Lavoro, brutte esperienze, lezioni da prendere

Miei cari,

oggi che è la festa della Repubblica e in cui più che mai dovrebbe essere importante la sua Costituzione (forse), specie il suo primo articolo, voglio parlarvi di due esperienze lavorative che ho concluso recentemente in modo purtroppo brutto. Non voglio chiaramente farvi avvilire ma anzi, vorrei che nel mio piccolo, queste disavventure facciano riflettere chi passa per di qui e far capire che l’importante è sempre rimanere se stessi, poiché nel lavoro è fondamentale e alla lunga vi assicuro che paga.

Come qualcuno di voi saprà, lavoravo per un magazine di cui non farò il nome, il cui progetto purtroppo naufragò principalmente per mancanza di soldi. Ad un certo punto tutti i collaboratori, me compresa, non erano retribuiti, motivo per cui non si poteva obbligare nessuno a scrivere, in quanto non c’era alcun tipo di garanzia né per il presente né per il futuro (non si sapeva se ci sarebbero stati dei fondi e quando o se il magazine sarebbe diventato una testata iscritta all’albo). Il magazine fu così abbandonato, salvo poi risorgere in concomitanza con le elezioni, praticamente perché doveva spingere la campagna elettorale di una persona vicina ai fondatori. Adesso io, per quanto sia fortemente contraria a questo genere di cose, non commento assolutamente il gesto poiché essendo un magazine gestito da privati, ognuno ne può fare ciò che desidera.

Il problema è che nessuno di noi redattori era stato avvisato della cosa e anzi, ci hanno praticamente tutti tagliati fuori, prendendo a lavorare (presuppongo aggratis) altre persone. La cosa altamente scorretta a parer mio è stata questa: il mancato avviso a tante persone che si sono prodigate senza retribuzione per un progetto e che da un giorno all’altro, lo vedono cambiare e si vedono sbattere fuori senza neppure lo straccio di un avviso. Dopo un po’ di amarezza iniziale, non me la sono presa più di tanto: lavorare per gente che non si comporta bene, per giunta aggratis è peggio che essere disoccupati e a ben vedere, ci toglie anche tante altre possibilità e soprattutto, la dignità.

La seconda esperienza è stata, ahimé, ben più dolorosa. Come sapete sono freelance, dunque collaboro con tante persone e ho spesso diverse tipologie di progetti in ballo. In particolare, a questa persona tenevo molto sia sotto il profilo umano che lavorativo poiché stavamo portando avanti assieme diverse belle cose. Questa persona mi aveva anche promesso un contratto che non mi avrebbe dato enormi garanzie ma almeno la possibilità di riscattare gli anni di università a prezzi non troppo eccessivi, il che mi interessava moltissimo.

Ultimamente, purtroppo, non sto passando un periodo facile da un punto di vista di salute (niente di grave, non vi preoccupate), però chiaramente, dovendomi dedicare ad altro, non riesco a dare nel lavoro il 100% come al solito. La salute è qualcosa di personale, che non siamo tenuti a condividere per forza con chi lavoriamo, specialmente se non c’è alcun contratto di vincolo (ma poi soprattutto, in nessun contratto di lavoro c’è scritto “se stai male devi dirmelo per forza”) e se il “problema che abbiamo” non ci impedisce fisicamente di lavorare. Ebbene, questa persona, piccata evidentemente del fatto che non le ho detto cos’ho, ha deciso di sbattermi fuori dai progetti a cui lavoravamo assieme, adducendo come scuse che non sapendo che cos’ho, non sa nemmeno se posso sforzarmi col lavoro o meno (ma ti pare che se avevo qualche impedimento fisico non lo avrei detto?) e soprattutto che io, non volendole parlare della natura del mio problema, l’avevo quasi costretta a interrompere la nostra collaborazione.

Adesso, questo è un sopruso bello e buono. Non puoi costringere qualcuno a confidarsi con te minacciandolo velatamente di buttarlo fuori, non è giusto e non è scritto da nessuna parte. Più che altro, penso che questa persona volesse solo intrigarsi dei miei problemi personali più che darmi una mano, senza contare che ultimamente si era fatta fare un grande favore da una persona della mia famiglia ed evidentemente, ottenuto questo ha pensato di darmi il ben servito. Per questa cosa non vi nascondo che mi sono molto dispiaciuta però in definitiva sbaglio io e sapete perché? Una persona del genere non vale le mie lacrime, il mio dispiacere. Chi lavora con noi non dovrebbe pretendere di farsi gli affari nostri e se lo pretende, evidentemente non ci stima molto al livello professionale. E allora non ha molto senso continuare a collaborare con chi non ci considera, anzi.

Abbiamo un nostro valore, difendiamolo, sempre. E perdonate lo sfogo.

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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20 Responses to Lavoro, brutte esperienze, lezioni da prendere

  1. D. says:

    Rò dici bene non te la prendere. Nel primo caso lo sai, nell’editoria piccola e grande succede che la gente usi i mezzi di comunicazione per fare propaganda a questo e quello a volte cadendo anche in cose false e vergognose, vedi il caso Corriere e Expo. Meglio togliersi di mezzo a meno che i soldi non siano tanti. Poi la seconda persona onesto mi fa tristezza: hai avuto il favore, ti sei fatto i cazzi tuoi e ora mi butti fuori perché non voglio dirti che ho? La salute è una cosa privata e delicata… se non ne ho voglia di parlare, amico o datore di lavoro che tu sia, non ne parlo, fine del discorso. Se poi mi mandi via perché non voglio dirti cos’ho mi confermi che fai pietà e che non meriti che io condivida questo momento con te!

    stai su!

    • La Rockeuse says:

      Grazie del sostegno! Vero, questi casi esistono sempre, è inutile nasconderlo, parlando della prima brutta esperienza. Per quanto invece concerne la seconda storia, a me fa tristezza che una persona perda il tempo dietro alle mie vicende personali, manco fossi che ne so, un personaggio famoso di cui poi ti puoi rivendere i fatti a “Diva&Donna”…

  2. francimakeup says:

    No assolutamente non era tenuto a saperlo soprattutto se questo problema non ti rendeva inabile al lavoro che stavi svolgendo. Capisco la tua amarezza e mi dispiace però davvero alla fine forse ti sei resa conto con chi avevi a che fare

    • La Rockeuse says:

      Esattamente! Anche perché sicuramente, se la cosa fosse peggiorata, glielo avrei detto ma di mia sponte, senza “estorsione” di notizie. Comunque sì, quanto meno ho capito chi avevo davanti!

  3. Pier(ef)fect says:

    Che tristezza e che schifezza tesoro! Non capisco come la gente pensi di andare avanti trattando la gente che lavora (perché qualsiasi cosa produci di tuo pugno è un lavoro, grande o piccolo che sia) come dei burattini!! Scherziamo?!

    • La Rockeuse says:

      Eh tesoro tu che sai la vicenda, veramente io mi domando a che pro tra l’altro voler sapere i fatti miei, al di la del fatto (gravissimo) di trattare male i propri dipendenti. Veramente comincio a pensare, come ci siamo detti, che volesse usare l’informazione contro di me…

  4. Marco says:

    Quello che mi disgusta in realtà è che c’è chi usa queste spiacevoli eventualità per argomentare che tutto il mondo il mondo è marcio e che prima lo s’ impara….peppereppeppè!
    E vai di incultura, ovvero come accettare la scorrettezza a modo di legge di natura e insegnarla agli altri, avvilendoli. Beninteso, non sto accusando te di fare questo, semplicemente il cinismo diffuso rischia di affondarci perché se uno ha forza, iniziativa, voglia di mettere a frutto ciò che sa fare, è la cosa peggiore che gli puoi fare salvo ucciderlo.

    • La Rockeuse says:

      guarda tu hai ragionissima il vero problema è che dinnanzi a tali soprusi… cosa si può fare? Denunciare questa persona? Farle capire quanto fa schifo? Purtroppo io tento di prenderla positivamente, ribadendo che è uno schifo e lei è una persona che deve soltanto vergognarsi ma a me che resta da fare? Ben poco, salvo ripartire, ancora una volta.

  5. M.Elly says:

    come ti capisco, è un mondo marcio, dove le persone cercano comunque di prevalicare sugli altri; un mondo in cui se fai qualcosa di buono, o cercano di affossarlo, o cercano di non cagarlo pari, ma stanno lì ad aspettare un minimo errore, una sciocchezzina, per poi buttar veleno su tutto ciò che hai (provato) a seminare.
    Mi dispiace per questo tizio e per il magazine con cui collaboravi,è impensabile e assurdo.
    Ti racconto questa.
    Mio zio vive lontano e ha trovato il lavoro dei suoi sogni in giro per il mondo. Ho visto la felicità e la soddisfazione nei suoi occhi e nelle sue parole.
    Tempo di un fine settimana a casa, che il titolare lo chiama A TELEFONO e lo liquida, così, senza troppe spiegazioni (o meglio, spiegazioni insulse).
    Le persone non nutrono il benchè minimo rispetto per il lavoro altrui, non pensano neanche lontanamente a un eventuale (o più) sacrifici che una persona ha scelto di fare per un determinato lavoro.
    Non viene rispettato il lavoro degli altri nè riconosciuto come tale o dagli ignoranti totali, o da persone il cui potere è, o sembra essere, talmente grande, che alla fine non conta altro.

    • La Rockeuse says:

      No vabbè, questa storia di tuo zio è veramente incredibile, davvero mi lascia senza parole. Oramai queste situazioni schifose sono davvero all’ordine del giorno, non c’è che dire. Come dici tu, non c’è rispetto, nè al livello “lavorativo”, nè al livello umano. Io dalla seconda persona mi sono sentita dire che “mi sono tagliata fuori da sola” perché non avevo voglia di parlare del mio problema di salute. Come se poi fosse stato davvero importante per lei sapere che avevo…

      • M.Elly says:

        il bello è che mio zio ha mollato casa all’estero, sgomberando l’appartamento in affitto, parcheggiando momentaneamente la gattina da una cugina e decidendo di vivere lontano dalla moglie per il periodo pattuito. E’ il non pensare minimamente che c’è stato un sacrificio, un trasferimento, il lasciare in sospeso una vita costruita altrove.
        Per quanto riguarda il secondo tizio, è una scusa del cazzo. E’ assurdo.
        Se fosse stata una situazione invalidante, pericolosa o assurda, sarebbe stato comprensibile un dialogo da parte sua. La chiusura mentale è impensabile.

      • La Rockeuse says:

        E’ tremendo, davvero il datore di lavoro di tuo zio non ha mostrato la minima comprensione (o peggio non ha voluto mostrare comprensione) per la sua situazione, il che veramente mi spaventa perché in fin dei conti, è ciò che è successo a me. Chiusura mentale o menefreghismo, purtroppo. Appunto quel che è capitato a me, messa alla porta senza motivo con scuse assurde.

      • M.Elly says:

        e ricominciare è una merda, soprattutto se avevi fatto conto su un lavoro appagante e una retribuzione minima dignitosa per levarti di culo da casa. Mi dispiace per questa cosa, non te la meriti e la tua professionalità potrebbe essere un valore aggiunto al mondo del giornalismo, data la passione che ci metti.
        Sto quasi aspettando quando capiterà a me. Sai, alla fine penso che se fossi stata meno ambiziosa e mi fossi accontentata di vendere mutande sottopagata alla lovable, forse vivrei per conto mio.

      • La Rockeuse says:

        Questo mai, perché tu sei brava e devi inseguire i tuoi sogni e soprattutto, la carriera che desideri. Il successo arriverà, così come la soddisfazione personale. Al mondo non può esserci solo merda tesoro mio… ne sono più che certa 🙂

      • M.Elly says:

        tutti dicono che la ruota gira (per tutto…….), personalmente ci credo poco, perchè mi sembra che sia tutto molto più semplice quando nasci sotto una buona stella, che si chiama Famiglia Potente. Però vabbè, il modo per farci valere lo dobbiamo trovare, accidenti.

      • La Rockeuse says:

        Questo no, perché ho avuto molte volte la prova che gli stronzi, prima o poi, ottengono ciò che meritano. Io non auguro il male a nessuno, è peccato, io spero davvero esclusivamente che gli torni indietro il male che hanno fatto.

      • M.Elly says:

        non è augurare il male, appunto, è sperare che la ruota giri sul serio…

      • La Rockeuse says:

        Che poi, facci caso: quando ti capita una cosa brutta, se sei una persona intelligente ti aiuta a crescere, a reagire, a vedere le cose diversamente… magari capitasse pure a loro, ne trarrebbero solo giovamento.

  6. Marco says:

    La stupidità quando fa massa riesce a darsi ragione da sola. Quando succede, la gente ci crede e le stronzate diventano legge di natura, perché nessuno mette in dubbio un modo di fare se lo vede ovunque. Una specie animale che è riuscita a convincersi in questo modo di ogni assurdità e spesso l’ha seguita finché non si è autodistrutta più e più volte non è un buon candidato per la felicità a tempo indeterminato.

    • La Rockeuse says:

      Sai cosa, che a volte veramente non si sa che fare, forse già l’ho scritto. Credimi io ci ho pensato ma che potrei fare? Sputtanare questa persona? Denunciarla (non avendo però un contratto lavorativo)? Quello che dici è giustissimo ma purtroppo non sempre applicabile alla vita reale dove la scorrettezza la fa da padrone, per quanto sia ingiusto e ci faccia soffrire. Io non so che lavoro tu faccia e dove tu vivi ma purtroppo da queste parti è così, per quanto tutto questo sia orribile, me ne rendo perfettamente conto. Allora è facilissimo criticare e mettere al bando con un commento sul blog, sui social e via discorrendo ma di fatto dare un consiglio sensato è molto difficile.

Dammi amore!

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