Prove letterarie atto II

libro

Seconda parte del mio raccontino. Potete trovare la prima qui. Siate clementi!

Serena si guardò fugacemente attorno, sospirò e in quel preciso istante si rese conto d’aver svoltato. Come ogni lunedì mattina, si trovava sul sovraffollato vagone della metropolitana che doveva condurla in uno degli uffici dove svolgeva uno dei suoi lavori precariamente drammatici. Questo in particolare era quello che forse le era più odioso, non tanto per la tipologia di impiego o per la mole di lavoro ma per il suo superiore, che pretendeva che per 250 euro netti al mese ed in nero, andasse lì tutti i giorni dalle 9 alle 18. In passato aveva sognato migliaia di volte di mandarlo a quel paese ma non poteva, perché quei soldi, per quanto pochi, contribuivano a farle sbarcare il lunario. Ma questo era, appunto, il passato. Adesso avrebbe potuto tranquillamente mandarlo a quel paese, grazie alla posizione che le avrebbe giocoforza garantito il matrimonio con Roberto.

Se ne stava seduta in un cantuccio, come un po’ ripiegata su se stessa. I lunghi capelli chiari un po’ in disordine, gli occhi coperti da grandi occhiali da sole forse un po’ troppo hipster, completamente vestita di nero. Fissò per qualche momento una coppia seduta davanti a lei. Erano probabilmente di etnia rom, lo si capiva dalla loro pelle olivastra, dai loro abiti chiassosi e un po’ malconci ma anche dal fatto che parlottavano concitatamente in un idioma che lei non riusciva ad afferrare. Seduti vicini, abbracciati, ascoltavano musica da uno smartphone dividendosi gli auricolari come due ragazzini, nonostante fossero palesemente molto più adulti. Con lo sguardo schermato dalle lenti scure, Serena si soffermava su alcuni particolari. I leggings leopardati di lei, che stringevano cosce un po’ tornite, le unghie sporche di lui, lo scintillìo di qualche dente d’oro nei loro sorrisi. Sembrava che si volessero bene, quasi fossero felici, per quanto possa esistere al mondo un concetto univoco di felicità. Forse lei avrebbe continuato a indossare capi discutibili e di cattiva fattura, lui non si sarebbe mai lavato le mani e avrebbero campato di espedienti a vita e questa gioia di stare assieme li avrebbe abbandonati ben presto. Pensò allora a lei e a Roberto, da come dovevano sembrare esternamente. Magari non sembravano neanche felici o peggio, qualcuno poteva anche credere che fossero legati soltanto dall’utilitarismo. Lui, il direttore del grande giornale, lei la giovane giornalista molto carina ma senza grande talento. Aveva già sentito qualche commento a riguardo da parte di qualche collega che si era espresso a voce un po’ troppo alta, vuoi per distrazione, vuoi col preciso intento di farsi sentire. “Ma che ti importa” le aveva detto Elettra, che oltre a essere la sua amica più cara, era anche sua collega, con l’ovvio tentativo di tirarle su il morale “Sono solo invidiosi. Piacerebbe anche a loro essere fighi come te ed aver trovato uno come Roberto. E’ chiaro”. “La gente dice sempre cattiverie, sia che tu stia per sposare un direttore di giornale che un poraccio” le fece eco Andrea, altro suo amico e consigliere, col medesimo intento.

Serena sospirò, smuovendo le spalle, come se volesse sgranchirle un attimo. Probabilmente avevano ragione entrambi e di sicuro, angosciandosi per le dicerie altrui non avrebbe risolto molto. Lanciò un’occhiata alla copia del quotidiano – quello diretto da Roberto – che aveva tra le mani e che acquistava ogni mattina da quando praticamente frequentava il liceo. Scorse rapidamente qualche titolo di prima pagina. Politica, esteri, leoni marini che abusano sessualmente di pinguini. Curvò le labbra in una leggera smorfia, riflettendo che il giornalismo era oramai davvero ai piedi di Pilato, come si suol dire. Sollevò ancora lo sguardo sulla coppietta di ragazzi davanti a lei, che continuavano imperterriti ad ascoltare la loro musica, sbaciucchiandosi di tanto in tanto, sempre più simili ad adolescenti dei primi anni duemila. L’annuncio della sua fermata la portò bruscamente alla realtà. Si alzò di soprassalto, rischiando quasi di farsi cadere il giornale da mano, mentre raccattava al volo anche la borsa che teneva in grembo e precipitandosi verso le porte della metro, infilandosi tra la fiumana di gente.

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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One Response to Prove letterarie atto II

  1. pasqualedefalco says:

    La penna poetica | La poesia non cerca seguaci cerca amanti. Federico Garcia Lorca
    http://lapennapoetica.wordpress.com/

Dammi amore!

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