Lettera aperta a Dio

Il Crocifisso che parlò a S. Tommaso d’Aquino, custodito nella chiesa di S. Domenico Maggiore a Napoli

Disclaimer: lettera-sfogo piuttosto personale. Ho bisogno di scriverla e renderla pubblica come atto psicomagico per stare meglio quindi non temete se il suo contenuto vi risulterà altamente allucinante (o allucinato?).

Caro Dio,

tu che tutto vedi, probabilmente in questo momento leggi anche il mio blog, quindi voglio scriverti questa mia. Siamo sempre stati abbastanza vicini. Mi è stato imposto come nome “Veronica” che secondo la tradizione ebraica, che è quella che voleva seguire mia madre, è la vera icona di Cristo e siccome “nomina sunt consequentia rerum”, in qualche modo tu sei dentro di me e lo sarai per sempre. Per un lungo periodo della mia vita ti ho scacciato, non ti ho riconosciuto. Poi miracolosamente un giorno ci siamo avvicinati così, come due persone che s’incontrano per caso e si trovano subito bene insieme, come se si conoscessero da anni. Da allora mi sei sempre stato vicino e me lo hai dimostrato più volte, in cose piccole come in cose più grandi.

Poi è successo qualcosa che mai sarebbe dovuto accadere e che mi ha allontanata da te. Ho creduto che tu m’avessi abbandonata e che mi avessi voltato le spalle proprio nel momento del bisogno. Perché mai, mi domandavo, mi avevi fatto conoscere l’amore per poi strapparmelo brutalmente? Perché lo avevi permesso, ti chiedevo con rabbia? Perché mi hai dato molti doni, mi hai dato la bellezza esteriore ma hai acconsentito a che gli uomini mi usassero soltanto come la bambola che sembro, sicuramente bella ma priva di anima, da mettere in un angolo quando ci si è stancati di giocarci? E ti odiato in questi momenti e anche molto. Allora sono venuta a trovarti nella tua casa, a parlare con quel crocifisso con cui parlò anche S. Tommaso, sperando di non peccare troppo di presunzione e che come aveva parlato a lui, avrebbe detto qualcosa anche a me. Ed in un certo senso, è stato proprio così.

Allora ho capito che il male, purtroppo, non deriva da te ma dagli stessi uomini. E l’unico modo per non soffrire, per spezzare questa catena, perché il male genera solo altro male, è reagire facendo bene, perpetrando amore, che è la cosa più difficile che ci sia. Ci vuole una grandissima forza d’animo per fare bene quando si ha avuto soltanto dolore e nel cuore si ha qualcosa di simile alla morte. Qualcuno mi ha detto che quando si prova una grande sofferenza si è molto più vicini a te e che questo dolore ci prepara a vivere e a saper apprezzare le grandi gioie che ci saranno in futuro. Le cose brutte, come quelle belle, fanno parte della vita e per fortuna non sono destinate a durare in eterno. D’altronde in questa vita non siamo che di passaggio, quindi dovremmo tutti imparare a  non angustiarci eccessivamente e ad apprezzare quello che abbiamo di buono e in questo tu con me sei stato magnanimo.

Mi hai dato una famiglia che pur avendo i suoi problemi mi vuole bene, mi hai dato quattro sorelle splendide, mi hai dato l’amica di una vita che è Mara, una sorella acquisita che è Chiara che amo moltissimo, mi hai dato quell’angelo di Carmen, senza che mi metta a far elenchi, mi hai dato Enzo, Domenico e Simone e Davide che canta di notte solo per farmi felice, mi hai dato Pier che pur essendo lontano è sempre con me, mi hai dato anche le persone che leggono questo blog e che mi supportano come se mi fossero vicino a me e non sparse per il mondo. Mi hai dato la musica che è la mia vita, lunghe dita adatte a suonare e una voce che ho bistrattato per anni con alcol e sigarette ma è davvero bella. Soprattutto, dopo tanti anni di vuoto interiore, in cui non provavo assolutamente nulla, hai aperto di nuovo il mio cuore, mi hai reso di nuovo un essere umano capace di provare dei sentimenti veri e non soltanto dei surrogati di sensazioni.

Allora mentre scendevo la scalinata di pietra che conduce alla chiesa, senza la paura di cadere dai tacchi che ho di solito, ho realizzato che tu ci sei sempre stato e anzi, nonostante tutto, continui ad esserci sempre e comunque. Ho fatto male, ho ricevuto male, ho fatto soffrire ed ho sofferto ma devo partire proprio da questo per diventare una persona migliore, per imparare davvero dagli errori commessi e tentare di non riproporli ancora. Di colpo mi sono sentita alleggerita di quella terrificante oppressione che ho da quasi un mese al petto ed ho capito che probabilmente, per quanto abbia pianto abbastanza in questa vita, in futuro avrò ancora molte altre sofferenze ma potrò affrontarle con te al mio fianco e sicuramente mi saranno più lievi. Così concludo questa mia ringraziandoti sempre, per tutto.

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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32 Responses to Lettera aperta a Dio

  1. Michele says:

    🙂 abbraccione, mi allieta vedere che qualcuno riesce ad avere fede nonostante tutto, prima o poi dovrai insegnarmi come fai

  2. Antonio says:

    Che bella lettera, si vede che oltre che una bella ragazza sei una persona anche profonda e per questo devi essere fiera di te. Non devi essere triste perché se chi ha avuto la fortuna di stare con te non ti ha saputo apprezzare (ho capito che il problema è questo) non è colpa tua ma soltanto sua e sicuramente se non è un fesso un giorno lo capirà ma comunque fidati a volte fa paura l’idea di stare con una ragazza bella e intelligente, uno si sente messo in discussione. E come dicono i Co Sang, “ti tien a femmena ca t’ammieret, strunz”

  3. Pier(ef)fect says:

    E io cosa altro posso dirti se non che ci sarò sempre e ti voglio bene!? Nulla 🙂 Un abbraccione!

  4. Marco says:

    Come sempre la tua religiosità, così vicina al cattolicesimo classico, mi perplime (che bello “mi perplime”) perché ho sempre considerato i credenti come persone franche e buone ma poco inclini al dubbio e alla complessità (mi sono convinto che le persone più sorprendenti e interessanti non accettino facilmente le tante, troppe verità della fede). Ti seguo da un po’, non mi rientri per niente nell’ immagine “confessionale”, tradizionale di credente di cui sopra e trovo che tutto questo abbia un potenziale immenso: una credente di nuovo tipo che però (a differenza del sottoscritto) non arriva ad una religione reinterpretata e personale ma ne segue coerentemente una collettiva? Dai da pensare…

    • Marco says:

      PS Sul merito della lettera…è il caso di rileggersela con più calma, poi ti dico.

    • La Rockeuse says:

      Questo tuo commento mi fa felice perché credo anche io di essere una cattolica anomala, nel senso che ho un rapporto col divino molto mio, ho un dialogo proprio con Dio (non voglio sembrare presuntuosa) e quindi immagino che capire questa cosa per gli altri, specie se non vivono la religiosità, sia molto difficile. Posso dirti che sto ancora esplicando questa mia religiosità, è una ricerca e un combattimento continuo, ho anche pensato di prendere i voti a un certo punto anni fa ma ho poi capito che non è la mia strada, almeno per il momento.

  5. Marco says:

    Il mio cuore (sai, quel vecchio pezzo di silicio ammuffito che mi ritrovo) dice “commovente, fotografa perfettamente quei momenti di comunione, di pace completa ed istantanea che chiunque ha provato almeno una volta nella vita e che, sia magari la Natura, la felicità, il contesto, nessuno, proprio nessuno può ostinarsi ad attribuire del tutto a sé stesso”
    Il mio cervello (il feroce setaccio dei pensieri altrui che mi ha dato molti nemici, a volte non cercati) però sostiene “c’è forse una contraddizione nell’attribuire al mondo e agli uomini il male e il bene, che si concretizza anch’esso in cose e relazioni nel mondo e tra gli uomini a Dio? Non rischi un manicheismo agostiniano, il vecchio dualismo rigido fra spirito e materia? Anche chi ti vuol bene è di questo mondo, <> direbbe un agnostico”

    • La Rockeuse says:

      Sono d’accordo ma ti dico subito che Agostino superò poi il manicheismo :p Ad ogni modo, al mondo c’è moltissimo bene, come puoi vedere anche da ciò che ho scritto, perché ovviamente se c’è il male c’è anche il bene. Per quanto riguarda Dio, credo fermamente che lui voglia il nostro bene ma siccome per comprendere il bene bisogna aver patito la sofferenza, perciò lui non ci infligge la sofferenza ovviamente ma ci assiste nel momento del dolore, aiutandoci a superarlo. In molti momenti ho sofferto e ho sempre trovato, piano piano, giovamento nella preghiera. Ho passato giorni in cui non mangiavo, non mi alzavo dal letto, facevo anche cose peggiori per distrarmi, ero lontana da Dio… non dico di essermi gettata alle spalle questo dolore ma sicuramente adesso ci convivo, lo accetto, andrò avanti 🙂

  6. alfredinik says:

    Davvero una bella lettera! Anche se suona strano detto da uno sconosciuto: un abbraccio (no, non mi firmerò “Adam”) 🙂

  7. pennyvlane says:

    Una volta, quando ancora frequentavo il catechismo, lessi un racconto che mi è sempre sembrato molto esaustivo del rapporto con Dio che i credenti dovrebbero avere nei momenti duri :
    “ Una notte ho fatto un sogno. Sognavo che camminavo sulla spiaggia con nostro Signore e nel cielo; vedevo scene della mia vita. Per ciascuna d’esse, vedevo che lasciavamo due scie di impronte nella sabbia. Una erano le mie, l’altra quella del Signore. Quando l’ultima scena della mia vita passò innanzi di noi, guardai indietro, e notai che molte volte, lungo il cammino della mia vita, le impronte erano solo di una persona. Constatai che ciò accadde nei momenti più angustiosi e difficili della mia vita. Ciò mi rese triste per davvero, e dunque domandai a nostro Signore: “Signore, Tu mi dicesti, quando io decisi di seguirTi, che tu avresti sempre camminato con me. E avresti percorso insieme a me l’intero cammino. Ma ho guardato indietro. E nei momenti di maggiore tribolazione, nella sabbia dei passi della vita, solo c’era una serie di impronte. Non capisco perché, quando più ne avevo bisogno, tu mi hai abbandonato. Il signore rispose: Mio figlio diletto. Io ti amo e mai ti lascerei nelle ore di sofferenza. Quando vedi nella sabbia solo una impronta di passi, e non due, è perché è proprio lì che Io ti ho preso in braccio.”

    • La Rockeuse says:

      Che meraviglia, non ho mai letto questo racconto ma è davvero bello! Più di una volta mi sono trovata in difficoltà, come ovviamente tutti ed ho pensato di essere veramente sola. Poi piano piano ho capito che non era così, perché mi sono ritrovata vicino delle persone che hanno saputo confortarmi ma soprattutto, ho trovato un’enorme forza dentro di me che mi ha spinto a reagire. Una mia cara amica, la Carmen che cito nella lettera, mi ha detto che se noi facciamo qualcosa, poi Lui ci viene immediatamente incontro ma dobbiamo comunque noi per primi sforzarci di trovare una strada, appunto di reagire. Io ho capito che la mia era il perdono… e quando l’ho concesso, mi sono sentita veramente un’altra.

  8. ellevibi says:

    Carissima, lasciatelo dire: tu sei AVANTI!
    “E l’unico modo per non soffrire, per spezzare questa catena, perché il male genera solo altro male, è reagire facendo bene, perpetrando amore, che è la cosa più difficile che ci sia. Ci vuole una grandissima forza d’animo per fare bene quando si ha avuto soltanto dolore e nel cuore si ha qualcosa di simile alla morte. Qualcuno mi ha detto che quando si prova una grande sofferenza si è molto più vicini a te “: io questa cosa l’ho capita da poco, che ho quasi il doppio dei tuoi anni 😉
    Mi fa un certo effetto leggere nel tuo post pensieri che io stessa ho fatto e a cui sono arrivata per strade diverse dalle tue.
    Aggiungerei anche che proprio mentre si sta male, si è ricevuto il male e si sente il cuore pesante e stretto da una morsa, “perpetrare amore” aiuta ad alleggerire il proprio dolore. Ma forse questo era già implicito nel tuo post.
    E si, la sofferenza davvero ci avvicina a Gesù. Approfondirei volentieri ma non credo che questa sia la sede adatta. 🙂

    • La Rockeuse says:

      Innanzi tutto che bello leggerti! come stai?
      sono felice che tu ti rilegga in queste mie parole! Non ti nascondo che ci ho messo anche io un bel po’ di tempo a capire questa cosa, nel senso che prima mi accanivo, mi arrabbiavo ma poi ho capito che era tutto inutile, che danneggiavo prima me stessa e poi gli altri. Bisogna cercare di stare bene, distaccarsi veramente dal male e concentrarsi sull’amore, su chi ha veramente bisogno di noi. E’ vero che quando si riceve male non è facile pensare di far del bene eppure anche un solo piccolo gesto, come può essere aiutare una persona ad attraversare la strada, donare un abbraccio a qualcuno, questo ci può far stare meglio. Oggi ho capito che mi stavo angosciando per una persona che assolutamente non merita il mio dolore, perché mi ha ridotta al fantasma di me stessa, a una persona cattiva e vendicativa quale io non sono e non voglio essere mai. Non voglio vendetta, voglio soltanto amore nella mia vita. Forse in questo senso il crocifisso di S.Tommaso ha parlato anche a me!

  9. marymakeup says:

    invidio la tua fede…

  10. carlomirante says:

    Ho gli occhi lucidi…e concordo con altri che invidio la tua fede perchè da molto tempo mi sono allontanato per vari motivi, ma ultimamente c’è stata una scintilla….

    a presto

  11. Katia says:

    Felice di non essere l’unica religiosa anomala,e in un momento della mia vita,più o meno simile a quello che descrivi nella lettera,di colpo e chissà poi perchè mi ritrovo a leggere sul tuo blog.

    • La Rockeuse says:

      ecco questa è una cosa bellissima che mi hai scritto e sinceramente spero che in qualche modo abbia potuto aiutare anche te, se non altro a credere che possiamo farcela tutti 🙂

  12. KATIA says:

    Oh si, mi ha aiutata eccome! UN ABBRACCIONE

Dammi amore!

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