Oggi polemica

Ciao sono Rory e sono una ragazza triste.

Amati lettori,

oggi farò una piccola, piccola polemica.

Tutto è nato da una lettrice di YOUng che ha commentato sotto un post del mio blog lì su una cosa che è riassumibile con “i giovani d’oggi non vogliono andarsene da casa, non sono disposti a cambiare città e quindi non trovano lavoro e Mario Monti c’ha pure ragione”.

Ora, come ben sapete io sono per la libertà di opinione e come ri-ben sapete, non trovo ci trovo nulla di strano o anormale nel fare le valigie e trasferirsi in un’altra città se questo contribuisce ad aiutarci a realizzarci (in qualsiasi modo questa cosa sia possibile). Purtroppo, negli anni di esperienza che il bazzicare il web mi ha dato, ho imparato a mie spese come la gente dietro uno schermo si senta libera di commentare, giudicare e quant’altro senza capire la situazione o comunque la persona che c’è dietro quel post, quell’articolo, quella cosa scritta lì.

E’ un errore in cui siamo incappati tutti, non me la prendo certo sul personale, il discorso in questo caso si fa però generale. La commentatrice diceva lei stessa di aver cambiato parecchi anni fa varie città per studiare e lavorare e di avercela fatta (beata lei) ad affermarsi. Per quanto la cosa sia molto bella, purtroppo 7-10 anni fa le cose erano molto differenti da come lo sono adesso, perciò non credo si possano fare dei confronti. E’ innegabile che dieci anni fa trovare lavoro, in Italia o all’estero, fosse molto più facile.

Forse sbaglio io che non mi faccio la valigia e non me ne vado veramente in Papuasia, non lo nego, però quello che mi domando è questo (disclaimer: il discorso potrebbe non piacere a tutti! Io vi ho avvertiti!)

Visto che c’è crisi, chi mi garantisce che se mi trasferisco a Panecuocolo trovo sicuramente lavoro?

Allora io, come tanti, mi faccio il pari ed il dispari e decido di rimanere nella mia città o comunque in Italia, perché se non altro è il mio Paese, non sono straniera in terra straniera e ho sempre la possibilità di rimediare qualcosa da fare. Certo, non è bello, it’s a living direbbero nella mia lieta Inghilterra ma è così. Ci vuole coraggio di questi tempi a trasferirsi, perché per uno che ci riesce, altri cento non ce la faranno… e non ditemi di no.

Non voglio entrare nel merito e non voglio sapere come se la cavavano quelli delle famose “generazioni precedenti”, l’unica cosa che dico è: non giudicate. Se uno per un motivo o l’altro non può trasferirsi e qui non trova lavoro e magari la cosa gli pesa, non condannatelo, pensate soltanto che come lui ce ne sono tanti e che se gli dite “eeeeeh ma tu perché vuoi rimanere a casa” non contribuirete di certo alla sua situazione.

Ma voi? Che ne dite? polemizzate con me?

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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19 Responses to Oggi polemica

  1. Demart81 says:

    Dyo quanto odio la gente che “ce l’ha fatta” che pontifica e sindaca sulle scelte degli altri.
    E non perché io sia soloinvidioso. Ma perché vogliono che il loro paradigma sia universale?
    Ancora una volta, le parole definitive le dice l’ottimo Gilioli.
    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/06/liberisti-col-culo-degli-altri/

  2. Demart81 says:

    Sì, appunto, è un pensiero diffuso. Poi ne parliamo a voce, anche io sento di certi discorsi…

  3. Quando c’è da polemizzare mi trovi sempre a portata di mano!
    Sono d’accordissimo, in questo periodo è davvero tutto più difficile e comunque queste persone commento/giudizio facile hanno rotto e sono l’esempio di un popolo di rimbambiti sia che ce l’hanno fatt o meno. Pure io potrei dire di avercela fatta (avendo messo le basi in un altro periodo) ma cosa è più stabile ormai? Bisogna vedere cosa significa questo avercela fatta e poi che pensano questi, che uno parte e appena sbarca in terra straniera insieme ai tizi coi cartelli degli affittacamere o delle macchine a noleggio trovano pure i banchetti con i contratti pronti da firmare?
    mah…

    • La Rockeuse says:

      Vedi, tu ce ce l’hai fatta, diciamo così, sei perfettamente conscia dei cambiamenti del periodo, quindi non ti accanisci o non fai la figa con gente come me che palesemente arranca e questo accade perché sei intelligente.
      Poi è chiaro, io non dico che queste persone non abbiano faticato per affermarsi, anzi ma anche se hanno solo 10 anni più di me lo hanno fatto in tempi molto più semplici e comunque diversi da quelli che viviamo adesso…
      Ma poi non si rendono conto che nel famoso estero, luogo nebuloso dell’animo umano, stanno inguaiati esattamente come stiamo inguaiati in Italia?

      • Appunto e poi ce l’ho fatta fino a un certo punto, sicuramente è un successo personale perchè mi sono sfidata anche quando tutto remava contro e ho costruito cose che altri colleghi manco c’hanno provato e comunque ho una base che un minimo mi tutela ma mica si può parlare di sicurezza stabile e men che mai definitiva.

      • La Rockeuse says:

        Ecco, come penso tante altre persone che come te sono riuscite a concludere qualcosa… però tu lo ammetti, altri men che mai. Non so se hai letto quello che mi ha postato Demart81 ma io concordo appieno, non si possono fare paragoni, il riuscire è dato da tanti fattori e mi pare davvero superficiale giudicare gli altri, anche perché diciamocelo, il più della gente non si sforza nemmeno di capire il punto di vista mio e di quelli come me!

  4. Si ho letto e comunque si, chiedere di riflettere è davvero troppo prima di sparare un commento a vanvera. A me ne hanno dette di tutte i colori che lì x lì mi urto troppo e rispondo, poi mi prende a ridere perchè rileggerli e vedere come mi definiscono, cioè esattamente il contrario di quel che sono è davvero esilarante. ..e con che boria poi, hanno proprio bisogno di sfogarsi porelli…

    • La Rockeuse says:

      Un qualunquismo e una superficialità assurda. Capisco che capire la personalità di qualcuno da internet è tutt’altro che semplice ma sparare a zero (e a caso) è peggio!

  5. Eugenio says:

    Ciao Rory!
    PREMESSA: mi sento chiamato in causa perché faccio, o meglio, provo a fare il tuo stesso mestiere, essendo un giornalista – NON PROFESSIONISTA – freelance a Londra da tre mesi.

    Se mi permetti, quando dici: «Ma poi non si rendono conto che nel famoso estero, luogo nebuloso dell’animo umano, stanno inguaiati esattamente come stiamo inguaiati in Italia?» dici una cosa giusta e sbagliata allo stesso tempo.

    Giusta perché sì, è vero: c’è tutta una mitologia (davvero irritante) dietro a questa storia dell’andarsene dall’Italia a tutti i costi – alimentata peraltro da svariati direttori di giornali nostrani che non esitano a pubblicare lettere e/o articoli che narrano di storie di italiani che arrancavano nel proprio paese, mentre fuori “ce l’hanno fatta” – però è vero, d’altro canto, che per tutta una serie di ragioni, di consuetudini e di leggi non scritte da nessuna parte ma radicate da decenni nella nostra storia e ormai praticamente inestirpabili, è quasi impossibile riuscire a realizzarsi nel nostro paese, a meno che tu non abbia conoscenze, o culo (meglio se entrambi).

    La mia storia è piuttosto lineare: all’ultimo anno di università ho lavorato nella redazione di un quotidiano nazionale per poco meno di un anno prima di lasciarlo, stanco delle beghe interne alla redazione e con la certezza che il praticantato non me l’avrebbero MAI aperto (troppo oneroso per loro, che pure mi pagavano, a differenza di tante altre redazioni).

    Fin da subito, vista la mia immensa passione per l’Inghilterra e per Londra in particolare (derivatami dalla splendida musica che questa piccola isola ha prodotto negli ultimi 50 anni, e anche su questo suppongo di essere sulla tua stessa pagina) sapevo che l’unica cosa che avrei potuto fare era di “provarci” (non me ne volere se indulgo nell’uso di questo verbaccio), e mi sono trasferito per fare un master in International Journalism alla City University.

    Su 140 studenti di tutte le età e provenienze, dalla Cina al Brasile al Sud Africa, 14 erano italiani, ossia Il 10%, la nazione più rappresentata dopo gli USA (che però hanno 313 milioni di abitanti, poco più di 6 volte la nostra popolazione). Insomma, non ero davvero l’unico a cui era venuta quest’idea.

    Risultato: è stato bello, divertente e molto impegnativo, ma soprattutto mi ha reso spendibile in termini professionali sul mercato del lavoro dei media britannico: durante e dopo il corso ho trovato facilmente delle pubblicazioni (anche nazionali) disposte ad offrirmi un periodo di internship gratuito, che mi ha permesso di farcire il cv e rendermi “appetibile” per un lavoro pagato. Adesso sono freelance, lavoro a turni e sono costantemente alla ricerca di un nuovo progetto o di una nuova commissione, però qualsiasi cosa che mi viene pubblicata mi viene anche pagata, e riesco a pagarmi l’affitto senza problemi. Non navigo nell’oro, non vivo in centro e non riesco sempre ad approfittare dello splendore offertomi da una delle più belle città d’Europa, però non ci penso, perché le alternative nel mio paese, che pure amo alla follia e mi manca – ah se mi manca – semplicemente non sono più accettabili. E non è stato così solo per me: dei 14 di cui sopra, alcuni sono tornati, altri sono ancora qui, dove, tra alti e bassi, si vive. Mentre in Italia, se sei fortunato e hai il culo parato, si sopravvive.

    Non ci illudiamo, io sono uno dei fortunati: senza l’aiuto dei miei genitori non avrei potuto fare il master che mi ha instradato qui a Londra. Ma alla fine, in Italia, non è lo stesso per i giovani giornalisti? Chi riesce a diventare professionista senza fare la scuola al giorno d’oggi? NESSUNO, e anche se ti promettono un tirocinio, te lo fanno fare in estate per qualche mese, NON PAGATO che anzi i soldi te li chiederebbero loro, ma non lo fanno perché li hanno comunque già presi con la retta salatissima dei due anni (il master a Londra costa 1/3 della scuola di giornalismo Walter Tobagi di Milano) e alla fine non ti tengono neanche se sei il nuovo Travaglio, perché giornalisti si diventa, e devono far diventare qualcuno che non sei tu, a meno che non conosci tal dei tali che sta nel CDA, o che rappresenta un qualche sponsor. Almeno per adesso, non chiedo più soldi ai miei. Ho 26 anni e mi sembra un miracolo, mentre dovrebbe essere solo normale. È mai possibile che abbia dovuto lasciare il mio paese per ottenere quello che è un mio diritto?

    Perdona il mio commento fiume ma è 25 Aprile, e per me, che oggi lavoro, il titolo del tuo post non potrebbe davvero essere più ficcante.

    • La Rockeuse says:

      Caro Eugenio,
      grazie innanzi tutto del commento.
      Amo molto Londra e mi ci vorrei trasferire anche io, sebbene penso sia difficile lavorare per un quotidiano/rivista/sito britannico arrivando lì da outsider, anche se sono bilingue.
      Sei fortunato e la tua storia è molto bella però vedi, la questione non cambia. Non mi accanisco contro quelli che “ce l’hanno fatta”, figuriamoci, dico soltanto che è complicato sia in Italia che all’estero e che al giorno d’oggi è ancora più complicata.
      Non dobbiamo pensare che nel fantomatico estero tutto sia più facile, dico solo questo.
      Ho almeno 5 amici che dopo due o più anni fuori sono tornati a casa con le pive nel sacco e t’assicuro che non tutti erano degli scimuniti e si sono dati di sicuro da fare.
      La vita è questione d’opportunità ma anche (e soprattutto) di fortuna.
      Anche io ho potuto frequentare un master grazie ai miei genitori ma comunque non ci ho ricavato granché, purtroppo.

      • Eugenio says:

        Haha, ma volesse il cielo e riuscissi a starmene qui almeno due anni!! Speriamo che il vento cambi, ma la vedo durissima.

        Ho trovato il tuo blog perché un amico che conosce le mie velleità da giornalaio (come mi chiama lui) mi ha linkato il pezzo dal blog di Cappellini, e ho letto il tuo commento. Qui puoi trovare più informazioni:

        http://www.thefrontpage.it/2012/04/13/il-libertario/

        Si capisce chiaramente che è ancora presto per parlare di un nuovo giornale, però le premesse mi piacciono, questa in particolare:

        “3. Serve una proposta editoriale radicalmente innovativa, che oltrepassi l’anacronistica barriera fra giornali di carta e web, e che abbatta la separazione castale fra giornalisti protetti dall’Ordine e dal sindacato e giornalisti che fanno i giornalisti e basta.”

        L’Ordine è una delle ragioni per le quali sono qui. La sua esistenza rende (quasi) impossibile lavorare da freelance in Italia. Che poi forse non dovrei venirlo a dire proprio a te, visto che dell’Ordine fai parte 😛

        Comunque dietro a questo progetto c’é Claudio Velardi, ex consigliere di Massimo D’Alema quando era premier. Un tipo assai simpatico, mi dicono. E poi è pure napoletano, quindi magari gli andiamo a genio a prescindere 😉 Io un tentativo lo farei, se e quando i tempi saranno maturi.

      • La Rockeuse says:

        Ahahah anche a me dicono spesso che sono una giornalaia :p
        Anche io ho letto dal blog del buon SC di questo nuovo giornale anche se sinceramente penso che le cose possano funzionare solo se siano innovative, per questo motivo avevo proposto qualcosa di davvero trash (!), anche perché di giornali seri ce ne sono fin troppi, è giunta l’ora di cambiare aria.
        Al momento si tratta (dicono) di un’idea ma chissà, magari le cose vanno davvero bene.
        Per quanto riguarda l’Ordine a me fa schifo e spero lo abbattano, perché anche io sono freelance con risultati disastrosi, tanto che io e alcuni colleghi abbiamo aperto YOUng (http://www.you-ng.it se vuoi buttarci un occhio) proprio per trovare un po’ di respiro tra uno sfruttamento e l’altro.
        Ma quindi tu pensi di tornare in Italia?

      • Eugenio says:

        Grazie per il link! È un progetto del quale non ero ancora a conoscenza, mi sembra valido e notevole vista l’età media dei redattori e considerando che Germano Milite è del 1986. Poi vedo con piacere che lui è di Caserta e appassionato del Meridione e della sua storia… Insomma, vi seguirò con attenzione e curiosità!

        Io non escludo di tornare in Italia in futuro, ma finché le cose procedono qui non ho altra scelta che quella di restare. Il nostro paese mi manca però, Napoli in particolare, anche se purtroppo non ho mai lavorato nella nostra città. Ho studiato e lavorato a Roma, prima di partire. Per questo tengo sempre un occhio aperto… 🙂

      • La Rockeuse says:

        Si Germano ed io siamo coetanei e siamo tutti attorno ai 25-30, abbastanza giovani insomma (altrimenti YOUng non saremmo :p)!
        Se ti fa piacere potresti aprire un blog sulla nostra piattaforma e raccontare la tua esperienza all’estero, sarebbe interessante!
        Beato te, amo molto Roma ma ci ho lavorato solo per un breve periodo e mi piacerebbe trasferirmi lì o a Milano. Anche se Londra… mi manca moltissimo!

      • kunstbar says:

        Ti ringrazio molto per la proposta! Perché no? Mi farebbe piacere poter contribuire da qui. L’unica è vedere se ho qualcosa di davvero interessante da dire.. 😀
        Leggerò con attenzione il sito per capirne la struttura e farmi un’idea più precisa, così da proporvi qualcosa.
        On a side note: vista la tua passione per l’indie, stavo pensando che potremmo avere degli amici in comune. Conosco da una vita Starframes e Pipers, immagino che ne avrai sentito parlare!

      • La Rockeuse says:

        Dai vedi un po’, se ti fa piacere noi siamo contenti!
        Conosco bene gli Starframes (ho avuto una mezza storia anni fa con l’attuale bassista :ppp) e anche i Pipers ovviamente, da vari anni 🙂 visti anche tantissime volte live!

Dammi amore!

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