Verso il premio Strega: “Il gioco” di Carlo D’Amicis

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Miei cari,

forse non  tutti lo sanno – e quindi ve lo dico – ma la lettura è una mia grande passione. Dovrei dire era perché da quando ho la bimba e lavoro full time, purtroppo riesco a leggere molto meno di quello che dovrei e ovviamente la cosa mi rende molto triste ma anche molto abile a ritagliarmi momenti nella giornata in cui posso leggere qualche pagina in tranquillità. Certo, il mio lavoro talvolta mi aiuta perché ogni giorno devo leggere diverse cose e riesco quindi a infilare qui e la  le mie letture di piacere o almeno ci provo.

Al momento sto leggendo, dietro consiglio del mio amico e collega Alessandro, il nuovo libro dello scrittore Carlo D’Amicis “Il Gioco”, candidato al Premio Strega 2018.

Qui , in un articolo di Claudio Magris  potete trovare un po’ di informazioni circa l’autore ed il libro ed anche un piccolo estratto, se vi fa piacere.

Il libro è incentrato sulle vicende di tre persone che si snodano essenzialmente attorno alla ricerca del piacere e al dolore che spesso da questa deriva. Si tratta di un romanzo erotico tendenzialmente, che ha come tema il sesso e soprattutto la pratica della triolagnia, meglio nota anche come cuckhold, il che mi rendo conto possa apparentemente spaventare o far pensare “ma che ti stai leggendo, Roryna cara”, però vi assicuro che è narrato con uno stile elegante e mai volgare, neppure quando descrive scene appunto di sesso, molto curato e colto senza però sfociare nel lezioso, insomma è una lettura davvero piacevole come non ne “incontravo” da tantissimo tempo.

E’ piuttosto voluminoso anche se si fa leggere speditamente, però secondo me questa caratteristica lo rende perfetto per l’estate, da leggere non tanto sotto l’ombrellone dove c’è troppo caos ma al riparo, in un piccolo baretto poco frequentato nella controra oppure a casa propria, distesi su una amaca su cui lasciarsi cullare.

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Assenze forzate (dal destino)

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Filicudi – foto puramente di repertorio (sigh)

Uno dei miei maestri di comunicazione mi diceva sempre “non dobbiamo farci governare dal tempo ma governare noi stessi il tempo”. Tutto bello, bellissimo, peccato che non mi abbia mai spiegato come si fa e soprattutto, che certi ritmi siano talmente incalzanti da non consentirci di gestire davvero la nostra vita. Così purtroppo mi tocca trascurare il blog ed è un peccato perché mi manca scriverci così come mi manca tutto ciò che è connesso a questo mio piccolo mondo, come seguire e commentare soprattutto gli altri blog che leggo da tanto tempo.

Ad ogni modo luglio è iniziato e la voglia di vacanze in me è sempre più prepotente. Mi piacerebbe così tanto staccare, anche solo per poco, avere un po’ di tempo tutto per me e spero proprio di riuscire a governare il tempo in modo tale da concedermi un pochino di tregua. Per il reso il lavoro si fa più stressante non perché sia aumentato in mole ma perché secondo me col caldo e i tanti mesi che si accumulano e lo stress mentale che ne consegue, chiunque arriva a luglio con l’esaurimento nervoso. Ma anche questo fa parte del gioco, quindi grandi respiri e si tira avanti, perché ce la dobbiamo fare anche questa volta.

E voi? Che cosa mi raccontate?

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Cose shockanti che accadono nel nostro quotidiano

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Miei cari,

vi siete mai resi conto di quante cose allucinanti accadono nelle nostre misere esistenze ogni giorno? Roba da romanzo, da film horror anzi, nei peggiori casi, roba che nemmeno nei film horror succede mai!

Questo profondo pensiero mi è scaturito quando l’altra sera prendevo da bere col mio amico Andrea e parlavamo di una conoscenza comune, da lui definita come “la tipica ragazza lavorante in un salone da parrucchiere di terz’ordine, di quelle che mai faresti venire a casa per farti fare lo shampoo e la piega” (OVVIAMENTE nessun intento classista, era una battuta ed ora capirete perché).

Questa conoscenza, questa ragazza, era fidanzata con un nostro amico comune, persona molto carina, di cultura, insomma piacevole a differenza della signorina in questione che era la quintessenza della tamarraggine, ad un livello così infimo da non saper neppure coniugare un solo congiuntivo. Ma la verità è un’altra.

Quanta gente conoscete, ambosessi chiaramente, carina e piacevole che però è impegnata-sposata-ha una tresca con persone tremende (e non parlo solo di cessi a pedali ma appunto anche di gente profondamente stracciona di pensiero)?

Ahimé ne conosco a bizzeffe e mi chiedo come mai accada. Certo, potrete dirmi che magari a questi/e la gente perdutamente rozza piace, che ci si trova bene… ma come è possibile, dico io, se poi dopo un po’ di tempo o si lasciano oppure diventano insofferenti, iniziando magari anche a sparlarne, senza però magari avere il coraggio di lasciarle?

E a proposito di questi, vogliamo parlare di quelli/e che coltivano il tradimento come uno sport? 

Mi spiegate che motivo c’è di stare con qualcuno se poi lo si tradisce sistematicamente? Dietro ad un tradimento ci sono molti motivi e lo sappiamo, però se questo si ripropone sistematicamente e magari anche con diverse persone, perché non fermarsi un attimo a chiedersi se si è contenti di ciò che si ha o se non sarebbe meglio desiderare dalla propria vita qualcosa di meglio?

…. Altro da aggiungere? Ditemi la vostra!

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Salviette autoabbronzanti Garnier: funzionano davvero?

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Miei cari,

diciamolo: in estate avere un colorito che non sia quello di un cadavere a passeggio è molto piacevole. Dal momento che non è sempre facile abbronzarsi al sole, specie se come me si ha lo stesso colorito di Casper e serve un mese al mare solo per diventare beige, ben vengano gli autoabbronzanti.

Sarò onesta: fin’ora ho provato solo alcune creme autoabbronzanti, che francamente su di me non avevano sortito questo grande effetto. Purtroppo non posso fare neppure le lampade, dato che ho migliaia di nei a rischio, quindi ciccia.

La mia ultima spiaggia sono quindi gli autoabbronzanti veri e propri e così, quando mi sono imbattuta in queste favolose salviette Garnier, non ho potuto fare a meno di comprarle, alla modica cifra di 1, 20 euro a bustina.

Come funzionano? Sono delle semplici salviette, del tutto simili a quelle per struccarsi, che vanno passate su viso e collo con regolarità per alcuni giorni, finché non si ottiene il colorito desiderato. Dopo l’applicazione, stando a ciò che dice la confezione, il colore compare dopo qualche ora. Nel frattempo, bisogna subito lavare bene le mani e naturalmente, lasciare che il prodotto si assorba bene prima di rivestirsi. Il prodotto non dovrebbe macchiare, nè conferire un colorito troppo aranciato.

La mia opinione: Le salviette sono effettivamente facili da usare, non sono eccessivamente imbibite quindi il corpo si asciuga in pochi minuti e sono anche piuttosto pratiche, anche se siete in  viaggio, L’odore non è piacevolissimo, un po’ come quello di tanti autoabbronzanti. Ho fatto due applicazioni e purtroppo non ho notato alcun risultato, forse giusto un leggero ingiallimento sulle braccia ma niente di più (ho deciso di metterle soltanto sul corpo). Ora è vero che io sono veramente pallida e non mi aspettavo miracoli ma neppure che dopo due applicazioni non si vedesse granché se non con un ENORME sforzo di immaginazione.

In conclusione: Poiché ho un altro paio di salviette credo ripeterò le applicazioni ma sinceramente, ora come ora il prodotto non mi ha convinto e non credo lo riproverò. Lo consiglierei forse solo a chi a già un colorito olivastro o comunque lievemente abbronzato, soprattutto per capire se fa la differenza con una carnagione chiara come la mia.

E voi? Avete mai provato questo prodotto? Quale autoabbronzante mi consigliereste?

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Endless Summer

Ditemi quello che volete, che fa caldo, che ci sono blatte e zanzare… però a me l’estate continua a piacere, anche se quando studiavo e non avevo una figlia (sic) potevo decisamente cazzeggiare di più.

Ma come ben sappiamo, c’è un tempo per ogni stagione della nostra vita ed è anche giusto così.


bionda

Questo giugno mi ha portato dei capelli biondissimi che sto adorando, anche se non so quanto dureranno prima di diventare paglierino, però per il momento ce li possiamo tenere.

Al lavoro la situazione è sempre la stessa,  mi sento ugualmente insoddisfatta e soffro non poco, vorrei potervi dire di più ma purtroppo chi ha un blog da tempo sa bene che non si può sempre parlare a cuor leggero di questioni private e che anzi, tocca spesso mordersi la lingua.

Mi piacerebbe fare un piccolo viaggio, anche solo prendermi una settimana tutta per me, mi andrebbe bene pure un giro a Panecuocolo, come si suol dire e spero vivamente che questo progetto si possa concretizzare, magari più in la.

Ho comprato diversi libri nuovi e non vedo l’ora di leggerli tutti, in realtà a me piace leggere in relax e silenzio, condizione oramai impossibile nella mia vita, però non ci arrendiamo.

Mi sembra che tutto NON vada per il verso giusto però voglio sperare o illudermi che prima o poi qualcosa – almeno una – si sbloccherà.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sul perché ho deciso di diventare giornalista (e altri racconti)

intervista

Ogni tanto mi chiedono e mi chiedo pure da sola perché ho deciso di diventare una giornalista. Mi capita quando devo fare un’intervista e mi immedesimo troppo nelle storie personali degli altri oppure quando trovo ingiusto un certo accanimento mediatico nei confronti dei dettagli più morbosi che emergono da ogni storia, soprattutto quelle di cronaca nera.

Tutto è iniziato quando avevo 11 anni. Ci trasferimmo nella casa nuova, mia madre, mia sorella ed io. I nostri vicini di casa erano due giornalisti, lei lavorava a Mediaset, lui era caporedattore di un quotidiano locale e poi sarebbe diventato inviato di Sky. Erano giovani e simpatici, molto dinamici e già questo mi piaceva. Li vedevo uscire di notte o rincasare alle 7 del mattino, perché era successo un fatto di cronaca, prevalentemente nera, come un omicidio oppure perché avevano preso qualche superlatitante. Quando tornavano presto a volte mi portavano un cornetto o una pizzetta e facevamo colazione insieme, mentre mi raccontavano delle loro ultime avventure. Perché io ero piccola e per me quelle erano avventure, non avevo idea chiaramente che si trattasse della vita reale o meglio, i loro racconti erano così avvincenti da sembrare ben altro, anche se erano storie di persone comuni (più o meno).

Ero piccola, la mia scuola faceva abbastanza pena e ricordo che venivo anche mediamente bullizzata, come alle scuole medie è successo a tanti. Mia madre era molto severa e non mi faceva uscire granché, se non per un cinema qualche sabato e niente di più, di rado mi portava lei stessa in giro e comunque non le faceva piacere che io stessi in giro per conto mio perché egoisticamente si preoccupava, come se tenendo in casa un figlio si potesse preservarlo in automatico dal mondo. Così io capii che dovevo diventare una giornalista, per raccontare quello che mi circondava, le storie della gente ma soprattutto perché volevo poter uscire quando volevo, tornare di notte, non starmene sempre chiusa in casa. Volevo vedere il mondo, anche se era fatto di una violenza che non riuscivo neppure a concepire.

Non mi sono mai pentita di aver scelto questa strada, sebbene purtroppo non mi senta veramente portata per questo lavoro, anche se non so bene che altro potrei fare nella vita. Quello che so per certo e che dico a voi, sapendo che qualcuno che raccoglie le mie parole ci sarà di certo è che i figli non vanno mai chiusi in casa ma sempre stimolati, a loro va dedicata sempre tanta attenzione, anche se siamo stanchi e distrutti e bisogna insegnare loro e anche a noi stessi, che i sogni vanno sempre inseguiti perché se si è costanti, prima o poi, in un modo o nell’altro, potremo coronarli.

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Le recensioni: Purophi, il contorno occhi che non convinse

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Miei cari,

oggi post recensione girlie ma non troppo (TUTTI DOVREBBERO USARE UN BUON CONTORNO OCCHI) per parlarvi del Luminous Eeye Lip di Purophy. Premetto che avevo già regalato questo prodotto al mio caro Pier e che, scioccamente, nonostante lui lo avesse già recensito, mi sono fatta abbabbiare dalla gentile estetista durante la giornata Purophy in una delle mie bioprofumerie di fiducia e così l’ho comprato a circa 45 euro, che poi è veramente un prezzo pazzo in linea generale.

Di cosa si tratta? E’ un siero leggero per contorno occhi e labbra che dovrebbe distendere i tratti, idratare la pelle ed illuminarla, donando appunto uno sguardo fresco. L’applicatore a pompetta, molto comodo, consente di prelevarne una giusta quantità che poi si applica nelle due zone sopraccitate.

La mia opinione. Non so se è perché ultimamente ho notato che con la vecchiaia la mia pelle è diventata più secca (anche se i brufoli mi fanno sempre compagnia) ma questo contorno occhi mi sembrava non essere mai abbastanza. Lo applicavo e la mia pelle lo risucchiava immediatamente, come se non fosse abbastanza idratante, col risultato che dovevo utilizzarne un quintale. Ma anche se ne utilizzavo molto, la mia pelle sembrava si leggermente più di stesa ma niente di particolare o meglio, niente che altri contorni occhi da 10 euro non facciano tranquillamente. Insomma, per me si è rivelato essere un flop, soprattutto sotto il profilo funzionale.

Mi dispiace perché sto provando e ho provato altri prodotti di Purophi che non sono male, sebbene, almeno per ora, la mia idea su questo marchio è che sia troppo caro rispetto a ciò che poi si rivela, insomma un po’ rivenditore di pepe in Sardegna, come si sul dire. Non mi prendete per poraccia, voglio pure spendere 50 euro se un prodotto li vale ma quando non li vale… ciao proprio. E in questo caso, il contorno occhi Purophi non mi riavrà mai.

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