Don’t teach me a lesson (‘cos I’ve already learned)

Foto artistiche di letti Ikea

Cari rocchettari,

avevo già parlato ieri dell’argomento sul blog che ho su YOUng ma ve lo ripropongo perché mi ha fatto davvero girare le scatole e anche perché c’è stato un prosieguo sulla faccenda.

Preambolo: un conoscente mi mostra un video servizio giornalistico realizzato da un suo collaboratore, domandandomi che cosa ne penso. Il tal servizio, che è meglio per voi ch’io non vi linki, era molto povero di contenuti, inoltre la persona che l’ha realizzato non parlava nemmeno in italiano corretto. Naturalmente esprimo la mia perplessità, dicendo che non mi sembrava comunicativamente efficace, soprattutto per questo leggero problema di lingua. Il mio conoscente inizia quindi a prenderla sul personale e giustamente decide di offendermi.

Come sapete, non ho alcuna pretesa al livello professionale, faccio quello che mi piace e spero che piaccia anche agli altri, non mi metto in cattedra e mai lo farò, anche perché non ne ho alcun diritto. Ma quando la gente che NON CONOSCE LA MIA VITA PROFESSIONALE inizia a sparare a zero, allora reagisco.

Di seguito le carinerie che costui mi ha detto:

– Non hai esperienza giornalistica. Quando avrai anche tu sei anni di esperienza in un quotidiano locale potrai parlare.

Certo. Non ho esperienza, vero. Peccato che ho iniziato a collaborare con un quotidiano locale (!) a quindici anni, dunque dieci anni fa. In più, la persona che ha realizzato quel servizio ha 30 anni; se collabora con questo fantomatico quotidiano da 6 anni, ha iniziato a 24, epoca in cui io già ero giornalista praticante. Mi sa che lo batto di qualche lunghezza.

– Ma avere esperienza vuol dire andare dal lunedì al venerdì a lavorare in un posto.

E sabato e domenica no? In effetti sì, io ho un lavoro molto particolare. Tutt’ora mi mantengo trovando i soldi nelle buste di patatine fritte. Però non si può dire che alzarsi, cantare brani di Gigione, vagare per negozi di dischi e poi andare al Perditempo non sia un’occupazione! (in tutto questo vi ricordo che questo conoscente non aveva assolutamente idea della mia vita professionale e neanche aveva capito quanti anni avessi. Un genio. Il bello è che vorrebbe che io collaborassi con lui!)

Il fatto che non parli bene italiano è bello, piace a tutti. E comunque c’è tanta gente che parla male anche di te.

E’ garantito. Tutto si può dire, tranne che io non parli italiano. In più parlare dialetto può essere simpatico ma è ghettizzante e se uno vuole fare informazione e rivolgersi a un pubblico ampio, ciò diventa una contraddizione in termini.

– Sei un po’ sbrindellata.

Sì, sbrindellato fa riot grrrl e mi piace.

Dopo avergli spiegato rapidamente che ho iniziato a scrivere quand’ero molto giovane e ho sempre fatto diversi lavoretti, questo conoscente piccato mi risponde:

– Ma nessuno è perfetto, siamo umani!

Figliolo, non ti ho detto d’essermi laureata a 12 anni e d’aver vinto il Nobel per la Fisica a 16. Ho studiato e lavorato… COME TUTTI.

Alla luce di questo, credo che queste non lo so…cattiverie (?) offese (?) mi siano state rifilate perché ho osato rispondere ad una domanda che mi era stata posta. Siccome questa persona non sapeva argomentare e controbattere, ha iniziato ad offendermi. La prossima volta, consiglierei, di non chiedere proprio opinioni se poi non le si accettano. Meglio questo, va.

Vi prego, criticate anche voi questa cosa! Vi voglio bene!

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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10 Responses to Don’t teach me a lesson (‘cos I’ve already learned)

  1. carlomirante says:

    ci sono persone mature che non accettano di essere privi del talento giornalistico e quindi la loro unica opportunità è offendere e attaccare persone che hanno talento ed esperienza.

    quando un giorno capiranno della loro inferiorità, allora dormiranno meglio la notte.

    Carlo

  2. Bob says:

    Io criticherei il fatto che questo voleva collaborare con te non avendo idea di chi sei e di che cosa tu faccia. Stai attenta.

  3. Se fosse capitato a me , dopo aver visto il servizio ed espresso la mia opinione negativa (giudicandolo da come lo hai descritto , ma sarei curioso di vederlo)…quando incomincia a parlare male ed offendere, io l’avrei guardato dritto negli occhi senza dire una parola…dopo che ha finito i suoi commenti, gli avrei detto (sempre guardandolo negli occhi) ….: “comunque fa cagare lo stesso”.
    Non ti abbassare al suo livello , sei migliore di lui.

  4. Adriana says:

    Non starti a confondere con queste persone, è proprio tempo sprecato 😉

  5. Adriana says:

    (Uso ‘confondere’ nel senso di ‘non starti a preoccupare, non ci pensare’) I giornalisti o aspiranti tali che non parlano italiano mi fanno venire in mente il personaggio di un romanzo che ho letto di recente, ‘Mia suocera beve’, di Diego de Silva, non so se ne hai sentito parlare (fra l’altro è ambientato a Napoli). E’ un libro un po’ strano, nel senso che c’è una quantità impressionante di divagazioni e riflessioni del protagonista che rallentano un po’ l’azione, comunque a me è piaciuto. E se lo leggi troverai una giornalista locale assolutamente improponibile 😀

  6. Maryp says:

    Behhh ….TI capisco sai??Essere schietti è controproducente (SEMPRE!) avere talento è sbagliato (perchè c’è chi non ne HA che cerca di farti sempre le scarpe), essere buoni è un grande difetto (perchè REGNA la cattiveria), ti capisco…Ma pensa a me … MI è andata peggio è stato proprio un mio collaboratore a criticare le mie scelte stilistiche…Dopo che l’ho aiutato in tutto e per tutto…Ed è magicamente comparso un commento molto ma molto offensivo sul mio blog… DA anonimo… SOno cose della vita…cantava qualcuno…

    • La Rockeuse says:

      Davvero? Che cosa brutta e triste, mi dispiace molto! Quando queste cose arrivano da chi collabora con noi, chi sentiamo quotidianamente e con cui dovremmo avere un rapporto di fiducia, sono ancora più tremende.
      ti mando un bacio 😉

Dammi amore!

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