Sul perché ho deciso di diventare giornalista (e altri racconti)

intervista

Ogni tanto mi chiedono e mi chiedo pure da sola perché ho deciso di diventare una giornalista. Mi capita quando devo fare un’intervista e mi immedesimo troppo nelle storie personali degli altri oppure quando trovo ingiusto un certo accanimento mediatico nei confronti dei dettagli più morbosi che emergono da ogni storia, soprattutto quelle di cronaca nera.

Tutto è iniziato quando avevo 11 anni. Ci trasferimmo nella casa nuova, mia madre, mia sorella ed io. I nostri vicini di casa erano due giornalisti, lei lavorava a Mediaset, lui era caporedattore di un quotidiano locale e poi sarebbe diventato inviato di Sky. Erano giovani e simpatici, molto dinamici e già questo mi piaceva. Li vedevo uscire di notte o rincasare alle 7 del mattino, perché era successo un fatto di cronaca, prevalentemente nera, come un omicidio oppure perché avevano preso qualche superlatitante. Quando tornavano presto a volte mi portavano un cornetto o una pizzetta e facevamo colazione insieme, mentre mi raccontavano delle loro ultime avventure. Perché io ero piccola e per me quelle erano avventure, non avevo idea chiaramente che si trattasse della vita reale o meglio, i loro racconti erano così avvincenti da sembrare ben altro, anche se erano storie di persone comuni (più o meno).

Ero piccola, la mia scuola faceva abbastanza pena e ricordo che venivo anche mediamente bullizzata, come alle scuole medie è successo a tanti. Mia madre era molto severa e non mi faceva uscire granché, se non per un cinema qualche sabato e niente di più, di rado mi portava lei stessa in giro e comunque non le faceva piacere che io stessi in giro per conto mio perché egoisticamente si preoccupava, come se tenendo in casa un figlio si potesse preservarlo in automatico dal mondo. Così io capii che dovevo diventare una giornalista, per raccontare quello che mi circondava, le storie della gente ma soprattutto perché volevo poter uscire quando volevo, tornare di notte, non starmene sempre chiusa in casa. Volevo vedere il mondo, anche se era fatto di una violenza che non riuscivo neppure a concepire.

Non mi sono mai pentita di aver scelto questa strada, sebbene purtroppo non mi senta veramente portata per questo lavoro, anche se non so bene che altro potrei fare nella vita. Quello che so per certo e che dico a voi, sapendo che qualcuno che raccoglie le mie parole ci sarà di certo è che i figli non vanno mai chiusi in casa ma sempre stimolati, a loro va dedicata sempre tanta attenzione, anche se siamo stanchi e distrutti e bisogna insegnare loro e anche a noi stessi, che i sogni vanno sempre inseguiti perché se si è costanti, prima o poi, in un modo o nell’altro, potremo coronarli.

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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14 Responses to Sul perché ho deciso di diventare giornalista (e altri racconti)

  1. TADS says:

    è un mestiere sopravvalutato, iconico, scenografico, si appartiene comunque a una casta, ho retto quattro anni poi ho cambiato indirizzo.

  2. alemarcotti says:

    Che bello quello che hai detto…. Era stare lì con voi col cornetto a sentire le storie😍

  3. Pier(ef)fect says:

    Non conoscevo questa storia di te, ma penso che anche se non ti senti portata, svolgi benissimo il tuo lavoro. Penso che comunque hai trovato la tua strada, sei emersa anche senza la spinta di un genitore e devi essere orgogliosa di te 🙂

  4. marymakeup says:

    fai sempre in tempo da cambiare strada…ma se una cosa ti tende felice, quella è la tua strada! 😀

  5. jesslan says:

    Perché dici che non ti senti portata?

  6. Mi è piaciuto molto l’articolo. Per anni ho pensato che occorresse trovare qualcosa da realizzare o di capire cosa valesse la pena realizzare per dire di aver trovato la strada della vita. In realtà l’esperienza mi ha insegnato che quello che più conta non è trovare la strada ma che quella presente è la strada da scegliere e da far diventare migliore. Lo ha espresso molto bene Dostoevskij.

    • La Rockeuse says:

      Questo è vero, a volte non ci pensiamo ma è proprio così, bisogna scegliere qualcosa e impegnarsi in ciò che si è scelto… che poi è ciò che faccio io 🙂

  7. Ciao io voglio diventare giornalista
    Conosci la Lumsa di Roma? Organizza un master di giornalismo
    Sono 2 anni, secondo te fare un master di questo tipo mi aiuterebbe a trovare lavoro o comunque a garantirmi L apprendimento della professione?

Dammi amore!

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