L’unico sfigato è Martone

Libro consigliatissimo: Porno ogni giorni di Massimiliano Virgilio!

Avrete tutti letto che il prof Martone ha dichiarato che chi non si laurea prima dei 28 anni è uno sfigato. Giustamente, visto il suo cursus honorum, secondo lui può permettersi di giudicare gli altri.

Ora io non voglio sempre fare quella che – come dice mio papà – rompe l’anima, però secondo me il professore, raccomandazioni a parte (perché non si diventa ordinari a 29 anni, non in Italia almeno), è il classico figliolo di famiglia anche un po’ secchioncello se vogliamo, che ha potuto dedicarsi allo studio perché non aveva il problema di mettere insieme il pranzo con la cena. Non farò la morale a nessuno, un po’ perché non si fa, un po’ perché anche io ho avuto la fortuna di avere dei genitori che mi hanno permesso di studiare e se ho lavorato è stato unicamente perché mi andava e non perché ne avessi bisogno realmente, però c’è gente che invece va a rilento all’università perché ha la necessità di lavorare, non certo perché è fannullona, per dirla con Brunetta.

Volendo, potrei pure dire che io sono una gran figa rispetto a Martone, perché sono entrata nel mio ordine professionale quando ero più giovane di lui (tiè tiè Miché!) ma credo che vantarsi di questo genere di cose lasci il tempo che trovi. Per dirne una, non ho mai pensato che la laurea facesse la differenza fondamentalmente perché ci sono persone colte e di livello che non posseggono il famoso “pezzo di carta”, come per esempio Benedetto Croce… e sono convinta che Martone e il suo magnifico CV non valgano un’unghia del dito mignolo della mano destra del citato critico. Alla luce di questo, Martone caro, rifletti la prossima volta prima di dare aria alla bocca e tanti cari saluti.

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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13 Responses to L’unico sfigato è Martone

  1. Bob says:

    Concordo, questo qui è un cretino…
    p.s. ieri eri al Perditempo e ho anche tentato di salutarti ma non mi hai filato perché eri in bella compagnia di quello che organizza le serate al Cellar… (o mi sbaglio?)

  2. Carlo says:

    Caro Martone, tu i libri nemmeno li hai mai aperti, la Laurea ti è stata spedita direttamente a casa

  3. Adriana says:

    Non entro nel merito delle competenze di Martone e concordo sul fatto che la laurea sia ben diversa dalla cultura personale. All’università, però, ho conosciuto pochissime persone che avevano davvero necessità di lavorare per mantenersi, e peraltro facevano i salti mortali per cercare di rimanere più o meno in pari con gli esami. Non pretendo che la mia esperienza sia rappresentativa di tutti gli studenti italiani, però teniamo presente che, almeno fino a pochi anni fa, nel nostro paese c’è stata una forte presenza della classe media con la casa di proprietà e dei risparmi che consentivano ai genitori di pagare gli studi dei figli. Non prendiamoci in giro, la maggior parte delle facoltà, specialistica compresa, dura 5 anni: può capitare di andare fuori corso un anno o due, ma arrivare a 28 anni senza laurea a me sembra esagerato.

    • La Rockeuse says:

      Adri se vogliamo io devo ancora prendere la specialistica :p e siccome devo lavorare non penso ce la farò prima dei 28 anni. Onestamente ho conosciuto tantissime persone che lavoravano e studiavano per necessità e non per scelta e si sono quindi laureati in ritardo, senza per questo essere inferiori a chi si è laureato prima di loro.

  4. marcò says:

    Martone ha sbagliato le parole. E non le può sbagliare perchè un sottosegretario di governo non può dire sfigato come un bimbominchia di 16 anni.
    Ma il concetto lo condivido. Sei troppo sveglia per sapere che quelli che a 28 anni ancora non hanno conseguito la laurea sono virtuosi che studiano e lavorano.
    La frase giusta era: Chi non si laurea a 28 anni è fuori dal mercato del lavoro. Perchè è vero.
    E la frase era circonstanziata a chi si iscrive all’Università. Non al giovane in generale.
    Questo è quel che penso. Iscriversi all’Università e ancora non aver finito a 30 non serve. Semplicemente non serve.

  5. marcò says:

    Martone ha sbagliato le parole. E non le può sbagliare perchè un sottosegretario di governo non può dire sfigato come un bimbominchia di 16 anni.
    Ma il concetto lo condivido. Sei troppo sveglia per non sapere che tutti quelli che a 28 anni ancora non hanno conseguito la laurea non sono tutti virtuosi che studiano e lavorano.
    La frase giusta era: Chi non si laurea a 28 anni è fuori dal mercato del lavoro. Perchè è vero.
    E la frase era circonstanziata a chi si iscrive all’Università. Non al giovane in generale.
    Questo è quel che penso. Iscriversi all’Università e ancora non aver finito a 30 non serve. Semplicemente non serve.

    Reply

  6. Adriana says:

    Rory, ma tu hai preso la triennale, hai fatto il master in giornalismo e hai passato l’esame di Stato, è ben diverso, non sei stata con le mani in mano. La maggior parte delle persone fuori corso che ho conosciuto all’università, invece, erano fuori corso perché se la prendevano comoda, certo non perché avevano necessità di lavorare. Chi deve lavorare ha tutto il mio rispetto: ma credo che i veri studenti lavoratori siano una minoranza.
    Sul fatto dell’essere fuori dal mercato del lavoro, per me è poco sensato dire ‘va beh, tanto non c’è lavoro, se mi laureo a 25 anni o a 27 è uguale’. Per quello che sto vedendo, certo la situazione lavorativa è messa male, ma ai colloqui ha maggiori possibilità chi si è laureato in tempo e ha già fatto qualche esperienza lavorativa, piuttosto che chi è stato più tempo all’università. Onestamente, se avessi un’azienda anch’io direi ‘Tizio si è laureato in 5 anni e si è dato da fare, mentre Caio ci ha messo due anni di più e non ha ulteriori esperienze. Tizio mi sembra più sveglio’.
    Credo che in Italia sia dato troppo valore agli studi universitari e troppo poco alle scuole tecniche. Rivalutare gli istituti professionali sarebbe un buon modo per creare lavoro per i giovani. In sostanza, concordo con marcò: Martone ha sbagliato le parole, ma il concetto è giusto.

    • La Rockeuse says:

      Questo è vero, pardon, avevo capito male io! Quel che rimane è che però Martone non può fare discorsi così generali secondo me ci sono casi e casi e banalizzare rimane un errore. Ripeto, il distinguo tra cazzeggioni e gente che deve lavorare va fatto!

  7. Elettra says:

    Sono d’accordo con Marcò. Magari alla gente, non così tanta credo, che studia e lavora perché è l’unica maniera per pagarsi le tasse o l’affitto, girano pure un po’ le palle a dover rimandare un esame perché si è appunto dovuto lavorare per forza, perché questo vuol dire pagare ancora tasse e procrastinare l’uscita da un mondo così costoso (era questa la cosa da sottolineare) come quello accademico.
    Dai 18 (anno in cui in media ti iscrivi all’università) ai 28 sono 10 anni. In 10 anni ti rendi conto di un sacco di cose, anche del fatto che forse l’università non fa per te. Se poi essere iscritto all’università ti serve per avere un appiglio e non confrontarti davvero con il merdosissimo mondo del lavoro, questo è un altro (ma poi neanche tanto) paio di maniche.
    ciao bella 🙂

    • La Rockeuse says:

      Ciao :*
      oddio, comunque l’università non è facile anche se sei motivato, anzi. Io volevo mollarla ogni giorno, non l’ho mai amata. Andare avanti non è sempre così semplice, ho avuto amici che alla fine, visto che erano iscritti da anni anche se non amavano la propria facoltà, hanno scelto di laurearsi ugualmente per non buttar tutto all’aria.

Dammi amore!

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