Le sorelle Fontana (recensione) – parte I

Ovviamente questo vestito non è delle sorelle Fontana (e ci mancherebbe) ma è di mia sorella piccola. Comunque sia, se Micol Fontana legge il mio post e mi vuole omaggiare di un vestito, si accomodi pure, io sono qui.

Ho deciso di scrivere questa piccola recensione della fiction di RaiUno “Le sorelle Fontana”, sotto consiglio di Ciccio, che apprezza sempre l’Aldo Grasso che c’è in me.

La fiction si apre negli anni ’30, in un paesino sperduto presumibilmente del Veneto, perché tutti parlavano come Clio MakeUp. In questo paesino c’è una tizia che fa la sartina in una stanzulella di casa sua ed ha tre figlie che fa faticare all’interno della sua “sartoria”.

Le figlie sono Zoe, una specie di carampana (interpretata da Anna Valle), Micol (che tutti pronunciano Mìcol ma credo invece si dica Micòl) la ribelle (interpretata da una dei Cessaroni) e infine Giovanna, una che non fa una beneamata mazza. Zoe si sposa con un tizio che fa il restauratore, mentre Micol nutre una passioncella per un tale abbastanza ricco di famiglia, di nome Enrico, che fa il giornalista (mestiere altamente erotizzante, of course. Non è un caso che tra le fila dei giornalisti ci siano personaggi come me, Ciccio, Cristiano, Germano Milite e pure Luca Giurato!).

Questo Enrico è però uno stronzo, in più la famiglia osteggia la sua unione con Micol e infatti i due si lasciano. Freudianamente parlando, quando hai una delusione d’amore, tendi a reagire dando una bella svolta alla tua vita (o almeno, così m’è stato riferito) e così Micol propone alle sorelle di andare a Roma, fare i sordi e aprirsi una sartoria tutta loro. Dopo le perplessità iniziali, le tre (col marito di Zoe) prendono baracca e burattini e vanno a Roma.

Nella capitale, Zoe trova lavoro da un tale sarto Zecca, Micol da un sarto imbroglione e anche rattuso, mentre Giovanna rammenda i cazettini a casa perché si sfastidia di lavorare altrove. Le cose vanno discretamente, loro mettono piano piano da parte un piccolo gruzzolo. Intanto Zoe si scopre incinta e viene licenziata da Zecca. Il rattuso donatore di lavoro di Micol, invece, ci prova con lei, che per fortuna riesce a scappare e, inspiegabilmente, decide di scrivere una lettera ad Enrico. Dopo poco, Enrico si palesa davanti alla ragazza, dice di aver trovato lavoro a “Il Messaggero” come correttore di bozze e le propone di sposarlo. Lei accetta tutta felice e si celebrano le nozze, dopo le quali, però, la mamma di Micol le butta una seccia a peste addosso, dicendole che lui non la renderà mai felice, perché al matrimonio non erano intervenuti i suoi gnori (i suoceri).

Il lavoro procede discretamente, intanto anche Micol scopre di essere incinta e, parallelamente, scopre che il marito non solo è stato licenziato dal giornale ma è anche pieno di debiti, la cornifica, ecc. ecc. Come se non bastasse, visto che i mali non vengono mai da soli, s’è anche mangiato tutti i soldi che loro avevano messo da parte per aprire la sartoria. Allora la ragazza, incazzata nera, butta fuori il marito e decide di allevare da sola la figlia, che chiama Maria Paola come la sua bambolina di pezza.

In tutto questo, dal sarto in cui lavora Micol va  a servirsi la marchesa Caetani Mazzanti vien dal Mare. Il sarto rattuso e approfittatore fa fare gli abiti per la marchesa alla povera sartina, sfruttandola e sottopagandola. Ma quando la marchesa apprende i magheggi del sarto (che poi licenzia anche la povera Micol), decide di servirsi esclusivamente dalle tre sorelle e da anche loro una mano ad aprirsi una sartoria in un palazzo fighissimo in centro di Roma.

Ah mi ero dimenticata di dire che c’era la guerra e onestamente, nella fiction fa vedere che al mercato nero recuperavano stoffe fighissime, di tutto di più, cosa che non credo sia troppo realistica.

Le tre sorelline decidono così di preparare una sfilata per presentare all’alta società i loro panni orripilanti e frattanto, poiché c’è la guerra, decidono di mandare le figliolette al paese dei nonni. Mentre loro si smazzano per la sfilata, dov’è quasi tutto pronto (compresa una pelliccia di pelo di cane e la mantellina modello Frà Tuck di Robin Hood), c’è un COLPO DI SCENA: Micol viene raggiunta da una telefonata della madre che le annuncia che la figlia è stata rapita dal padre (il tutto con un’intensità drammatica da recita della Parrocchia di San Felice a Cancello).

Così Micol deve lasciare tutto e correre al paesello bello. La sfilata, stranamente, ha un successone. Invece la povera Micol non trova la bambina e anzi, apprende che il marito se ne è fujuto con la povera piccina. E ora…. che ne sarà di loro?

Lo scopriremo solo stasera!

 

 

 

 

 

 

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About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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2 Responses to Le sorelle Fontana (recensione) – parte I

  1. Adriana says:

    Uh, ho visto un pezzo di questa fiscio e una bella recensione mi ci voleva proprio! Secondo mia mamma, però, il paese di origine delle tizie è dalle parti di Parma.

Dammi amore!

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