Dopo tempo, torno a scrivere

… e lo faccio perché sono un po’ giù, anche se, come dico sempre io (e dicono sempre i Ministri), poi passerà. E perché il mio scrittore preferito mi ha spronata a farlo e chi sono io per oppormi a questo?

Ecco la primissima parte, che dedico ai miei amici Pier , Peppe, Giorgia e naturalmente, a Massimiliano.

Aspetta, com’era l’accordo?” bisbigliò tra se’ Serena, tirando su col naso, anche se non era il massimo dell’eleganza, se ne rendeva conto. Era seduta sul pavimento, gambe incrociate e con la sua vecchia chitarra acustica imbracciata a mo’ di chanteuse o almeno, quella era l’impressione che desiderava dare, nonostante si trovasse da sola in casa, o quasi. “La, si minore e Re se non mi sbaglio” strimpellò qualche corda, lentamente, con lo strumento udibilmente non accordato. “Che vita di merda, che lavoro di merda, che ufficio di merda” pensò poi, citando l’Ispettore Coliandro (nella versione televisiva, rigorosamente) socchiudendo gli occhi scuri. Aveva le palpebre gonfie, come quando si è pianto a lungo. Le guance un po’ scavate, erano sporche di mascara e matita nera, colato via assieme alle lacrime e che le conferiva un aspetto da ragazzina dark dei primi anni duemila, nonostante avesse già trent’anni. In realtà, anche se aveva l’aria stanca e i capelli un po’ arruffati e crespi, di un biondo dorato, che sulla sommità del capo prendevano una strana forma, quasi come una specie di aureola.

Si può essere più stupidi?” non riusciva a non pensare a quanto successo 24 ore prima. E a quello che diceva Oscar Wilde sulle lezioni che ti da la vita, che le impariamo solo quando non ci servono più. Sospirò, pensando che sarebbe dovuta andare dal parrucchiere o almeno sciacquarsi il viso, perché non si può essere depressi e brutti allo stesso tempo, è veramente la morte civile. Strimpellò svogliatamente ancora un paio di note; altro che trent’anni, certe cose sono praticamente sempre uguali a tutte le età e siccome lei suonava la chitarra da quando aveva 15 anni e a volte sentiva di avere le medesime paturnie, in quel preciso momento sembrava essere tornata la teenager di più di un lustro prima, quella che andava al Liceo Genovesi e che non amava per niente il greco antico. Mentre si dedicava a queste elucubrazioni mentali, fu distratta dal trillare del suo cellulare. Spostò con delicatezza la chitarra, che poggiò sul parquet e si alzò in piedi con uno slancio rapido. Recuperò il cellulare, anzi lo smartphone, da una mensola e dette un’occhiata: era una nota audio del suo amico Pier, che la fece istintivamente sorridere. Se nella famosa vita di cui sopra, gli amici veri si contano sulle dita di una mano, sicuramente lui era uno di questi. Premette play sulla nota vocale che lui le aveva appena inviato. “Ma questo è impazzito?!” la voce della registrazione era leggermente gracchiante, forse Pier era per strada “Non ho capito… uno si frequenta, poi dall’oggi al domani sparisce per ventiquattro ore con la scusa di… mettere ordine tra i suoi pensieri? Ma che è, il cassetto delle mutande?!” . La voce di Pier era stranamente concitata, eppure era una persona sempre tranquilla e razionale, anzi, Serena amava definirlo la sua “ancora” nel mondo reale. Anche se le dava un fastidio tremendo quando un collega di Cattaneo&Zanetto la prendeva in giro, dicendole che viveva in un un mondo tutto suo, sapeva che sotto-sotto, aveva ragione. Semplicemente perché forse, tutti viviamo in un mondo tutto nostro, in qualcosa che ci costruiamo per difenderci dalle aggressioni estere, in una specie di rifugio a tutto il male con cui veniamo in contatto ogni giorno.

Sospirò, poggiando di nuovo il telefono sul tavolo: avrebbe risposto dopo. Nel muoversi, vide il suo riflesso nella specchiera che campeggiava nel suo salotto, una di quelle moderne, presa di IKEA, che le serviva tendenzialmente per vedere come si era conciata prima di uscire di casa oppure per scattarsi qualche selfie, sempre per il discorso dei teenager di cui sopra.

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Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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5 Responses to Dopo tempo, torno a scrivere

  1. alemarcotti says:

    Ti leggo sempre… Un abbraccio

  2. Pier(ef)fect says:

    Aspetto il seguito tesoro!! Baci e grazie ❣️

  3. Anonimo says:

    Non mi conosci ma ci incontriamo spesso in giro per lavoro. Secondo me sei bellissima e di classe, sei una dei pochi giornalisti giovani che sanno anche scrivere bene, per me sei la Veronica Serena Van Der Woodsen di Napoli!

Dammi amore!

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