Rock’n’roll Stories #3

Miei cari,
oggi anziché il solito post metto qui un piccolo racconto breve, ispirato come al solito ad una delle mie tante storie deprescio. Spero vi piaccia (e non vi angosci troppo).

The judgement day has come
Johnny was a girl
While the eternity
Survives to the last TV show
That’s morality
Killed us for a while
For a long time

The Niro – Johnny

– Comunque volevo comunicarti che esistono anche tante altre canzoni al mondo eh. Anche di The Niro, tra l’altro.
Disse Elisa, scoccando un’occhiata dall’alto del suo computer ad Angelica, come sempre detta Angi, che se ne stava rintanata in un angolo della stanza, tipo bambina messa in castigo. Era seduta sul divanetto di pelle marrone della redazione – se così si poteva definire – sistemato sotto un enorme poster di David Bowie ai tempi in cui era The Thin White Duke, il Duca Bianco. Angi aveva le gambe distese su quella pelle consunta e piena di scritte fatte con pennarelli indelebili dalle band che erano passate per di lì, visto che quella in cui lei ed Elisa lavoravano era una rivista musicale.
– Lo so, figuriamoci.
Rispose un po’ stizzita ad Elisa che le sorrise di rimando, replicando con fare sornione.
– Eh lo so che lo sai. Di The Niro, intendo.
– Ma smettila.
La fulminò con lo sguardo. Aveva gli occhi gonfi e probabilmente lo spesso strato di matita nera e le ciglia ingessate di mascara del medesimo colore non erano una scelta felicissima o quantomeno, non aiutavano a mitigare l’effetto di una notte di pianto. Si passò una mano in volto, sfregandosi una guancia. Aveva le maniche del pullover grigio e un po’ stazzonato tirate a coprire quasi tutte le dita. Forse avrebbe dovuto stirarlo prima di indossarlo ma non aveva un gran rapporto col ferro da stiro. Quel giorno, tutto in Angi sembrava avere un’aria inquieta, persino i suoi stivaletti neri. Era quasi singolare vederla languire su quel divano, sotto quel poster. Non deve essere facile deprimersi sotto gli occhi di un cartonato del signor Bowie.
Elisa si alzò e le si sedette vicino, poggiandole una mano tra i capelli.
– Non devi. Nessuno merita le tue lacrime, davvero. Lo sai, un giorno ti sveglierai, ti guarderai allo specchio e capirai che tutto questo dolore è passato.
Angi sospirò, protendendo appena il viso verso le carezze dell’amica, come se ne avesse bisogno. Tossicchiò, forse per ricacciare dentro le lacrime.
– Non è così facile. Non starei così se non lo amassi. Se non fossi disabituata ad amare.
– Lo sai, è strano. E’ una persona così diversa da te, ci riflettevo ieri.
Aveva un’aria così seria, Elisa, mentre guardava Angi. Aveva gli occhi scuri e molto penetranti. Le sue dita sottili, dalle unghie laccate di bordeaux, continuavano a giocare coi capelli della ragazza, inanellandoli con delicatezza.
– E’ diverso anche da tutti quelli con cui se stata – continuò – Insomma, al massimo suona il campanello della porta di casa!
Poi fece una piccola pausa, sollevando lo sguardo.
– Effettivamente, mi è capitato di fissarmi con persone che non erano affatto adatte me, adesso che ci penso. Definire perché succedono queste cazzo di cose non è facile.
– Succedono perché devono succedere.
Replicò Angi, sospirando ancora una volta. Si mordicchiò appena il labbro inferiore, eliminando parte del rossetto color ciliegia che indossava.
– E forse mi è piaciuto subito proprio perché è diverso dal tipo di persone che frequento. Forse credevo che fosse più normale, forse credevo fosse la persona giusta per me. Forse non avevo capito niente in realtà, chi lo sa. So soltanto che l’ultima notte, quando era dentro di me, l’ho sentito come non ho mai sentito nessuno in vita mia.
– Perché scopavate senza preservativo.
Ironizzò Elisa, salvo venire subito raggiunta da un’occhiataccia di Angi, che non aveva preso bene quel commento.
– E che cazzo, Eli, sono seria. Sai cosa intendo.
– Scusami. Hai ragione…
Circondò le spalle di Angi con un braccio, stringendola leggermente a sé. Le sussurrò qualcosa di molto simile a un “ti voglio bene”.
– Anche io. E’ stato diverso, lo sai. Mi sono sentita per la prima volta in vita mia capita. Non so spiegarti bene questa situazione, perché così non mi è successo mai. E mi sa che sarà la prima e l’ultima volta.
Serrò le palpebre, deglutendo rumorosamente. Non proprio un bello spettacolo. Un paio di lacrime tinte di nero si affacciarono dai suoi occhi, con fare quasi timido.
– Non credo che succederà con nessun altro. E non credo che lui mi vorrà mai. Forse non funzionerebbe nemmeno…
Si fece più vicina ad Elisa, come se volesse sentire di più il calore del suo corpo.
– A volte penso che sono comunque fortunata. Ho provato comunque qualcosa di molto forte e non so quanti nella vita potrebbero dire lo stesso. E’ sempre meglio di niente.
Elisa la abbracciò, molto stretta. Angi nascose quasi il viso tra le pieghe soffici del maglione dell’amica e pianse in silenzio.

Now she dreams to rest in peace while
He wants to live another time
Johnny was a girl
She cried like a girl
Johnny was a girl

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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4 Responses to Rock’n’roll Stories #3

  1. FG says:

    Abbi fede. In te e in lui.

  2. Antonio says:

    Non so se il problema è che c’è qualcuno che non ti vuole ma comunque se non ti vuole o è cecato o è fesso, lascialo stare. Vai per la tua strada, ti ho visto l’altra sera al Perditempo a Bellini e spaccavi con la magliettina di Iggy pop

Dammi amore!

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