Giorgio Gabber vs Luigi Techno: ovvero, delle mode ggggiovanili

Vecchie foto che ho ripescato in compagnia del mio quadretto dei Beatles!

Miei cari,

siamo qui riuniti oggi al focolare del rock’n’roll per parlare delle mode gggiovanili, ovvero come siamo stati etichettati (e veniamo etichettati ancora) per via di come ci vestiamo, come ci comportiamo, cosa facciamo e come lo facciamo.

L’idea mi è venuta in mente quando un troll di YOUng ci ha dato degli hipster (??? per saperne di più cliccate qui) e dunque mi sono detta che è una cosa allucinante, perché non è possibile che a 26 anni passati uno debba ancora classificarsi? Che ne è stato del crescere? Che ne è stato del “Se mi etichetti mi annulli” di Soren Kierkegaard? Se ne sono perse le tracce e tutti continuano a incanalarsi o a essere incanalati in categorie, come se non fosse possibile essere soltanto gente normale.

Facendo un po’ di sociologia spiccia, potremmo dividere il mondo gggiovanile e non in diverse categorie:

I punkabbestia: (parto da qui perché sono degli evergreen) coloro che vestono con abiti colorati e stracciati (anche se spesso di marca) hanno almeno un cucciolo con cui si accompagnano, stanno spesso seduti sui cigli dei marciapiedi a bere una birra della Lidl (quelli che non capiscono di globalizzazione) o una Peroni, perché costa poco e parlano di anarchia, dei bei tempi e qualche colto fa anche riferimento a Marx.

I truzzi/cafoni: Malvestiti che si riconoscono dai bomberini e gli accessori griffati (spesso falsi) la cui controparte femminile si trucca troppo e indossa scarpe tamarre e in pura plastica, che affollano le discoteche e ballano imitando i movimenti delle scimmie e degli orsi Marsicani. Talvolta sono molto ignoranti e ne vanno fieri.

I fighetti/chiattilli (a Napoli si chiamano così): La controparte figlia-di papà dei cafoni. Hanno abiti griffati e originali, case grandi e belle, votano PDL e si ispirano a Lapo Elkann e compagnia cantante. D’estate prendono la loro barca e se ne vanno a Capri e ad Ischia a farsi i weekend, i più chic arrivano addirittura alle Eolie. Spesso sono fuoricorso di tremila anni a giurisprudenza ma tanto non fa niente, perché poi comunque erediterai lo studio legale di nonno-papà-zio, quindi non hai necessità di laurearti in poco tempo.

Gli Indie/Sottocategoria: Hipster: Giovini studenti universitari spesso di materie letterarie, si riconoscono dagli ampi ciuffi tagliati ad arte, dai jeans aderenti, gli occhialoni da vista che spesso sono un vezzo poiché con lenti finte, magliette di gruppi musicali più o meno sconosciuti e aria assai compita. Sovente li senti parlare di astrattismo e idee platoniche, ancor più spesso del nulla cosmico. Frequentano baretti, possibilmente con musica dal vivo qualche istallazione artistica. Sorseggiano Long Island, poiché è un drink inventato durante il Proibizionismo negli States. Quando vanno ai concerti, anzi ai “live”, si ubriacano con due birrette per avere una giustificazione nel piangere i loro amori perduti.

Tutte le categorie sono più o meno in lotta (continua) tra loro.

E voi? Di quale categoria dicono che fate parte?

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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21 Responses to Giorgio Gabber vs Luigi Techno: ovvero, delle mode ggggiovanili

  1. E io che, pur non ritenendo di essere un cafone, combatto contro i chiattilli figli di Papà che ereditano lo studio legale in via Regina Elena come posso essere catalogato? Aiutami, ho una crisi di identità:-/

  2. Ellie says:

    Haha mi hai fatto morire con questo post, stupendo!
    Piccolo paradosso: se ora io dicessi di essere una hipster, di conseguenza non sarei più tale, in quanto la prima regola degli hipster è di mai definirsi tali (e la seconda da quel che ho visto è di arrabbiarsi come matti venendo chiamati tali). Ma non mi si pone il problema in quanto non credo proprio di poter appartenere a tale categoria… E ancor meno a una delle altre, per fortuna… Che sia un po’ indie anch’io?

    • La Rockeuse says:

      Secondo me sì, perché comunque se gli hipster poi si ispirano a MARCO MENGONI siamo tutti indie! Che poi, facci caso, pure gli indie impazziscono se li chiami indie…

  3. says:

    I punkabbestia, come hai detto tu, sono un evergreen e ciò che è vintage va salvaguardato (che PiazzadelGesù sarebbe senza di loro?), ma gli altri non sono che deformazioni gggiovanili accentuatesi nel tempo.. e, come tali, andrebbero arsi sul posto. Sono democratico e tollerante, lossò..

    Nota a margine: gli hipster, della cui categoria i massimi esperti (vedi: responsabili) sono gente come i Baustelle o Marco Mengoni.. prima di bruciarli, li prenderei a ginocchiate nelle gengive =3

  4. Demart81 says:

    Io cosa sono secondo te? 😀 (non vale la risposta “nu strunz”)

  5. A. says:

    ma se poi, proprio tu, mi dai dell’hipster…

    😛

  6. JLPicard says:

    Hai dimenticato i nerd e i geek.

Dammi amore!

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