Edda Ciano e il comunista – recensione

Premessa:

Appena ho sentito parlare di questa fiction “Edda Ciano e il comunista” (andata in onda ieri su RaiUno in prima serata), mi sono fregata le mani e pensando all’ennesima carampanata da commentare col mio fido Ciccio, mi sono subito piazzata davanti alla tv. E invece devo ammettere che, tolti i soliti elementi agiografici, non era troppo troppo male, anzi. Sarà che Stefania Rocca è brava, sarà che amo le isole Eolie (gran parte della fiction era ambientata a Lipari) ma devo dire che non è stato il solito strazio ridicolo che sono sempre le fiction Rai.

La fiction si apre sulla fine della Seconda Guerra mondiale. Tutti i soldati fanno finalmente ritorno a casa e tra questi c’è anche Leonida (detto Leo e interpretato da Alessandro Preziosi), che durante il conflitto si era anche distinto non si sa bene per cosa, il quale torna nella sua casetta di Lipari. Leo è anche un comunistone convinto e infatti quando torna, subito i compagni della sezione gli fanno una festa a base di vino e “Ammuninni!”. Devo dire che i siciliani non erano troppo caricaturali per fortuna, anche se Preziosi, pur essendo napoletano e quindi abbastanza avvezzo ad una cadenza forza, non sapeva assolutamente recitare con accento siculo. E vabbè.

Sulla ridente isoletta arriva anche Edda Ciano, che è stata confinata lì per due anni. Edda vive un dramma, perché il marito è stato ammazzato, suo padre, pur potendo, non l’ha salvato, gesto che ha minato il rapporto sia con lui che con la madre, ed i suoi figli si trovano in Svizzera. Edda si imbatte in Leo in maniera fortuita, mentre questi è al porto che sta scaricando un po’ di farina per la comunità. Ed è subito ammmore. Non si sa bene come mai, Leo offre la sua casa ad Edda, nonostante il suo anziano padre e mezza isola, guardino con diffidenza alla figlia del duce.

Ma Leo non si lascia intimorire, stringe amicizia con Edda e ovviamente si danno alla pazza gioia (in a biblic way). In tutto questo, però, cerca anche di rimettere assieme la banda del paese, il cui direttore era proprio il padre di Leo, particolare che alla storia non giova più di tanto. E così se ne stanno belli, felici&contenti a farsi i bagnetti a Lipari. Edda è una donna moderna, mette bikini ascellari e pantaloni ma anche lo smalto rosso sulle unghie, quindi tutti la guardano con ammirazione ma anche con terrore. Ah, m’ero dimenticata di dire che beveva e fumava come una turca. Comunque lei cerca di far emancipare la sua camerierina, la quale ama un ganzo locale e vorrebbe sposarlo, se solo il padre non fosse stato contrario (tuo patre non vuole). La povera camerierina pregava la Madonnina perché intercedesse divinamente col padre ma Edda le fa capire che sta perdendo il suo tempo e che se si vuol sposare deve farlo e amen. Vabbè.

L’idillio non dura, perché c’è l’amnistia ed Edda deve andarsene via. Va quindi a Capri ad incontrare sua madre Rachele, che intanto era confinata ad Ischia (scusate se faccio qualche errore storico ma non sono ferratissima sulla Mussolini family, eccezion fatta ovviamente per le cose collegate alla mitica Sophia Loren). E qui c’è un’incongruenza, nel senso che donna Rachele è raffigurata come una super sciura, mentre nella realtà doveva essere una cafonazza perché aveva origini umilissime. Mah. Comunque, Edda e Leo intraprendono un rapporto epistolare. Ad un certo punto, lei raggiunge i figli in Svizzera e chiede a Leo di andarla a trovare. Dopo vari traccheggiamenti, questo finalmente va da lei ma trova un picchetto di nostalgici del fascismo, che la salutano con la mano tesa e sgambettano a passo d’oca, perciò Leo, comunistissimo qual è, schifato va via.

Dopo altri traccheggiamenti, conditi da lei che beve come un’adolescente random al Duel Beat di sabato sera, si ricongiungono di nuovo, proprio nel giorno in cui lei ha venduto i diari del marito. E così sono finalmente insieme, ancora, anche se si capisce che sono destinati a separarsi.

In tutto questo, la figura di Edda Ciano e dei Mussolini tutti doveva suscitare pena e simpatia. Invece io ero stizzita, non solo perché la Rocca era settemila volte più figa della vera Edda Ciano ma anche perché queste cose mi sanno di revisionismo storico e mi danno un certo fastidio.

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Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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5 Responses to Edda Ciano e il comunista – recensione

  1. Ciccio says:

    Ottima riflessione!

  2. Adriana says:

    Non l’ho vista e mi par di capire che non mi sono persa niente.

  3. mimmo liguoro says:

    Una recensione brillante,ironica e completa.Da segnalare la messa a fuoco di dettagli laterali al fulcro della storia, che però danno più luce al tutto.L’angolazione soggettiva e’ marcata ma conferisce sale e sapore . Complimenti.

Dammi amore!

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