La favola del PD a Napoli

Avevo pensato di scrivere dello spiacevole scambio riguardante il divorzio avuto oggi con una persona ma ho deciso di affrontare la cosa domani, perché c’è un argomento su cui mi preme esprimermi.

C’era una volta, qui a Napoli, il Partito Democratico. Nel partito, c’era una signora un po’ particolare, che faceva anche l’assessora. Questa signora aveva un figliuolo 24enne, che tutti chiamavano Duffy Duck per via della sua somiglianza col simpatico papero dei fumetti, e sognava per lui un futuro nel partito.Per garantirgli un veloce avanzamento di carriera, aveva disposto che questi facesse il giornalista, il mestiere più bello e ricco di potenziale del mondo. Anche il giovine Duffy voleva tanto fare il giornalista, traendo ispirazione da figure eminenti dell’informazione quali Filippo Facci, Bruno Vespa e Alessandro Sallusti.

Un bel giorno, per puro miracolo, il giovine Duffy divenne capo ufficio stampa del Pd alla Regione Campania (o un titolo inventato del genere). Tutti giudicarono prodigioso l’evento, in quanto il giovane Duffy era sì giornalista professionista ma vantava come esperienza giusto la collaborazione in una televisione locale non meglio identificata (di quelle che alle 23 mandano i film porno tagliati ad arte, per capirci). La signora decise di dare giusto sfogo a tutto il suo giubilo su un popolare social network, dicendo che il figliuolo Duffy era stato nominato capo ufficio stampa per meriti sportivi.

Piovvero critiche e grasse risate. C’è chi gridò addirittura alla raccomandazione. La signora tentò di scagionare Duffy dicendo che il suo curriculum era a disposizione di tutti ma quando questi tutti le chiesero dov’era il curriculum, lei non seppe rispondere. E intanto, mentre Duffy scaldava la sedia e intascava i dindini del partito, tanti giornalisti precari e con più esperienza di lui, continuavano a stare a casa e a smadonnare su internet, ribadendo che, se una cosa del genere fosse successa nel PDL, tutti si sarebbero fatti afferrare per pazzi.

A questa favola, purtroppo, non c’è morale.

Cioè, veramente ci sarebbe e cioè “vince chi è raccomandato”. Ma io non ci credo… e sapete perché? La mia favola preferita è sempre stata “Cenerentola”…avete presente? Beh, alla fine, vinco io. (E vinciamo tutti noi senza santi in Paradiso ma con tantissima voglia di fare. Alla facciaccia di chi ci vuole male)

Personalmente, sono sdegnata anche perché ho purtroppo avuto il piacere di conoscere personalmente questo Duffy e di saggiarne con mano la pochezza e la scarsezza professionale. Non voglio sparare altre critiche o commenti negativi sulla vicenda, sarebbe troppo facile, così come sarebbe facile dire che ci sono trecento persone con un curriculum più ricco del suo, che comunque ha soltanto 24 anni ed è quindi molto giovane. L’unica cosa che mi chiedo è che ha scritto questo signore nel suo curriculum per renderlo così competitivo.

Avrà scritto che ha cominciato a far pratica al liceo, quando ci provava con tutti gli esseri di sesso femminile della scuola, ricevendo sempre sonori 2 di picche ma affinando così la sua ars oratoria? Avrà scritto che poi da questo liceo è stato cacciato, perché minacciava i professori dicendo che se non lo avessero trattato bene, sua madre chissà che avrebbe fatto? Avrà scritto pure che è stato cacciato perché in effetti è stato bocciato e per diplomarsi è dovuto andare in un liceo privato? Avrà scritto poi che non ha frequentato l’università per manifesta incapacità? O forse, ha scritto che lo chiamavano Duffy Duck, intenerendo tutto il direttivo del Piddì e convincendoli infine ad assumerlo?

Ai posteri l’ardua sentenza.

About La Rockeuse

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire.
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