… Dicevamo? (Post riflessivo)

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C’è questa mia conoscente, perché definirla amica è troppo, che spesso sui vari social network pubblica indicibili pistolotti sul lavoro, sul fatto che non viviamo per vivere e viceversa, sul fatto che fa un lavoro per cui non ho capito se non ha studiato o comunque non le piace e via discorrendo. Generalmente quando leggo queste cose rido, innanzi tutto perché c’è tantissima gente che non lavora o che è sottopagata e si smazza, quindi se hai la fortuna di fare qualcosa che ti da da vivere dignitosamente devi solo ringraziare il tuo Dio, anche perché di questi tempi non si può andare troppo per il sottile.

Sono cresciuta in una famiglia dove tutti lavoravano, dalla A alla Z. Più volte in passato ho raccontato come mia nonna Giò si sia dovuta rimboccare le maniche e mettersi a lavorare per sostenere i suoi 4 figli dopo la morte di mio nonno, oppure come i miei genitori abbiano iniziato a lavorare giovanissimi per potersi mantenere anche agli studi, poiché altrimenti non avrebbero potuto conseguire la laurea. Quando mi sono laureata ho avuto una festa semplice ma bellissima e allegra, il mio papà è venuto da solo a laurearsi a Napoli e la mia mamma era accompagnata credo da sua zia e non sono sicura che abbiano festeggiato più di tanto. Ma quella era un’altra epoca.

Mi hanno dato la possibilità di studiare, di condurre una vita abbastanza agiata e serena. Peccato che io al giorno d’oggi arranchi terribilmente e non abbia la certezza di dare le medesime cose a mia figlia, a cui non voglio nemmeno pensare come pagherò l’università.

Ho la fortuna di fare un lavoro che amo e mi diverte moltissimo, eppure mi costringe a ritmi massacranti, in cui vedo pochissimo la piccola. E’ un paradosso: lavoro per darle un futuro eppure la vedo pochissimo nel presente e più passa il tempo meno la vedrò probabilmente. Quindi mi chiedo se faccio bene a lavorare tanto, se le capirà che in qualche modo lo faccio per lei, per noi, per poterci prendere una casetta tutta nostra, per stare bene un domani. Mi chiedo se sono padrona del mio tempo o mi faccio sopraffare da esso, diventandone una schiava.

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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11 Responses to … Dicevamo? (Post riflessivo)

  1. alemarcotti says:

    Lo capirà presto, te lo auguro. E ti ringrazierà 😀

  2. E’ un dilemma che credo affligga molte donne e anche molti uomini. Non saprei suggerire la risposta. Comunque sei fortunata a fare un lavoro che ti piace tanto! Comprendi chi si sente frustrato perché il lavoro che fa non gli/le piace, magari non riesce a trovarne un altro, e lo fa anche con impegno, ma nulla toglie che è avvilente a volte.

    • La Rockeuse says:

      Eh no figurati, io ho fatto mille lavori, alcuni pure molto infami e sono felice adesso di fare una cosa che amo ma in futuro chissà che combinerò. Siamo sotto al cielo

  3. marymakeup says:

    voi mamme….non vi invidio! Siete delle grandi ❤

  4. Mr Loto says:

    Credo che uno degli errori più gravi che si possano fare nella vita sia proprio quello di dare maggiore importanza alla sicurezza economica rispetto alla presenza.
    Conosco una signora che ha lavorato moltissimo nel corso della sua vita per dare un futuro al suo unico figlio. Quando questo è cresciuto si è trasferito all’estero e l’ha accusata di essere stata una madre assente, sempre presa dal guadagnare!
    Non fare questo errore.
    Bisogna lavorare certo, ma non dimenticare mai quali sono le cose che contano davvero.
    A presto.

    • La Rockeuse says:

      Questo è vero, infatti io mi dico sempre che non esagerare e che le priorità vere sono altre. Attualmente sto cercando casa, quindi devo cercare di incamerare più soldi ma spero sia solo un determinato periodo e che non si protragga a lungo…

  5. francimakeup says:

    È così guarda io parlo della mia esperienza da figlia: mia mamma lavorava in banca e tornava a casa sempre tardi, io andavo a scuola e poi dai nonni. Me ne sono accorta negli quanto mi è mancata, è una sensazione che aleggia quando ripenso alla mia infanzia. Sai cosa? Credo che l importante sia esserci come sicurezza e punto di riferimento, se succede qualcosa mamma c’è è lì e ti protegge. Un bacio bella mammina

    • La Rockeuse says:

      Questo è vero, io per esempio mi sono sentita e sento ancora terribilmente sola. Il che da un lato mi ha aiutato ma dall’altro… desidero ancora che qualcuno arrivi e dica “siediti, a te penso io”. 😉

Dammi amore!

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