare in bagno da sola e devo ritagliarmi a fatica spazi per fare tutto, sarà tutto quello che voglio ma comunque non sono molto felice.

Supererà la nostra eroina questa depressione? Mi toccherà prendermi una vacanza dalla mia vita di tipo tre mesi? Dovrò andare in Tibet come Brad Pitt ma senza di lui?

E chi lo sa.

D’altro canto, viviamo in un paese senza governo da praticamente due mesi, senza governo uno perde i propri punti di riferimento, forse è per questo che mi sento così. Vorrei solo che la situazione migliorasse in fretta. Vorrei solo avere la forza d’animo per far migliorare questa situazione.

 

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Come farsi forza quando la fiducia manca – Post di Servizio

Dall’ “Enrico V” di William Shakespeare il discorso sulla battaglia di San Crispino:

ENRICO:
Chi è mai che desidera questo?
Mio cugino Westmoreland?
No, mio caro cugino.
Se è destino che si muoia, siamo già in numero più che sufficiente;
e se viviamo, meno siamo e più grande sarà la nostra parte di gloria.
In nome di Dio, ti prego, non desiderare un solo uomo di più.
Anzi, fai pure proclamare a tutto l’esercito che chi non si sente l’animo di battersi oggi, se ne vada a casa:
gli daremo il lasciapassare e gli metteremo anche in borsa i denari per il viaggio.
Non vorremmo morire in compagnia di alcuno che temesse di esserci compagno nella morte.
Oggi è la festa dei Santi Crispino e Crispiano; colui che sopravviverà quest’oggi e tornerà a casa,
si leverà sulle punte sentendo nominare questo giorno, e si farà più alto, al nome di Crispiano.
Chi vivrà questa giornata e arriverà alla vecchiaia, ogni anno alla vigilia festeggerà dicendo:
“Domani è San Crispino”;
poi farà vedere a tutti le sue cicatrici, e dirà:
“Queste ferite le ho ricevute il giorno di San Crispino”.
Da vecchi si dimentica, e come gli altri, egli dimenticherà tutto il resto, ma ricorderà con grande fierezza le gesta di quel giorno.
Allora i nostri nomi, a lui familiari come parole domestiche – Enrico il re, Bedford ed Exeter, Warwick e Talbot, Salisbury e Gloucester – saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno questa storia.
Ogni brav’uomo racconterà al figlio, e il giorno di Crispino e Crispiano non passerà mai, da quest’oggi,
fino alla fine del mondo, senza che noi in esso non saremo menzionati; noi pochi.
Noi felici, pochi.
Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello,
e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata,
e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui,
e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!
C’è qualcosa che fate sempre, un riturale praticamente, quando vi sentite giù di morale e i vostri punti di riferimento sembrano venire a mancare?
Personalmente, rileggo questo famoso breve monologo tratto dall'”Enrico V” di Shakespeare, in cui Enrico spiega al cugino di non desiderare un esercito più numeroso, perché il valore dei suoi uomini è grande e la futura battaglia non lo intimorisce.
Spesso ci sono cose che non vanno bene, grandi o piccole e certo mi rendo conto che a volte non bastano mille dialoghi di Shakespeare per risollevarsi. Però, anche quando qualcosa non va come vorremmo, l’importante secondo me è cercare di trarne un insegnamento giusto, un qualcosa di positivo, non fosse altro che la forza per andare avanti e cercare di fare meglio nel futuro.
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